One of Us, un documentario sugli ebrei chassidici di New York

Trama: La chiacchierata comunità ebrea chassidica di New York continua a far parlare di sé. A farci scendere nel dettaglio della vita tra gli ebrei di Williamsburg stavolta sono le testimonianze dei giovani Ari, Etty e Luzer, raccolte in questo suggestivo documentario.

Anno: 2017 Paese: USA
Titolo originale: One of Us
Durata: 95 min Genere: documentario di denuncia
Voto: 4/5

Strettamente connesso alla celebre mini serie Unorthodox e alla vita di Deborah Feldman, One of Us è un documentario del 2017 che ci fa entrare nella vita reale della comunità ebrea chassidica di Brooklyn.

Ciò che avevamo potuto dedurre dai racconti di Deborah Feldman, ora lo scopriamo con i nostri occhi filtrati dallo sguardo di chi, in quella comunità, vi è nato e cresciuto per poi decidere come Deborah, di allontanarsene.

Tramite One of Us conosciamo Etty, Ari e Luzer tre giovani adulti che tentano di trovare un equilibrio tra il comprensibile desiderio di libertà e la difficoltà di entrare in un mondo laico libero di cui di fatto non conoscono nulla.

Trattandosi di un documentario su una comunità religiosa unica nel suo genere, estremamente chiusa e rigida nei suoi precetti, i momenti forti nei racconti dei ragazzi non mancano, lasciandoci basiti e impotenti.

Tra i più toccati, certamente l’ammissione di ignoranza di Ari che, sebbene nato nel 1997 e cresciuto negli Stati Uniti, confessa di essere estremamente ignorante, di aver frequentato pochissimo la scuola, di non conoscere l’inglese (la comunità parla yiddish) e di non avere alcun tipo di competenza sociale o lavorativa che gli possa permettere di vivere serenamente negli USA del XXI secolo. Per lui, scoprire l’utilizzo di internet, è stato un miracolo.

Attraverso i racconti dei tre ragazzi scopriamo dettagli che vanno anche oltre quanto mostratoci da Unorthodox, e ci stupiamo di come siano possibili in una città come New York talune restrizioni delle libertà fondamentali con azioni legali e giudiziarie che sfiorano il ridicolo facendo leva su vuoti normativi e falle del sistema mai risolti. Scopriamo ingiustizie palesi, perpetrate ogni giorno da decenni, alla luce del sole, senza che nessuno sia in grado di intervenire seriamente.

Gli ebrei di Williamsburg sono una distorsione della religiosità ebraica

Ma badate bene: seppur la comunità di Williamsburg si definisca basata su inviolabili precetti religiosi, di fatto essa non ha nulla a che vedere con la religiosità ebraica; i precetti in questione di fatto sono una forzatura nonché distorsione degli insegnamenti religiosi facendo leva sull’estrema ignoranza dei membri della comunità stessa che, anche volendo, non avrebbero altri mezzi per opporvisi se non la fuga. Tale aspetto di non religiosità, lo vediamo emergere particolarmente dal legame intatto con l’ebraismo di tutti gli ex membri che, abbandonata la comunità, continuano a professare la propria religione riunendosi, per le diverse festività, anche con gli altri ex membri.

Su tale ultimo aspetto è bene soffermarsi ancora una volta in quanto, data la rilevanza emotiva che scatena ogni questione legata alla comunità di Williamsburg, così come accade tra Islam e fondamentalismo islamico, rischiare di fare di tutt’erba un fascio associando la fede ebraica alla sua patologica interpretazione, è un attimo. Per questo ci tengo a ricordarvi che il caso in questione nulla ha a che vedere con la religione ebraica, sulla quale, come per quella islamica, in caso di dubbio, vi invito a fare una critica ed approfondita ricerca.

A presto,

Giancarla.

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