Qualcuno deve morire – stagione 1

Trama: Nella Spagna franchista degli anni ’50, il giovane Gabino, rampollo di una famiglia benestante, torna a casa dopo 10 anni trascorsi in Messico. Non è solo, con sé porta il suo amico Lazaro, un ballerino di danza classica la cui presenza inaspettata lascia interdetta l’intera famiglia e non solo.

Anno: 2020 Paese: Spagna, Messico
Titolo originale: Alquien tiene que morir Episodi: 3
Durata: 48-52min Genere: thriller
Voto: 2.9/5

Dopo La casa de las Flores, il messicano Manolo Caro torna su Netflix con Qualcuno deve morire.

I più attenti che l’anno scorso hanno letto Sconsigli Netflix: i flop Netflix 2019, ricorderanno che La casa de la Flores del regista messicano Manolo Caro venne inserita nell’articolo non per la trama poco interessante, ma per l’intero confezionamento della serie, promettente per la narrazione ma molto scadente sul piano tecnico. Per questo motivo, ritenendo che Manolo Caro, con gli opportuni mezzi, potesse fare molto meglio, ho atteso con entusiasmo Qualcuno deve morire, nata dalla collaborazione tra Messico e Spagna, e bisogna riconoscere che effettivamente un bel miglioramento c’è stato.

In Qualcuno deve morire troviamo un cast giovane molto talentuoso composto dagli spagnoli Ester Exposito e Carlos Cuevas, e dai messicani Alejandro Speitzer, ex bambino prodigio, e il ballerino Isaac Hernández.

Accanto a loro, attori di spessore come Cecilia Suarez, Ernesto Alterio, Carmen Maura e Mariola Fuentes, nomi che al pubblico italiano potrebbero non dire nulla ma i cui volti risulteranno certamente familiari. Un cast stellare dunque che, sostenuto da un bravo regista e finalmente opportuni mezzi tecnici, ci dona una miniserie di tre puntate dai toni thriller in grado di raccontarci il clima sociale della Spagna franchista degli anni ’50 intrigandoci seguendo le vicende del giovane Gabino.

Seguiamo una trama avvincente, dalle scene forti, che non risparmiano all’immaginazione il trattamento riservato a chi, in quegli anni, non rientrava negli standard dell’epoca, fronteggiandoci a tratti con scene anche molto forti: la tortura del giovane gay da “rieducare” a cui assiste Gabino, è una di queste.

Nonostante i toni dark, troviamo l’amore per il dramma tipicamente latino e anche qui, gli intrecci relazionali in sole tre puntate si sprecano, forzando forse un po’ la mano in alcuni passaggi ma che, ai fini del racconto, tutto sommato ci possono stare.

Il finale

Il finale, dando senso al titolo Qualcuno deve morire, è il punto più controverso di tutta la miniserie che fino a quel momento, seppur con colpi di scena, scorre nel suo racconto in modo naturale e credibile. Tuttavia, negli ultimi minuti dell’ultima puntata si assiste ad un’esplosione narrativa da finale al cardiopalma… non molto apprezzato dal pubblico – almeno in base a quanto letto da alcuni commenti degli internauti. Assistiamo infatti un finale alla Tarantino che, per la sua particolarità, o lo si ama o lo si odia.

Qualcuno pone anche la fatidica domanda “e una seconda stagione?”. Una seconda stagione per ora non è stata annunciata e, detto sinceramente, non sarebbe neanche necessaria, ma con un finale come quello vissuto, un bravo sceneggiatore, qualche appiglio per proseguire il racconto, potrebbe sempre trovarlo.

A presto,

Giancarla.

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