Piccolo manuale per non farsi mettere i piedi in testa

Come promesso, dopo Piccolo manuale di autodifesa verbale, continuiamo ad esplorare gli studi di Barbara Berckhan sulla crescita personale per addentrarci in Piccolo manuale per non farsi mettere i piedi in testa.

Vi ricordo che tali manuali sono il risultato di lunghi anni di ricerca da parte della nostra Barbara, per questo, seppur sempre concisi, chiari e schematici come solo lei riesce a condensare certi argomenti in poche pagine, con il tempo ci addentreremo in tematiche via via più intense che vi indurranno a porvi non poche domande.

La cultura occidentale dell’epoca moderna, soprattutto quella europea e, andando nel dettaglio, quella italiana, vive una forte contraddizione.

In virtù del nostro passato legato alla tradizione greco-romana, latina e cristiana, siamo immersi da secoli in una civiltà basata su importanti valori religiosi, etici e morali che in modo deciso hanno forgiato il nostro concetto tradizionale di educazione, ancor prima della venuta di Maria Montessori, Don Bosco & Co. La maggior parte di noi è cresciuta con regole chiare, più o meno rigide, con l’unico intento dei nostri genitori di educarci.

E cosa vuol dire nel senso comune del termine essere educati?

Vuol dire non dire parolacce, non alzare la voce, non urlare, non essere aggressivi, non essere insistenti, non mancare di rispetto a chi è più anziano, non essere scostanti, essere concilianti, essere cortesi, gentili, disponibili ecc. potremmo andare avanti una vita intera e, per certi versi, sulla carta, tali concezioni seppur pedagogicamente basiche, sono anche corrette se non per un piccolo dettaglio: l’applicarle all’epoca moderna, quest’ultima implicitamente entrata nel nostro modo di intendere la vita, di viverla e di costruirla.

Molti di noi, iniziando a camminare con le proprie gambe nella vita adulta si accorgono presto che i saldi principi che dicevamo poco più su, applicarli nel modo idilliaco in cui ci sono stati insegnati, è sostanzialmente impossibile.

Chi cresce, vive e mette su famiglia nella modernità sa che deve guardarsi le spalle. Sa che essere accondiscendente lo porterà a lavorare 10 ore al giorno di cui almeno due non pagate; sa che evitare lo scontro ed essere gentile e cortese indurrà gli altri a passargli avanti alla fila per il bancomat, a soffiargli il parcheggio o “legittimerà” il compagno di università a rubargli gli appunti; indurrà la tizia sottopagata dell’ennesima compagnia telefonica, del gas o venditrice di libri porta a porta a fargli un contratto spilla soldi, per non parlare poi dei rapporti con le banche, le poste, gli ospeali per le analisi (se ti dice bene, solo per le analisi)… chi cresce, vive e mette su famiglia nell’epoca moderna sa che deve guardarsi le spalle oggi più che ieri perché, se in passato la quotidianità era certamente più cruda, era anche più semplice; oggi al contrario, siamo in una realtà più subdola, sottile e machiavellica, malata a volte dal suo interno, che fa leva su delicati meccanismi psicologici, regolata dal successo, dall’Isee, dal modello di auto, dal numero di figli entro i 40 anni, dal tipo di vacanze, dal numero di uscite settimanali, dagli accessori e dal numero di follower! E applicare gli antichi principi, seppur sani, diventa impossibile. O forse no?

In questa ottica, si delinea il Piccolo manuale per non farsi mettere i piedi in testa, poche strategie, cinque per l’esattezza, ben ponderate, volte ad aiutarci a non farci fagocitare dalla subdola aggressività psicologica dei nostri tempi, reagire a tono e non perdere la nostra coerenza etico-morale. In poche parole, ad aiutarci ad auto-affermarci.

Photo by Etty Fidele on Unsplash

1° strategia di autoaffermazione: il contegno fiero e regale

Ancor prima di dire “ciao”, chi avete di fronte vi ha già giudicato. A parlare per voi è il vostro linguaggio del corpo. Questo non perché gli altri siano necessariamente prevenuti, ma perché, antropologicamente parlando, gli esseri umani come qualsiasi altro animale, sono abituati sin da subito, appena gli pone davanti una novità o un nuovo essere, a fare valutazioni di pericolo, traendo ogni possibile informazione dal suo aspetto, dal suo sguardo e dai suoi movimenti.

Tuttavia, come penso abbiate notato, la maggior parte degli uomini ha smesso di vivere nelle foreste e le valutazioni attuali, se non hanno un reale peso in merito alla scelta o meno di attaccare a morte il nostro avversario per il cibo, ne hanno in un colloquio di lavoro, nella conclusione di un affare o nell’iniziare una nuova relazione.

Per questo motivo, consapevoli di tali dinamiche, non possiamo non curare il nostro linguaggio corporeo così come curiamo quello verbale. Non si tratta di scimmiottare qualcuno e risultare finti, ma di fare caso ad alcuni piccoli dettagli involontari tali da poter essere corretti ed aiutarci ad esprimere coerentemente il messaggio che cerchiamo di lanciare a parole.

Il contegno fiero e regale consiste nell’impegnarsi ad assumere una postura che aiuti non solo ad esprimere sicurezza agli altri ma anche ad indurre voi stessi a sentirvi più sicuri e degni del riconoscimento altrui.

EVITATE DI:

  • avere una postura non del tutto eretta;
  • sollevare o incurvare le spalle;
  • non mantenere il contatto oculare;
  • fissare spesso altrove invece del vostro interlocutore;
  • giocherellare con gli accessori, i vestiti, i capelli;
  • dondolarvi mentre siete in piedi;
  • fare su e giù con il ginocchio mentre siete seduti;
  • mangiarvi le unghie o giocare con le pellicine;
  • fare qualsiasi gesto che vi venga spontaneo in caso di nervosismo.

CERCATE DI:

  • immaginare di essere sotto uno scudo protettivo in vetro, dove nulla davvero può colpirvi, meno che mai le parole negative o inopportune degli altri;
  • avere tutto lo spazio necessario al vostro corpo e ai vostri oggetti, per muovervi liberamente, stare dritti, gesticolare e camminare, senza costrizioni, mentre esprimente un concetto. Non rannicchiatevi in uno spazietto perché convinti di non dover arrecare disturbo;
  • mantenere una postura dritta, ben centrata;
  • mantenere il contatto oculare con i vostri interlocutori;
  • respirare e essere il più rilassati possibile;
  • rilassare l’espressione del volto;
  • non correre mentre camminate;
  • ascoltare attentamente le parole dell’interlocutore senza distrarvi così da essere sicuri di poter rispondere con cognizione di causa.

Come suggerisce Barbara: immaginate di essere un regnate seduto sul suo trono con i sudditi che lo stimano e pendono dalle sue labbra.

ESERCIZIO: prima di qualsiasi momento di confronto determinante, prendetevi un attimo di tempo per voi stessi, guardatevi allo specchio e passatevi in rassegna studiando il messaggio che emerge dalla vostra immagine, dalla vostra postura e dalla vostra espressione. Tentate di correggerla onestamente e respirate. Più riuscirete ad auto-convincervi che siete degli dell’attenzione altrui, più questa sicurezza arriverà all’altro e lo convincerà.

2° strategia di autoaffermazione: la volontà ferrea

Dopo aver dato una buona impressione di voi stessi, dovete iniziare a parlare senza vacillare. La strategia della volontà ferrea è quella che vi aiuta ad esprimere veramente i vostri pensieri, senza esprimervi in modo ambiguo per timidezza o paura.

La maggior parte delle relazioni non terminano a causa dei litigi, ma a causa dei silenzi.

EVITATE DI:

  • sminuirvi facendo una richiesta es. “non ce la farò mai, puoi aiutarmi?”;
  • cercare di non avere pretese, non scomodare gli altri, non dare fastidio;
  • rimanere zitti, non parlare a tempo debito per poi rimuginare e caricarvi in negativo;
  • non prendere l’iniziativa quando siete sicuri di essere nel giusto;
  • aspettare che siano gli altri a capire e ad agire anche per voi;
  • pretendere oggettivamente l’impossibile per chi è di fronte a voi;
  • avanzare troppe richieste;
  • pretendere troppo da voi stessi assumendovi troppe responsabilità;
  • entrare a gamba tesa, nella vita o nel lavoro altrui;
  • essere aggressivi, maleducati, offensivi;
  • essere troppo rigidi con voi stessi.

CERCATE DI:

  • rimanere concentrati sul vostro obiettivo finale di far valere la vostra idea, non fatevi distrarre da nulla né da nessuno;
  • scegliere il momento opportuno per parlare, affinché non ci sia fretta;
  • assumere il contegno fiero e regale;
  • esprimervi con poche e precise parole, soggetto+verbo+complemento – “non sono d’accordo con te” invece di “forse potremmo trovare una soluzione differente che vada incontro al volere del cliente rispettando ecc.”;
  • rivolgere le vostre richieste a chi sapete potrà esaudirle;
  • esprimere in modo intelligente il vostro disappunto, offrendo valide motivazioni e senza scendere nel personale;
  • essere gentili e rispettosi con chi lo è con voi;
  • dimostrare positività.

ESERCIZIO: quando vi capiterà di ricevere un “no”, provate a non scoraggiarvi e a sfruttate il “no” ricevuto come un momento di snodo della conversazione per porre nuove domande, avere nuove spiegazioni, prestare e dimostrare all’altro ascolto e iniziare TRATTARE. Non è detto che un “no” debba essere per forza un “no” al 100%.

3° strategia di autoaffermazione: il “no” gentile

Riuscire a dire a propria volta “no”, in virtù dell’educazione alla disponibilità ricevuta, è per le “brave persone” la parte più difficile di tutto il processo di crescita: ci si sente in colpa, si pensa alle conseguenze del non aver dato il nostro aiuto e si paga il caro prezzo di mettere da parte se stessi pur di non deludere nessuno, arrivando in alcuni casi estremi, a non avere più tempo per se stessi né per le cose per noi davvero importati. Come intuibile, tutto questo non è sano, perciò, seppur con tutta la calma e la pacatezza del caso, imparare a dire un fermo “no” è doveroso nei confronti di noi stessi.

Riuscire a dire anche “no” con il tempo dona autenticità, facendoci assumere un’aura di serietà sia quando direte “si” che quando direte “no”.

EVITATE DI:

  • essere sempre in prima linea offrendovi per fare/risolvere tutto;
  • sentirvi responsabili per le scelte scellerate altrui;
  • far passere le vostre necessità per meno importanti;
  • far immischiare gli altri nelle scelte che competono solo a voi;
  • dare giustificazioni se non richieste o non necessarie;
  • farvi raggirare;
  • cedere;
  • farvi trattare male in qualsiasi modo fisico o psicologico.

CERCATE DI:

  • definire quale sia il vostro limite una volta per tutte, per difendere la vostra vita, le vostre relazioni e le vostre scelte;
  • assumere il contegno fiero e regale e tenere ferma la volontà ferrea;
  • parlare con un tono di voce chiaro e convincete;
  • dire da subito no;
  • dimostrare comunque sensibilità ed empatia;
  • usare il “no” da voi espresso come un punto di partenza per un nuovo confronto e nuove soluzioni più confacenti per entrambe le parti;
  • essere pazienti.

ESERCIZIO: lasciate parlare l’altro. Quando finisce, con voce tranquilla, rivolgendovi direttamente a lui chiamandolo per nome o con il titolo con cui a lui vi riferite e dite, con una frase semplice, “no”. Se necessario, ripetete il “no” e siate pazienti. Qualora vi trovaste in difficoltà, prendete tempo con un neutro “Ci rifletterò su”. Quando vi sarete calmati e rinforzati con una giustificazione sensata, ricontatterete la persona per ribadire il vostro “no”.

Iniziate della richieste più semplici per poi crescere con il tempo a quelle più impegnative.

Photo by Aditya Siva on Unsplash

4° strategia di autoaffermazione: l’insistenza cortese

Come le precedenti, è una diretta emanazione di queste ultime e consiste nel riuscire a rimanere fermi sulle proprie posizioni una volta espresso un pensiero. Il fatto che l’altro annuisca o dica distrattamente “si” non vuol dire che abbia davvero capito e che darà seguito alla richiesta fattagli. A questo punto però, voi non potete assolutamente cedere.

Con la vostra insistenza dimostrate all’altro di avere un reale interesse; spesso è a questo punto che inizia il vero confronto.

EVITATE DI:

  • agitarvi, innervosirvi, arrendervi, altrimenti non apparite gentili, solo deboli;
  • farvi distrarre dalle divagazioni altrui;
  • scendere nel personale/accettare le provocazioni altrui. A tal proposito una rilettura dell’articolo sul Piccolo manuale di autodifesa verbale vi può aiutare.

CERCATE DI:

  • assumere il contegno fiero e regale e tenere ferma la volontà ferrea e, se necessario, di applicare il “no” gentile;
  • difendere caparbiamente le vostre posizioni così come e fino a quando il vostro interlocutore difende le sue;
  • parlare sempre e solo con cognizione di causa;
  • dimostrare comunque sensibilità ed empatia;
  • essere pazienti.

ESERCIZIO: nel momento in cui l’altro “insiste insistentemente”, fatelo anche voi limitandovi a ripetere più e più volte, con vario tono, la vostra richiesta o il vostro rifiuto, al limite della litania, fin quando non cede.

Photo by sydney Rae on Unsplash

5° strategia di autoaffermazione: la salda fiducia in sé

La fiducia in noi stessi è il fulcro della nostra personalità. Fiduciosi, riusciamo a far emergere chi siamo, dimostrando peculiarità e caratteristiche distintive. La scarsa fiducia ci omologa, ci spegne e ci rende invisibili. Non lavorare sulla crescita e la cura della propria fiducia in sé stessi, il circondarsi di persone soppressive vuol dire non dare giustizia a tutti gli sforzi personali, professionali e familiari fatti per una vita intera.

Il critico interiore, il diavoletto cattivo

Dato per assodato quanto affermato con le strategie precedenti, il fulcro della 5° strategia stà nel prendere consapevolezza dell’esistenza del Critico interiore, da non confondere con la Coscienza, legata alla dissonanza tra azioni personali e morali.

Quando si parla di Critico interiore si fa riferimento ad un Super-Io deviato, a quella vocina dentro di noi che detta legge ma che invece di indurci per il bene, ci induce per il male. Se la coscienza è l’angioletto buono, il Critico interiore è il diavoletto cattivo quello che, a seguito dell’educazione troppo rigida ricevuta o del peso eccessivo dato negli alle critiche altrui, invece di spronarci ad agire per il meglio, ci butta giù, ci dice che non ce la faremo, che siamo grassi, che il vestito ci sta male o che il bikini non ce lo possiamo permettere.

Il critico interiore è, secondo Barbara Berckhan, alla causa del fallimento delle strategie di autoaffermazione in quanto, nel momento in cui ci decidiamo ad attivarne una per far sentire la nostra voce, ci ricorda che non siamo mai riusciti a farci ascoltare.

Al di là di ogni strategia, alla base dell’autoaffermazione di sé vi è la presa di coscienza di questo meccanismo al fine di neutralizzarlo fin dal principio. Quando il vostro Critico interiore vi dirà che questo articolo non serve a nulla o che il leggere libri come quelli di Barbara sia una perdita di tempo e denaro, voi dovete dare ascolto all’angioletto buono, alla vostra Coscienza che detta l’autoconservazione e che vi ricorda che non è mai troppo tardi per migliorarsi, ancor più se state leggendo cose nuove, concetti su cui non vi siete mai soffermati e che forse, per le prima volta, state prendendo in considerazione.

EVITATE DI: paragonarvi agli altri.

CERCATE DI:

  • capire tutte le situazioni in cui il vostro Critico interiore entra in azione;
  • fare attenzione all’esatto pensiero che vi sorge e tentare di neutralizzarlo sviluppando il pensiero opposto;
  • ridurre le pretese nei vostri confronti;
  • ricordare sempre che il Critico interiore sta mentendo.

ESERCIZIO: Una tecnica molto utile in questi casi e prendersi del tempo per riflettere e scrivere tutte le situazioni in cui sappiamo entrare in moto il Critico interiore. Dopo aver fatto l’elenco, di fianco scriverete la contro strategia.

es. non in costume al mare, sono grassa = mi metto il costume; non ballo, sono goffo = mi alzo e ballo; faccio parlare il mio collega, mi impappino = alla prossima riunione, apro io la discussione.

Questi cambiamenti non sono facili e non tutti ce la fanno dall’oggi al domani, ma prendere consapevolezza dei meccanismi che li governano può essere illuminante, un vero punto di svolta per la propria crescita personale.

La riuscita di tutte le strategie citate passa proprio da qui: solo riuscendo a gestire il Critico interiore si sarà in grado di assumere un contegno fiero e regale, tenere ferma la volontà ferrea, dire no ed insistere con calma ed educazione nella propria posizione.

Curate la vostra autostima:

  1. datevi dei riconoscimenti ogni volta che raggiungete un obiettivo o avete un successo, anche il più piccolo;
  2. curatevi ogni giorno nella mente e nel corpo;
  3. raddoppiate cure e riconoscimenti quando siete particolarmente sotto stress.

Dimostrate apprezzamento e riconoscenza verso voi stessi, solo così si realizzerà anche un rapporto basato su apprezzamento e riconoscenza nei confronti degli altri.

A presto,

Giancarla.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...