Il figlio di un*alcolista sarà un alcolista?

“La famiglia é quella” dice la saggezza popolare quando qualcuno proveniente da una famiglia con problemi di dipendenza, inizia a manifestare gravi forme di disagio.

Il “bere di seconda mano”

Con l’espressione “bere di seconda mano ” ci si riferice all’impatto negativo che un*alcolista ha sulle altre persone della sua famiglia.

Si realizza una vera e propria forma di “stress tossico” inesorabile: i familiari e soprattutto i figli, non possono sfuggirvi.

Photo by Claudia Wolff

I membri della famiglia negano ciò che sanno, percepiscono e vedono.

Per vergogna nei confronti del mondo esterno e tentare in autonomia di far fronte alla situazione, spesso la famiglia accetta tacitamente di agire come se tutto fosse normale per non scatenare conflitti con la persona dipendente, non facendo mai menzione dell’abuso di sostanze.

Tutto questo comporta un pesante prezzo che si paga a livello psicologico, specialmente per i più vulnerabili, i figli: più della metà di loro, secondo quanto rilevato dalle ricerche in merito, nega di avere un genitore dipendente.

Il figlio di un*dipendente da alcol o sostanze, svilupperà una dipendenza?

Il figlio di una persona con dipendenza ha statisticamente una possibilità maggiore di sviluppare alcolismo o disordine nell’uso di alcol, rischiando di trasmettere ai suoi stessi figli quello che ha ricevuto dai genitori. Ma perché?

In presenza di un genitore inaffidabile, incoerente e imprevedibile ciò che un ragazzo può percepire è tutto il disagio che esso porta con sé, interiorizzando in modo spropositato e non imparando a gestire insicurezza, ansia, paura, rabbia, ipercriticismo verso di sé, mancanza di confini chiari ecc.

Per un adulto che abbia vissuto nella sua infanzia tali è fondamentale affrontare questo trauma, per non ricreare quello che ha subito all’interno del suo nuovo nucleo familiare.

L’influenza di fattori ambientali, psicologici e genetici.

A fare la differenza nello sviluppo futuro di altrettanti problemi di dipendenza entrano in gioco fattori ambientali, psicologici e genetici.

L’alcolismo può avere una base anche genetica. Uno studio condotto su cinquantamila persone dall’Università di Washington ha individuato un gene che regola quanto rapidamente il corpo possa metabolizzare l’alcol, rappresentando un fattore di rischio per la dipendenza. Il suo nome è Adh1b. A concorrere, in verità vi é l’azione di diversi altri geni, seppur di minore peso. In aggiunta hanno trovato che i fattori genetici legati all’alcolismo hanno un ruolo nei disturbi psichiatrici, come la depressione o la schizofrenia, molto comuni in persone con storie familiari o personali legati alla dipendenza dall’alcol.

Non esiste il gene della dipendenza

Tuttavia, è bene chiarire che non esiste il gene della dipendenza, ma che ci sono invece dei geni che rispondono all’ambiente mettendoci a rischio, e che è la combinazione di diversi fattori che porta poi allo sviluppo di una dipendenza.

Photo by Luke Pennystan

La questione di fondo necessaria a bloccare il loop di disagio che attanaglia molte famiglie, continua ad essere il riuscire ad offrire ai ragazzi delle alternative di prevenzione forti, stabili e durevoli stroncando alla base la maggior parte dei fattori di rischio possibili.

Il problema non è avere o meno una mutazione genetica più o meno ereditaria, ma il non avere ancora un sistema di prevenzione e assistenza sociale in grado di neutralizzare la maggior parte dei fattori di rischio ormai noti.

Fermare il loop di disagio

Se a livello di massimi sistemi la scoperta di una predisposizione genetica alle dipendenze ha poca rilevanza in quanto non esula una Nazione dal creare adeguati sistemi di prevenzione e assistenza, la questione cambia a livello personale e famigliare.

Non è raro che quando in una famiglia è presente un passato di dipendenza – soprattutto se avvenuto prima della nascita dei figli o quando i questi erano molto piccoli – si decida di nascondere il trascorso del familiare fino “al momento giusto”, a quando il figlio non sarà adulto, pronto, ecc., trattando il tema dipendenza come un tabù.

Così facendo si pensa di tutelare il minore, ma di fatto lo si priva di un ulteriore strumento di prevenzione in quanto, se consapevole del rischio di una predisposizione genetica, il ragazzo o la ragazza avrebbe più possibilità di evitare di cadere in una dipendenza.

A presto,

Giancarla.

Fonti: Focus; Ubiminor; Fondazione Umberto Veronesi.

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