Il sarcasmo in educazione: come e quando usarlo

Il sarcasmo in educazione: come e quando usarlo

Il sarcasmo è il sale della comunicazione, soprattutto di quella occidentale e ancor di più di quella italiana.

Nulla è in grado di strappare un sorriso più di una battuta sarcastica, spontanea ma ben pensata, assestata lì, al momento giusto.

Photo by Jessica Da Rosa

Nonostante questo, sebbene per alcune persone l’uso del sarcasmo sia spontaneo e irrinunciabile, un vero tratto distintivo del proprio modo di comunicare, servirsene e comprenderlo non è così semplice, richiedendo presupposti cognitivi e culturali ben precisi.

Il sarcasmo richiede conoscenze e sforzi cognitivi non accessibili a tutti

L’utilizzo del sarcasmo richiede in primis una conoscenza del contesto a cui si applica, estremamente profonda, tale da poter comprendere l’assurdità della battuta e ridere del suo paradosso.

A questo inoltre, si aggiunge lo sforzo cognitivo di cogliere come, quanto affermato dall’altro, sia da intendere in modo esattamente opposto rispetto a come pronunciato letteralmente, riconoscendo inflessioni della voce e tempi tipici di una battuta sarcastica.

Riuscire a far sorridere qualcuno è un grande dono, ma i tempi e le modalità utilizzati sono estremamente delicati e se non azzeccati, potrebbero risultare inopportuni, indispettendo l’altro.

Il sarcasmo in educazione

In educazione, sappiamo che la comunicazione è alla base della relazione d’aiuto. Riuscire a sorridere o fare dell’ironia con un educando, soprattutto in circostanze non sempre piacevoli, può essere una grande risorsa relazionale. Ciononostante, nel caso del sarcasmo occorre fare estrema attenzione nel suo utilizzo in quanto, se non compreso da chi riceve la battuta, oltre a non alleggerire l’atmosfera, crea ulteriore distanza tra noi e la persona che ci ascolta.

Photo by Jessica Da Rosa

Quando fare attenzione:

  • con i bambini

Con i bambini, di qualsiasi fascia d’età, dagli 0 ai 12-13 anni circa, evitare sempre e comunque di fare dell’ironia, ancor meno di servirsi del sarcasmo. Piaget ci insegna che il pensiero astratto inizia a concretizzarsi nella mente del bambino durante la fanciullezza, per poi completare il suo sviluppo nella preadolescenza. Rivolgere ad un bambino una battuta sarcastica significa mettere in conto che ne interpreterà il significato esattamente secondo le parole che a lui rivolgeremo.

Questo significa che se riprendiamo un bimbo che morde con una frase come: “vai, continua così!”, lui la interpreterà come un’incitazione a continuare l’attività che sta facendo. Un disguido di questo tipo, oltre a complicare la comunicazione, in alcuni casi può anche mettere in pericolo un bambino che, se impegnato in azione per lui pericolosa, sentendo il nostro “richiamo”, persisterà nel suo intento.

  • con persone di cui non conosciamo la cultura

Dicevamo che l’uso e la comprensione del sarcasmo richiedono una profonda conoscenza del contesto a cui si riferisce. Nel caso di una persona straniera o appartenente ad una cultura estremamente diversa dalla propria, l’uso non solo del sarcasmo o dell’ironia è assai rischioso poiché il riferimento a fatti e situazioni che noi interpretiamo in un determinato modo, per lei potrebbero essere intesi in modo completamente diverso.

L’ironia ha una connotazione estremamente culturale, spesso si rifà a giochi di parole, trascorsi storici, usi e costumi di un popolo che, se applicati a qualcun altro che non è a conoscenza di quei contenuti, può mettere in seria difficoltà. Per esempio, esordire con una persona mussulmana osservante con una frase come “oggi niente doccia, eh?!” perché abbiamo saputo che nel suo quartiere è mancata l’acqua, può essere facilmente inteso come di dubbio gusto o un’offesa, in quanto per i mussulmani la cura del corpo e il lavarsi sono parte integrante della propria vita religiosa. Dunque, meglio evitare se non si ha un’estrema confidenza con l’altra persona.

  • con persone con deficit cognitivi

Prevedendo uno sforzo cognitivo notevole, l’uso del sarcasmo è in questo caso sempre da evitare, almeno in principio, al fine di evitare di confondere l’altro in modo innecessario.

Nonostante questo è, però, bene partire del presupposto che non è detto che ogni persona con deficit cognitivi non sia in grado di cogliere il sarcasmo, anzi! Ogni persona è a sé e se, in via precauzionale durante i primi incontri è bene evitarlo, nulla esclude che compresa la situazione ed instaurata una profonda relazione con l’altra persona, non si scopra una degna spalla alle nostre battute sarcastiche o di più! In questo caso dunque, nulla è detto e, come nel caso delle persone di altre culture: tempo al tempo e alla conoscenza reciproca.

Quando utilizzarlo con adolescenti e adulti

Nonostante i target appena citati, esistono gruppi persone con cui invece, grazie al sarcasmo e ad una buona dose di autoironia, potremmo entrare rapidamente in sintonia.

I primi ed imbattibili sono certamente gli adolescenti. Dotati di una mente elastica, pazzi delle battute taglienti, dei video virali, dei meme, trap, rap e hip hop che, a differenza di quanto possano pensare alcuni adulti, richiedono una rapidità di pensiero e una padronanza della lingua non da poco (celebre il caso di Eminem che studiava il dizionario), di fronte ad un educatore o educatrice che si sa “scomporre” pur non perdendo il proprio ruolo, impazziscono. Si divertono e, se non gli si riesce a star dietro, a volte è anche dura tenergli testa senza perdere di credibilità.

Discorso simile, anche se meno esplosivo, si può rivolgere agli adulti, con i quali, complice spesso anche la vicinanza generazionale, trovare un terreno comune di ricordi e battute su cui creare un ponte relazionale è estremamente facile. Tuttavia, un adulto seguito da un educatore è certamente in una condizione di particolare difficoltà, dunque può avere una naturale forma di resistenza legata più alla pudicizia per la condizione di svantaggio, che per un reale rifiuto nei confronti dell’educatore. In queste circostanze, riuscire a stemprare i toni con la battuta giusta al momento giusto, oltre che provocare una risata inaspettata, pone un fondamentale mattoncino per quella che sarà la relazione d’aiuto, chiarendo dal principio che non siamo lì per giudicare.

Come è facile intuire, i gruppi di persone fin qui citati, possono di fatto caratterizzarsi per aspetti poliedrici: un adolescente può avere un background migratorio e per questo nei suoi confronti sarà necessario avere un’attenzione in più, così come potrebbe esserci un bambino che, a 11 anni, dimostri una sottile ed simpatica ironia.

Lavorare in educazione non prevede in alcun caso l’uso di standard specifici da applicare indistintamente ad ogni “categoria” di persone, ma richiede un’attenta osservazione, unita a conoscenza della persona con cui lavoriamo, per calibrare il nostro agire educativo: se il sarcasmo è parte di noi, è fondamentale ricordare che dobbiamo avere un’attenzione in più.

A presto,

Giancarla.

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