Siamo persone, non aziende: approcciarsi ai buoni propositi con il piede giusto

Nelle aziende funziona così: secondo scadenze ben precise, ci si incontra fisicamente o virtualmente, si fai il punto della situazione: si valutano errori, punti di forza e criticità e si decide di conseguenza, realizzando, in momenti ben precisi dell’anno, bilanci volti a mettere un punto fermo da cui ripartire, eliminando, correggendo o aggiungendo attività sulla base delle risorse che si hanno a disposizione.

Tale approccio gestionale, estremamente più variegato e complesso di quanto spiegato finora, funziona, e funziona anche molto bene, permettendo a tante aziende non solo di non fallire, ma di prosperare splendidamente, allargare il proprio organico e offrire lavoro e stabilità a tante persone.

Un modo geniale di approcciarsi agli affari e agli impegni, che, se applicato alla vita di un individuo, può portare altrettante lunga vita e prosperità. O forse no?

Da diversi anni a questa parte, in virtù di una società sempre più improntata al successo individuale come unica forma di realizzazione personale, molti guru di settore spingono ad applicare principi aziendali alla vita delle persone.

Photo by Estée Janssens

Così assistiamo, nei momenti salienti dell’anno – con settembre e dicembre in pole position-, ad un proliferare di programmazioni, verifiche, valutazioni, bilanci, pro e contro personali, realizzati in modo scrupoloso, sulle proprie vite. E, in modo altrettanto scrupoloso (quasi inquietante), spiattellati su Internet e social, con un capovolgimento delle carte per cui: “se il desiderio non lo racconti (ricevendo approvazione), non si avvera”; neanche si fosse imprenditori di sé stessi e maldestri PR delle proprie vite.

Sia ben chiaro: avere un obiettivo in testa e domandarsi come raggiungerlo è il sale della vita e unica reale via volta a rispondere alla domanda delle domande: qual è il senso della mia vita?

Quel che rattrista però è il vedere applicate logiche aziendali, in modo inconsapevole e insalubre, a quanto di più lontano ci sia dal mondo di un azienda: la vita privata e intima di una persona.

Sempre più spesso, si vedono persone scandenzare il proprio anno, il proprio mese, la propria settimana come se la loro stessa vita fosse un sistema inanimato in grado di muoversi semplicemente secondo il meccanismo input-output.

Leggendo molti propositi per l’anno nuovo, tante persone hanno letteralmente progettato ogni dettaglio della loro vita: “entro marzo avrò fatto questo, a luglio quest’altro. Entro settembre sarò questo; a dicembre sarò a quel punto”, dimenticandosi tutto il resto… dimenticando che nella vita di un individuo esistono tanti fattori che non possono essere riassunti in uno schema excel, uno fra tutti è il fattore umano.

Photo by MusicFox Fx

Quando progettiamo e programmiamo le nostre vite non dimentichiamoci il fattore umano

Il fattore umano, presente nella vita di ogni persona, racchiude tutto ciò per cui tentare di scadenzare ogni situazione, dalla data di oggi per i prossimi mesi o anni, tenendo il ritmo, è praticamente impossibile. Il fattore umano è un colpo di genio del momento, un’intuizione imprevedibile che ribalta il nostro mondo, ma è anche un imprevisto esterno a noi, un incontro, un errore, un’imperfezione geniale.

Organizzare, progettare e programmare a grandi linee, va bene, ma pretendere di rientrare in certi schemi predefiniti, stabiliti da noi apriori, senza prendere realmente in considerazione la variabile imperfezione che prima o poi certamente entrerà in gioco, è impossibile: nessuna vita è predefinita e perfettamente calzante con uno schema piovuto dall’altro o, peggio, dettato dalla società.

Strappare lungo i bordi di Zerocalcare ha colto nel segno

A tal proposito, nel 2021, è stato estremamente suggestivo il contributo intellettuale di Strappare lungo i bordi di Zerocalcare: usando la metafora di una sagoma di sé stessi che ognuno di noi è chiamato a ritagliare perfettamente durante l’intero corso della propria vita, per sentirsi accettato e per questo realizzato, denuncia in modo egregio quanto in questo articolo si cerca di chiarire.

L’impressione che si ha, guardando l’agire forsennatamente programmato di molti, è che presto… si rimarrà delusi. E un piccolo assaggio di questo, ce l’ha dato proprio il Covid, costringendoci a rivedere importanti progetti personali (tra matrimoni e trasferimenti), poiché bloccati da forza maggiore. Il risultato, oltre ai ritardi, è un dilagante senso di ansia e frustrazione, talmente palpabile, da far comparire in tv le prime pubblicità di asiolitici da banco.

Forse, ancora una volta, dovremmo ricordarci di lasciare andare.

Dovremmo programmare di meno e ascoltarci di più. Dovremmo avere un’idea di quel che vogliamo e come vogliamo raggiungerlo, tenendo aperta la porticina dell’elasticità. Ascoltandoci, giorno dopo giorno, e domandandoci se l’idea iniziale ci vada ancora bene. E se non ci va più bene, essere sinceri e provare a cambiarla, senza sentire che stiamo tradendo noi stessi. O forse sarebbe meglio dire: senza sentire che stiamo tradendo il mondo, poiché, diciamoci la verità: metà delle nostre ansie e delle cose che facciamo, sono legate a cosa penseranno gli altri di noi.

Peccato che il pensiero degli altri, sebbene ci appagherà per la mezza giornata in cui riceveremo il complimento per il successo sperato, non ci tranquillizzerà nei momenti di solitudine, in cui l’ansia ci toglierà il fiato per la paura di non farcela o di stare sprecando tempo in cose che non ci appartengono.

Occorre cambiare logica di vita, non possiamo approcciarci alla nostra quotidianità con google calendar dando all’impegno di lavoro, la stessa rilevanza di una chiacchiera con un amico. Google calendar e l’agenda sono strumenti per il lavoro, ma la nostra vita non è un lavoro da portare a termine con minima spesa, massima resa: ha bisogno di qualità, naturalezza, lentezza, indecisione, umanità. Siamo persone, non aziende.

A presto,

Giancarla.

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