22 luglio

Trama: Tratto dal libro Uno di noi – La storia di Anders Breivik (One of Us) di Åsne Seierstad, si raccontano fedelmente gli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia, seguendo la vita di uno dei sopravvissuti, Viljar Hanssen.

Anno: 2018   Paese: Norvegia, Islanda, USA
Titolo originale: 22 July
Durata: 144min   Genere: drammatico   Voto: 4/5

Film del 2018, 22 luglio è una corposa pellicola che ripercorre quanto accadde in Norvegia il 22 luglio 2011, quando Anders Behring Breivik, un trentenne norvegese, colpì con un attentato a lungo programmato, la città di Oslo e l’isola di Utoya, uccidendo 77 persone, per la maggior parte ragazzi.

L’importanza del film sta nella grande aderenza ai fatti realmente accaduti, mostrando dettagli estremamente rilavanti ai fini della comprensione dell’attacco terroristico e della politica di ultradestra che si sta sviluppando in modo preoccupante nel mondo occidentale.

In 22 luglio, sebbene la crudezza della narrazione dell’attentato sia sconvolgente per chi guarda, a suscitare interesse sono le dinamiche che raccontano il contesto in cui nasce, cresce e si forma Breivik.

Due passaggi, in particolare, dovrebbero suscitare l’interesse dello spettatore. Nel primo, è l’ispiratore di Breivik che, parlando con l’avvocato del trrorista afferma:” Ci sono rabbia e paura nel cuore ed è per questo che il domani è destinato ad appartenere a noi”. Riferendosi al fatto che tra i cittadini occidentali, nonostante la qualità della vita mediamente alta rispetto ad altre aree del mondo, vi è un malcontento generale, forse causato dall’intrinseca competizione costante che serpeggia tra le persone, l’ansia da prestazione, non è dato chiaramente saperlo, tuttavia questo sentimento c’è accanto al grande bisogno di trovare una causa o un colpevole con cui prendersela per il mal di vivere che attanaglia l’Europa.

La risposta e un’ipotetica soluzione, la offre ancora una volta l’estrema destra, come accadde nell’Europa dei primi del ‘900, riconoscendo l’origine di tante difficoltà nella crescente ed incontrollabile multicultura favorita dall’immigrazione.

A questo spunto, si somma una risposta tagliente dello stesso Breivik al suo avvocato, quando quest’ultimo gli ribadisce che l’ultradestra non vincerà mai, a cui candidamente e con una certa cognizione di causa, risponde: “Non riuscite neanche a vederci”, sottolineando come ancora si sottovaluti molto il fenomeno e si ritienga impossibile che possa tornare al potere.

Nella società occidentale, troppo spesso si trascurano aspetti dell’educazione e dell’accesso ai servizi delle fasce sociali più svantaggiate:

sono la massa; quelle con più malcontento e più esposte al sentirsi escluse dai governi centrali, percepiti come elitari, e, senza avere gli strumenti di discernimento adatti, a cadere nel tranello di propagande che promettono accoglienza, lavoro, ricchezza e libertà che, senza i metodi radicali proposti dall’ultradestra, sembrano irrealizzabili. Tali persone, che si considerano ultime poiché si sentono ultime, vanno intercettate e sostenute prima che lo facciano altri.

Lo diceva bene Montessori quando, in Educazione e pace, riflettendo sulla seconda guerra mondiale, affermava che ad aver compreso il valore dell’educazione sono i regimi totalitari, non i governi di pace. I regimi totalitari, per diffondere il proprio pensiero, partono dalla scuola rivoluzionandola, i governi di pace non fanno altrettanto, lasciando i bambini, futuri adulti, abbandonati a se stessi e a qualsiasi menzogna.

A presto,

Giancarla.

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