Veleno

Trama: Nel 1997 una tranquilla comunità di provincia viene sconvolta da una serie di casi di pedofilia e satanismo. 16 bambini vengono allontanati dalle loro famiglie, 14 adulti messi sotto processo. 20 anni dopo, un’inchiesta giornalistica mette in dubbio l’intera vicenda.

Anno: 2021   Paese: Italia
Titolo originale: Veleno   Episodi: 5
Durata: 50-60 min   Genere: documentario inchiesta
Voto: 5/5

Forse la produzione più chiacchierata di Amazon Prime Video, è la trasposizione video di un noto podcast del 2017 pubblicato da La Repubblica, in cui, attraverso la voce di Pablo Trincia, si ripercorreva un oscuro caso di cronaca accaduto a metà anni ’90 nella provincia modenese, noto come I diavoli della Bassa Modenese.

Si tratta di un caso che vede coinvolte famiglie, servizi sociali, forze dell’ordine e, soprattutto, bambini che accusano le proprie famiglie di pedofilia e satanismo, secondo una sorta di effetto domino.

Della vicenda, come facilmente intuibile, si è abbondantemente discusso per decenni, arrivando ulteriormente al podcast di Trincia.

Ma perché, oltre alla gravità dei fatti raccontati, i fatti della bassa modenese creano ancora tanto rumore?

Perché sembra ci siano ancora tanti punti oscuri nelle indagini che hanno condotto all’allontanamento dei bambini dalle famiglie e poi alla reclusione di diversi genitori.

Tutto questo, il cui podcast non ha l’obiettivo di scagionare o incolpare nessuno, ai fini di portare la conoscenza al grande pubblico – degli addetti ai lavori in particolare.

Dall’inchiesta emerge un sistema dei servizi sociali e di lavoro sul territorio che per fortuna non c’è o si spera non ci sia più: il lavoro in rete e in équipe qui è vissuto in modo embrionale, basato su normative inadeguate e con un personale, pur in buona fede, ancora non formato per portare avanti adeguatamente determinate perizie.

Quel che rimane ai posteri è l’estremo valore della formazione iniziale e continua degli operatori, della tutela emotiva e giuridica che il lavorare in équipe offre ad utenti e operatori;

ma anche l’importanza del riuscire a registrare in modo oggettivo gli incontri avvenuti con i bambini (impariamo a scrivere le relazioni in modo PROFESSIONALE!!), e ad avere la maturità professionale di riuscire ad ammettere di non essere in grado di gestire determinate situazioni, chiedendo aiuto prima di fare gravi danni.

Con queste parole non si vuole giudicare i colleghi degli anni ’90 – facevano quel che potevano con quel che avevano – ma spingere i colleghi e futuri tali odierni, a curare, elevare e non sottovalutare o, peggio, sopravvalutare la qualità del proprio lavoro. Professionalità è sinonimo di oggettività e lucidità.

A presto,

Giancarla.

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