L’adolescente Montessori: aiutami a fare da solo, insieme agli altri

L’educazione Montessori, spesso associata all’infanzia, in pochi sanno essere stata pensata da Maria Montessori, per coprire l’intero arco di vita compreso dalla nascita alla vita adulta, per una fascia d’età che sarebbe dovuta andare dagli 0 ai 18 anni.

La scuola secondaria non è un settore dell’istruzione e dell’insegnamento. Io credo che rappresenti il vero centro di tutta l’educazione, il centro nel quale si deve ricercare la chiave da offrire all’umanità” Queste le parole della dottoressa Montessori in una conferenza ad Utrecht nel gennaio 1937, di fronte ai membri dell’Associazione per la Riforma dell’Istruzione Secondaria olandesi, ai membri della Dutch Montessori Society, al sindaco di Utrecht.

Sono anni sempre più bui per il mondo, Montessori è già in difficoltà in Italia con il Regime Fascista, per via delle sue idee liberali che poco si sposano con una dittatura, ed era in Spagna all’inizio della Guerra Civile, ma sono anche anni in cui le sue intuizioni continuano a susseguirsi, provando ad ipotizzare un ambiente preparato ad accogliere l’adolescente, un neonato sociale, un non più bambino, ma un futuro adulto che si appresta a vivere in società.

Drøbak Montessori Secondary School (DMU), Drøbak, Norvegia.

In questo momento il singolo bambino sta diventando un essere sociale appena nato, che prima non esisteva. Come accade ad ogni creatura appena nata, egli è fragile e bisognoso di aiuto. Questa parte della creazione ha bisogno della stessa attenzione particolare e minuziosa che si presta al bambino.”

A Laren, un piccolo villaggio alla periferia di Amsterdam, come aveva fatto agli inizi del ‘900 a Roma, nel quartiere San Lorenzo con la prima Casa dei Bambini, Montessori ha iniziato a progettare una scuola secondaria nella quale le condizioni di vita e di studio dei giovani siano profondamente rinnovate. Pensa al contatto con la terra, con la natura, all’autonomia personale ma, osservatrice di un mondo alla deriva, pensa alla necessità di formare un futuro cittadino del mondo, consapevole di sé stesso e degli altri, in grado di conoscere i segreti del rispetto reciproco, della cooperazione e della gestione del conflitto.

Io considero questa questione come qualcosa che va ben oltre l’educazione; per me si tratta di una questione sociale ed umana. Ed anche storica, in quanto è la storia stessa a dirci che le scuole e l’educazione degli adolescenti devono essere cambiate per conformarsi all’evoluzione dei nostri giorni. Non si tratta di preparare per una carriera in quanto oggi una carriera è molto incerta. Dovremmo invece preparare persone fornite di una maggiore forza di adattabilità alle circostanze che possono cambiare da un momento all’altro. Essi debbono senza dubbio avere una preparazione tecnica, ma devono possedere anche altre capacità. Si richiede l’adattabilità […]. Non è più sufficiente la specializzazione, quello che è necessario è una capacità di orientarsi in questo ambiente sociale che è così complesso e al tempo stesso così interessante”. M. Montessori, 1939, in una conferenza tenuta al Kingsway Hall and St. Bride’s Institute; Montessori Society’s Employment Bureau.

Drøbak Montessori Secondary School (DMU), Drøbak, Norvegia.

Ma il sopraggiungere del secondo conflitto mondiale e il noto viaggio in India che la focalizzano sulla fascia d’età 0-3 anni, interrompono il progetto. Dopo la guerra, i finanziamenti scarseggiano e Montessori, ormai anziana, deve accantonare il progetto di realizzare una scuola secondaria così come da lei ipotizzata.

Di tali idee rimangono alcuni scritti, le Appendici a Dall’infanzia all’adolescenza, alcune lezioni e conferenze.

Eppure, qualche entusiasta dell’approccio Montessori decide di riprendere in mano i documenti della studiosa e di dare vita ad alcune scuole secondarie sperimentali. È questo il caso dell’avanguardistico Montessori Lyceum Oostpoort di Amsterdam, inaugurato nel 2001 e pensato per accogliere ragazzi dagli 11 ai 18 anni. Sulla stessa falsa riga, altre scuole nel mondo e, da una decina d’anni, circa 30 scuole italiane secondarie di primo grado, con capo fila l’Istituto Comprensivo Riccardo Massa di Milano.

Ma come si applica l’approccio Montessori all’adolescenza?

Il tema è comprensibilmente lungo e complesso e di certo questo articolo non ha pretese esaustive, eppure proveremo a definire le linee principali dell’approccio in adolescenza.

Montessori Lyceum Oostpoort, Amsterdam, Olanda.

Il punto di partenza è sempre lo stesso: l’insegnante o educatore che ancor prima di avere strutture e materiali adeguati, deve cambiare il proprio approccio ai ragazzi e all’educazione, mettendosi mentalmente e fisicamente da parte mentre è in aula per dare spazio esclusivamente ai ragazzi.

Come in tutte le fasce d’età, anche qui l’insegnante non sale in cattedra (anche perché la cattedra non è prevista) e, da regista dietro le quinte, dirige sottilmente e silenziosamente, il lavoro dei ragazzi che, concretamente, si svolge e si sviluppa autonomamente.

L’osservazione, lo strumento principale dell’insegnante Montessori

Ancora una volta l’osservazione. Si osserva prima, dopo e durante il lavoro dei ragazzi, per cogliere sfumature necessarie a sostenerne la naturale crescita, sviluppo e apprendimento.

L’ambiente preparato: l’aula, la scuola, il mondo

Acquisita l’indipendenza personale, l’adolescente Montessori, affacciandosi alla vita adulta, deve acquisire l’autonomia sociale. Dopo aver imparato a gestire se stesso, deve imparare a gestirsi in un gruppo, contesto in cui sarà chiamato a vivere per il resto della propria vita. L’obiettivo è l’indipendenza sociale.

Montessori Lyceum Oostpoort, Amsterdam, Olanda.

Così la scuola dovrebbe trasformarsi in una piccola città in cui il ragazzo, in autonomia imparerà a condividere momenti di studio, di sport, di svago, di cura dell’ambiente, di confronto tra pari e con gli adulti. Sarà chiamato ad assumersi responsabilità crescenti nei confronti dei suoi studi, degli altri e dell’ambiente.

Le aule saranno tematiche, chiedendogli di spostarsi secondo il proprio orario scolastico da un ambiente all’altro e l’organizzazione degli spazi non sarà rigida, ma i banchi, le sedie e ogni suppellettile sarà spostato e riadattato alle necessità del lavoro da svolgere, spesso in gruppo (piccolo, grande, omogeneo o eterogeneo per età).

Il Piano di lavoro rispetto ad un argomento sarà così diviso:

1. Introduzione degli argomenti con definizione di obiettivi e tempi da parte dell’insegnante.

2. Realizzazione del percorso di studio – lavoro autonomo, singolarmente o in gruppo.

3. Verifica e valutazione con autovalutazione da parte del ragazzo.

Si tratta di una didattica che premia non la quantità, ma la qualità del percorso di apprendimento, che per come pensata, poco si sposa con il sistema di valutazione in decimi, e che, grazie alla progressiva autonomia nello studio acquisita dagli studenti, non legando l’insegnante alla cattedra, permette di girare tra i banchi e, se necessario, di soffermarsi più allungo sul lavoro con il singolo.

Il sapere viene appreso in ottica unitaria, tematica e per scoperta, con orari e attività pensate per affinità es. un giorno si studiano solo le lingue trattando argomenti connessi ai programmi di tutte le altre materie.

Drøbak Montessori Secondary School (DMU), Drøbak, Norvegia.

E i materiali?

Non sono prestabiliti come accade nelle altre fasce d’età sebbene, a questi ultimi – soprattutto quelli in utilizzo alla primaria – si possa fare affidamento. Tanti materiali sono creati dall’insegnante e dai ragazzi in base alle necessità dell’attività da svolgere.

Come per tutta l’educazione Montessori, ad essere privilegiate sono creatività e manualità, con laboratori specifici e vita pratica.

La vita pratica

La vita pratica assume definitivamente i tratti della “normale” vita di un individuo autonomo ed indipendente che vive con altre persone in spazi comuni. I ragazzi si occupano di prendersi cura della scuola e dell’aula, ma anche di predisporre materiali per lavorare, di riordinarli, di apparecchiare e sparecchiare qualora si mangiasse insieme. Tale modo di lavorare, come in ogni scuola Montessori, dona libertà e dignità nel sapersi muovere nel tempo e nello spazio scolastico, nel saper usare materiali e ambienti in totale autonomia seppur sempre supervisionati dagli insegnanti. Grazie alla vita pratica, ci si sente accolti a scuola che diventa una continuità con la casa.

La valutazione delle competenze

Ogni aspetto della vita scolastica prevede uno sviluppo di consapevolezza di sé, a cui anche la valutazione della propria preparazione scolastica non può prescindere. Per questo motivo, al momento dell’assegnazione di un voto, si chiede al ragazzo cosa pensi della propria prestazione, ragionando con lui non tanto sul risultato vero e proprio quanto su punti di forza e di debolezza.

Charlotte-Mecklenburg Montessori High School, North Carolina, USA.

Tale riflessione, utile certamente a capire come migliorarsi, di fatto è fondamentale per conoscersi e comprendere limiti e punti di forza, imparando ad accettarsi per la propria individuale unicità che, in un contesto di gruppo montessoriano, verrà sempre riconosciuta.

Cosa pensano gli ex-studenti

Sulla base delle esperienze italiane nella scuola secondaria di primo grado Montessori, a sentire gli ex alunni, ciò che rimane di una formazione di questo tipo in preadolescenza, sono la già citata consapevolezza di sé, ma anche la motivazione allo studio: si studia per piacere e passione e non per il voto; l’autocontrollo emotivo dovuto al confronto costante con l’altro.

Formazione Montessori secondaria non solo per studenti con pregresse esperienze montessoriane.

Dalle esperienze nelle scuole italiane, risulta chiaro che, seppur una precedente esperienza Montessori sia utile ai fini dell’ambientamento del ragazzo, concretamente anche i ragazzi non montessoriani, capiti i meccanismi di una scuola non immobilista, rispondono presto molto positivamente appezzando il cambiamento.

Montessori Lyceum Oostpoort, Amsterdam, Olanda.

Pensare ad una scuola pubblica italiana sempre più montessoriana rimane un’utopia. Certo è che le belle esperienze già esistenti fanno ben sperare, e desiderare che presto a tante famiglie possa essere data almeno la possibilità di scegliere più liberamente tra tanti approcci educativi, il Montessori in primis.

A presto,

Giancarla.

Fonti:

Laura Marchioni Comel, L’adolescente Montessori: Antidoto All’adolescenza Interminabile, “Vita dell’infanzia”, 2007, n.1-2; Laura Marchioni Comel, L’ambiente preparato e l’adolescente, “Vita dell’infanzia”, 2006, n.3-4; Antonella Binago, L’adolescente e la scuola secondaria di primo grado. Attualità della prospettiva Montessori nella scuola pubblica italiana: l’esperienza di Milano, Evento Online, Scuola Amica dei Bambini e Opera Nazionale Motessori.

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