I compiti per le vacanze non devono essere una tortura

La scuola è terminata- certo, qualcuno è ancora impegnato con gli esami finali, i voti sono stati pubblicati ed è tempo di vacanze e… di compiti per le vacanze!

La questione “compiti per le vacanze” è da qualche anno oggetto di dibattito, tra chi li approva e chi no, tra chi li ritiene utili e chi crede siano solo una forma ulteriore di stress, pensando che bambini e ragazzi abbiano il diritto di svagarsi a pieno dopo un anno di studio.

Photo by Ben White

Personalmente ritengo che la virtù sia sempre nel mezzo. Non approvo chi riempie i ragazzi di compiti facendoglieli odiare (questo non lo apprezzo neanche durante l’anno), né sostengo chi ritiene che siano inutili poiché è evidente che conosca poco la quotidianità degli alunni: provate a chiedere ad educatori ed insegnanti come siano gli studenti il lunedì dopo solo due giorni a casa! Tenerli 3 mesi, se non di più, totalmente digiuni, rischia di creare estreme difficoltà nel tornare in classe e sui libri a settembre. Ma dicevo, la virtù sta ne mezzo.

Come approcciarsi ai compiti per le vacanze senza che diventino motivo di stress familiare?

1. Regole chiare

Al termine della scuola è bene fare una chiacchierata a quattr’occhi con il proprio figlio, capire quali intenzioni grossomodo avrà per i prossimi mesi (es. andare al mare tutti i giorni, andare in piscina, uscire con gli amici ogni pomeriggio, andare in campeggio) e stabilire insieme come e quando si svolgeranno i compiti.

Magari definendo un’elastica tabella di marcia: vi ringrazierà quando andrà all’università o svolgerà un lavoro con scadenze in cui la competenza organizzativa sarà imprescindibile: tanti falliscono all’università perché non sanno organizzare lo studio nei mesi tra una sessione e l’altra.

2. Tempo al tempo

È comprensibile che un ragazzo, appena terminata la suola, non voglia minimamente sentir parlare di compiti: concediamoglielo. Potremmo stabilire insieme che, ad esempio, per tutto il mese di giugno non si faranno i compiti, ma si inizierà da luglio.

3. Creare una routine

Bambini e ragazzi hanno bisogno di certezza e costanza, anche in vacanza. Cercare un luogo, un orario e un tempo specifici in cui fare i compiti è basilare per innescare un’abitudine.

Photo by Annie Spratt

A tal proposito è utile quanto proposto dal Dirigente Scolastico Maurizio Parodi nella sua “Regola compiti” che, pur non essendo un sostenitore die compiti per le vacanze, afferma che:”i docenti che decidano di assegnare compiti verificheranno, preventivamente, che non richiedano a nessuno studente un impegno giornaliero che superi:

– 10 minuti nelle classi prime della scuola primaria

– 20 minuti nelle classi seconda e terza

– 30 minuti nelle classi quarta e quinta

– 40 minuti nelle classi prime della scuola secondaria di primo grado

– 50 minuti nelle classi seconde

– 60 minuti nelle classi terze”.

4. Il silenzio è oro

Ovunque siate, in qualsiasi luogo decidiate di trascorrere la vostra estate e far studiare i giovani studenti, ricordate che si necessiterà di un momento di calma. Non esattamente di totale silenzio, ma di concentrazione.

Quindi pensare di far studiare il proprio figlio sul tavolo davanti al camper alle 17.30 mentre gli altri si fanno i gavettoni, è follia: non si concentrerà e non studierà mai con profitto. Trovate invece un momento di quiete generale es. nel primo pomeriggio, al mattino presto o anche la sera dopo cena, con il fresco.

5. Rispettare i tempi di riposo

Studiare un po’ per tenere allenato il cervello è bene, magari affiancando mamma è papà che anche in estate lavorano da casa; studiare il sabato e la domenica, il 15 d’agosto o nei giorni di festa patronale mentre montano bancarelle e le giostre suonano a palla, è sadismo.

6. Tutto in una volta non è la soluzione

Una tendenza molto comune in chi in estate fa lunghe trasferte in case di villeggiatura o viaggi itineranti è quella di far fare ai propri figli tutti i compiti intensamente in pochi giorni, prima di partire o poco prima della riapertura della scuola.

Photo by Josh Applegate

Fare questo, però, è estremamente controproducente per una moltitudine di motivi. In primis, a livello relazione, al bambino o ragazzo si dà l’impressione di non dare peso alle sue esigenze, ma di dare più importanza alla vacanza: “fai i compiti ora perché dopo non ho voglia di starti dietro”. In secundis si avvalla l’immagine negativa dei compiti e della scuola, come se fossero una seccatura da togliersi immediatamente da mezzo i piedi, e non un’occasione di crescita e miglioramento personale.

Come detto in principio, la questione compiti per le vacanze è un tema di grande dibattito non tanto pedagogico, quanto genitoriale, per l’impegno richiesto alle famiglie in un momento di riposo.

Sappiamo che riuscire a conciliare studio e relax non è sempre facile, tuttavia in questo, come in tutto ciò che riguarda l’educazione, la posizione d’assumere rimane sempre la stessa: quella dell’adulto consapevole e lungimirante, in grado di vedere le conseguenze delle proprie azioni educative.

Inoltre, soprattutto per chi ha più di un figlio, il tranquillo momento di studio estivo non scandito dai ritmi frenetici dell’inverno, po’ essere un’ottima occasione per trascorrere dei momenti esclusivi con ogni singolo ragazzo, sfruttando i temi trattati nei compiti per avviare preziosi momenti di confronto.

A presto,

Giancarla

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: