La creatività, figlia di libertà, equilibrio e armonia

A partire dalla seconda metà del Novecento, da quando la psicologia ha avviato le prime ricerche sulla creatività, sono state formulate innumerevoli definizioni spesso anche tra loro contrastanti.

Nonostante ciò, è indubbio che tutte le ricerche sviluppate in materia abbiano contribuito a far maturare maggiore fiducia nelle funzioni svolte da motivazione, curiosità ed emozioni.

Ambiente e creatività

Un argomento di grande discussione è sempre stato il rapporto tra creatività e intelligenza, tuttavia si è dimostrato come tra questi due aspetti non vi sia nessuna correlazione, ma che lo sviluppo della creatività dipenda dalla combinazione di una serie di elementi che costituiscono la personalità del soggetto. Lo sviluppo della creatività dipende fortemente dall’ambiente sociale e culturale in cui si è inseriti, dalla motivazione, dai livelli di interesse e dalla capacità di un individuo di conciliare il pensiero comune con quello anticonformista.

Cervello e creatività

Gli studi condotti nelle scienze neurologiche, hanno dimostrato che il cervello umano è costituito da due emisferi: quello sinistro in cui si hanno memoria, logica, analisi e tutte le funzioni razionali; quello destro in cui risiedono al contrario, le funzioni legate all’estetica, alle immagini e all’istantaneità. Il prevalere della razionalità consiste in un eccessivo funzionamento dell’emisfero sinistro; per fare in modo che funzioni anche l’emisfero destro è necessario stimolare l’immaginazione e far prevalere l’inconscio.

Il pensiero divergente

Si definisce pensiero divergente quel pensiero alla base della creatività, che permette di creare alternative possibili a una questione che non preveda una sola soluzione possibile; è un pensiero che esplora nuove direzioni, portando così alla produzione di nuove idee.

Elaborato da Guilford nel 1967, Il pensiero divergente è caratterizzato da alcuni elementi quali fluidità, la quantità di idee prodotte, senza fare riferimento alla loro qualità; flessibilità, la capacità di passare senza perdere concentrazione da un’idea all’altra; originalità, la capacità di trovare idee insolite; elaborazione, la capacità di approfondire fino in fondo l’idea; valutazione, la capacità di valutare quale sia l’idea più pertinente allo scopo designato, tra tutte quelle pensate.

Photo by Soundtrap

Questo tipo di pensiero sembra derivare da un cambiamento di prospettiva sulla situazione e sulla sua visione complessiva, che dà adito così a nuove possibilità generando un pensiero noto anche come “pensiero produttivo”.

Infanzia e creatività

Per quanto concerne lo sviluppo della creatività in età infantile, notevole influenza può essere esercitata sia dalla famiglia che dalla scuola. La famiglia potrebbe favorire lo sviluppo delle potenzialità creative dando libertà di espressione, in modo che il bambino possa liberamente far maturare la propria personalità e i propri processi cognitivi. La scuola potrebbe, dal canto suo, organizzare attività didattiche basate sulla libera esplorazione, sull’osservazione e sulla manipolazione degli oggetti, così da soddisfare la curiosità cognitiva degli studenti. Oltre alla selezione di materiali didattici, la creatività potrebbe essere favorita tramite la creazione di un ambiente adeguato, in cui si possa parlare e formulare domande, esprimere idee, anche bizzarre, e vedere comunque rispettato il proprio ruolo di pensatore.

A tal proposito, importante è il contributo di Bruner che, sulla necessità di conciliare razionalità ed emotività, conscio ed inconscio, ritiene che sarebbe utile valorizzare tanto il pensiero analitico quanto quello intuitivo, tanto il pensiero narrativo, quanto quello paradigmatico che crea analisi rigorose e scoperte empiriche che poggiano su ipotesi molto ragionate.

Photo by Kevin Jarrett

Creatività innovativa e creatività di emersione

Alcuni studiosi come Irving Taylor, hanno definito cinque livelli di creatività, in cui i livelli più bassi possono essere facilmente raggiunti da tutti i soggetti, mentre quelli più elevati soltanto da alcuni. Il quarto livello in particolare, è quello della creatività innovativa, presente in pochi soggetti, ed è quello che si manifesta in campo artistico o scientifico; mentre il quinto e ultimo livello è quello della creatività di emersione, intesa nella trasformazione del pensiero creativo in un prodotto specifico, reale e originale. Tale ultima capacità di fatto è posseduta da pochissimi soggetti.

Il ruolo della libertà

Le varie ricerche condotte in ambito psicologico e neurologico, dunque, hanno dimostrato che lo sviluppo della creatività dipende molto dall’ambiente sociale, culturale e dalle opportunità formative che vengono offerte all’individuo.

Tutto questo ha rappresentato negli ultimi decenni, lo stimolo per indurre le scuole a migliorare i propri metodi, stimolando alla scoperta, all’immaginazione e alla fantasia. In tali circostanze, il gioco diventa uno strumento irrinunciabile, attraverso il quale sfogare le proprie tendenze represse e imparare a collegare la fantasia con la realtà realizzando la “prova della realtà”.

Photo by Markus Spiske

In merito, J.J. Rousseau, con l’opera L’Emilio, tocca il tema della creatività stimolando ed incoraggiando il protagonista ad apprendere il lavoro di falegname. La libertà di pensiero, di fantasia ed immaginazione diventano condizione imprescindibile per garantire lo sviluppo dei livelli più elevati di creatività e, nel caso del falegname di Rousseau, si ha la coniugazione nella propria attività di abilità, conoscenze, flessibilità di giudizio, capacità di previsione e capacità di invenzione.

L’ordine delle cose per dare sfogo alla creatività

Le sorelle Agazzi, come Maria Montessori, si pongono la questione della creatività in ambito educativo, ritenendo che alla base della sua affermazione vi sia il concetto di ordine.

Inteso come situazione finalizzata a guardare la realtà con occhio attento e ad organizzare in modo funzionale l’ambiente educativo, l’ordine è pensato anche come processo, ossia come modalità con cui il bambino scandisce le esperienze durante la giornata scolastica. L’ordine quindi, non è da intendersi come una costrizione, bensì un’opportunità per cogliere relazioni e rapporti tra gli elementi della realtà che circondano i bambini.

La creatività non necessita di essere stimolata ma non ostacolata

Impropriamente, parlando di creatività (anche in questo articolo), si utilizza spesso il verbo “stimolare”. In verità, essendo la creatività una competenza distintiva del genere umano che in molti casi ne ha garantito la sopravvivenza, più che di dover stimolare la creatività, sarebbe più opportuno parlare di non doverla ostacolare.

Photo by Marina Montoya

Le correnti pedagogiche degli ultimi secoli, prima delle scuole nuove, incanalando bambini e ragazzi in tasselli predefiniti dalla società e punendoli quando ne fuoriuscivano, hanno favorito la formazione di una società che, più che appoggiare o favorire idee nuove e creative, tende ancora oggi a gridare al bizzarro, all’assurdo, a qualcosa che, poiché “si è sempre fatto così”, è giusto che si continui a far così. Questo tipo di approccio, ufficialmente superato ma implicitamente ancora ben saldo, è quello che quotidianamente da genitori ed educatori va combattuto.

Dunque, quando ci troviamo di fronte ad un ragazzo che, per esempio, ama inventare racconti fantasiosi, come sarebbe corretto comportarsi per non ostacolarlo?

Non basta limitarsi ad ascoltarlo, magari con un orecchio solo mentre si fa altro buttando a caso un “Wow, che bello!”, ma occorre essere partecipi attivamente, fare domande, invitarlo a raccontare ancora, stupirsi con lui, offrirgli nuovi spunti e fare osservazioni che manifestino reale interesse. Trovare il momento giusto durante il caos della quotidianità non è facile, ma tenere a mente la sua innata dote creativa è doveroso così come creare dei momenti con lui in cui farla emergere. Per esempio, appena finiti i compiti di antologia: “ ma hai visto il finale del brano che hai letto? Ti piace?” per un ragazzo con uno spiccato senso creativo sarà come servirgli su un piatto d’argento la possibilità di dare sfogo finalmente ad ogni idea più impensata.

Per concludere, si può affermare che osservazione, esplorazione e gioco consentono ai bambini di sviluppare il pensiero, la percezione e di stimolare la motivazione, l’emozione e conseguentemente la creatività e che, alla base dello sviluppo di quest’ultima vi siano libertà d’azione e di pensiero sostenute da un ambiente psicologico e materiale contraddistinto da equilibrio e armonia.

A presto,

Giancarla.

Fonti:

Oliverio A.- Oliverio Ferraris A, Psicologia: i motivi del comportamento umano, Zanichelli, Bologna, 2002.

Cera R., Pedagogia del gioco e dell’apprendimento: riflessioni teoriche sulla dimensione educativa del gioco, FrancoAngeli, Milano, 2009.

Paparella N. (a cura di), Infanzia, apprendimento, creatività, Bergamo, 2001.

GuidaPsicologi.it

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