The Social Dilemma: questioni etico-morali connesse all’uso dei social

Trama: L’uso dei Social innesca da anni grandi dibattiti in ogni campo del Sapere, ma cosa ne pensano i loro creatori? Ingegneri, ideatori e sviluppatori impiegati nei principali social network esprimono apertamente il loro pensiero.

Anno: 2020 Paese: USA
Titolo originale: The Social Dilemma
Durata: 95 min Genere: docu-film
Voto: 3/5

Nulla che sia grande entra nella vita dei mortali senza una maledizione” Sofocle.

Con questa frase inizia il docu-film The Social Dilemma, il documentario Netflix volto a raccontare tramite la voce di protagonisti e sviluppatori, i dilemmi etico-morali che l’avvento dei social network ha comportato.

Inizia così una ricostruzione delle tappe evolutive che questi strumenti hanno vissuto, scoprendone funzioni e potenzialità con annessi intenti dei creatori. In contemporanea assistiamo al racconto dei cambiamenti sociali che questi hanno favorito sia nel bene che… nel male.

Ad ingegneri ed informatici vediamo presto aggiungersi psicologi e sociologi, volti a presentarci la correlazione tra uso smodato dei social ed effetti che questi hanno sulla vita umana. Uno fra tutti: l’aumento del tasso di suicidi tra gli adolescenti, soprattutto ragazze che, esposte alla gogna mediatica virtuale senza essere in grado di gestirla, crollano inesorabilmente.

Ma attenzione, è davvero colpa dei social e del loro uso smodato nel quotidiano?

Forse sì, ma non del tutto. Ci accorgiamo che sebbene l’esposizione prolungata ai social sia poco salutare per la vita personale di ognuno di noi in quanto distraente da attività più produttive e salutari, il vero problema non siano i social in quanto app sui nostri smartphone, ma gli algoritmi che li regolano. Prodotti volontariamente e consapevolmente dalle multinazionali Social, sono sfruttati a loro uso e consumo senza alcun vincolo per guadagnarci a vario titolo.

Proprio il concetto di “guadagnarci a vario titolo” è quello più cruciale su cui tutti dovremmo soffermarci maggiormente.

Molti di noi sono convinti che i dati raccolti sugli utenti, la profilazione creata rispetto a gusti ed opinioni personali serva primariamente per fini commerciali ed ottenere un ritorno economico immediato legato alla vendita di quel servizio piuttosto che di quel prodotto.

Quel che non sempre è preso in considerazione è che tali algoritmi non sono solo in grado di presentarci il prodotto giusto al momento giusto, ma anche di proporci al momento giusto il contenuto intellettuale di cui abbiamo bisogno. Attenzione, non il più giusto o salutare per noi, ma quello più coerente con le nostre idee o stati d’animo, fomentando opinioni, dubbi e paure di ogni genere… alimentando fake news e compromettendo la capacità critica di ognuno di noi. Come definiti nello stesso docu-film, sono un ciucco virtuale in grado di auto convincerci e calmarci sulla fondatezza delle nostre opinioni, fomentandoci ed uccidendo il nostro senso critico in una sorta di Catena di Sant’Antonio crescente di contenuti sempre più specifici e per noi soddisfacenti.

Ma come risolvere tale problema? Demonizzare la tecnologia non è la soluzione anche se in prima analisi è quella che spesso si pensa essere la principale via (es. mio figlio non userà mai i social fino ai 18 anni). Di fatto significa solo esporsi ad ulteriori rischi dovuti all’incapacità nell’utilizzo di certe piattaforme e un’adeguata educazione all’uso dei social, diventa fondamentale per imparare ad usare lo strumento al meglio. Tutto questo basta? Ovviamente no, ma per ogni più chiara delucidazione non posso non reindirizzarvi direttamente al docu-film The Social Dilemma.

A presto,

Giancarla.

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