Anthony Mmmesoma, il dodicenne scalzo che balla sotto la pioggia

Negli ultimi giorni sta facendo il giro del mondo un video che ritrae un ragazzino nigeriano ballare danza classica con una splendida tecnica. Fin qui nulla di nuovo, allora come mai tanto scalpore?

A colpire è la semplicità del contesto in cui il video è girato. Si vede il ragazzo vestito con una connottiera e un pantaloncino normalissimi che, scalzo, senza mezze punte né nulla, sull’asfalto di un piazzale dissestato, balla splendidamente, non curante sotto la pioggia.

Ma chi è questo ragazzo? E come mai balla in questo modo in un contesto tanto povero?

Il ragazzo in questione è il giovane Anthony Mmmesoma, 12 anni, che vive a Badagry, città costiera della Nigeria, il cui video è stato originariamente pubblicato sull’account Instagram della Leap of Dance Academy, la sua scuola di danza, il 18.06.2020. Ad accompagnare il video la caption, per gli amici “didascalia”, in inglese:

FATTI SUL NOSTRO PROGRAMMA. Dietro quei costumi fantasiosi e di classe c’è tanto duro lavoro. Con pochissime o nessuna risorsa i nostri bambini si stanno allenando per fare del loro meglio. Questo non è per mortificarli ma per mostrare il loro alto livello di dedizione e impegno. Chi non ne sarebbe orgoglioso? Quale insegnante non pregherebbe per gli studenti che mostrano / vengono in classe con così tanta voglia di imparare? Bambini che sono pronti a ballare in ogni circostanza. Immagina: cosa potremmo ottenere se avessimo di più?? Messaggio Privato per ulteriori informazioni.

A decidere la pubblicazione del video e l’annessa didascalia è il direttore della scuola, Daniel Owoseni, che, a capo di una scuola no profit sostenuta dalle donazioni dei privati, al fine di mostrare quanto siano promettenti e meritevoli i propri ragazzi in modo da favorire ulteriori donazioni, sceglie di pubblicare il video di Anthony.

Gli studenti della Leap of Dance Academy

Anthony è nato in una famiglia poverissima che, se non fosse stato per la Leap of Dance Academy che offre gratuitamente i propri corsi e tutto l’equipaggiamento necessario, non si sarebbe mai potuta permettere gli studi di danza.

Come Anthony, decine di bambini e ragazzi nati nelle vicinanze di Lagos – dove si trova la scuola – hanno la possibilità di studiare solo grazie al sostegno di libere donazioni, aprendosi la possibilità non di un futuro migliore ma anche di un futuro nel mondo della danza classica, campo che, a seguito delle difficoltà economiche dell’area geografica in questione, viene comprensibilmente trascurato.

La passione move il Sole e l’altre Stelle

Rispetto alle scuole di danza occidentali, a quelle in voga e a quelle desiderate dagli aspiranti ballerini, quella di Anthony è certamente semplice e ridotta quasi all’osso.

A muovere lui e tutti gli altri, direttore ed insegnanti compresi, è certamente la passione, consapevoli che se questi ragazzi volessero un giorno competere con i ballerini di altri continenti, dovranno essere perfettamente preparati, soprattutto sul piano tecnico.

Gli studenti della Leap of Dance Academy

Ed è così che scorrendo altri video della scuola vediamo allenamenti in aule spartane o, come nel caso del video di Anthony, in contesti a dir poco proibitivi, animati sempre da passione e grande cura della tecnica emergenti, in questo caso più che mai, da un’imprescindibile autodisciplina dei ragazzi, in grado di manifestare una forza tale da poter tralasciare in alcuni casi anche aspetti materiali sulla carta fondamentali, come un pavimento e delle scarpette adeguati.

Eppure il piccolo Anthony, raggiunto da qualche giornalista, alla domanda “Come fai a ballare scalzo sull’asfalto?” risponde:

I graffi guariscono, con o senza scarpe, io non smetterò mai di ballare.

Lo stesso direttore Owoseni, ancora in merito alla visibilità data al suo allievo e alla sua scuola, ricorda quanto investire su questi ragazzi, oltre che un modo per dare loro una vita migliore, permette alla Nigeria e all’intera Africa di sognare un’occasione di riscatto.

L’importanza dell’educazione artistica: la teoria

Permettere a dei giovani appassionati di dedicarsi all’arte, per la stimolazione di sensibilità, emotività ed empatia che questa richiede per essere appresa, generata ed espressa, comporta di fatto una naturale emancipazione umana e conseguentemente sociale, favorendo lo sviluppo del pensiero divergente, del problem solving e del senso di comunità, abbattendo ogni distanza culturale.

Gli studenti della Leap of Dance Academy

La vocazione (autenticamente pedagogica) dell’arte è di trasformare tutti, cambiare l’immaginario e dare vita ad altre significazioni, senza distinzione di censo, razza e genere. Maria Rosa Sossai, ricercatrice nel campo delle pratiche artistiche e delle politiche dell’educazione.

Del resto, un esempio di questo ce lo offre proprio il video di Anthony, riuscendo ad emozionarci tutti, in tutto il mondo, nonostante la distanza fisica e culturale.

Ma tanti autori si sono accupati dell’importanza dell’educazione artistica nei ragazzi. Tra questi, John Dewey.

Nella concezione di Dewey, il fine ultimo dell’attività creativa del bambino sono la capacità di osservazione, le abilità mnemoniche e l’immaginazione, che l’arte contribuisce a sviluppare e che conferiscono all’individuo buone capacità critiche e di risoluzione dei problemi.

In Italia, contemporaneamente a Dewey, la mitica Maria Montessori elabora un analogo concetto: l’esperienza manipolativo-sensoriale, tipica della produzione artistica, assume un ruolo centrale e la mano può essere considerata uno strumento della mente. L’attività artistica è una forma di ragionamento e la percezione visiva ed il pensiero sono connessi in maniera inscindibile.

Una studentessa della Leap of Dance Academy

Il lavoro creativo, per Montessori, soprattutto nella fascia d’età tra i 3 e i 6 anni, coinvolge numerose capacità cognitive ed un bambino assorto a dipingere, scrivere, ballare ecc. non fa altro che pensare con i propri sensi. Dunque l’azione e la sperimentazione – anche e soprattutto in ambito artistico – diventano il presupposto per lo sviluppo dell’intelligenza e per l’estrinsecazione delle proprie potenzialità interiori.

Alcuni decenni dopo, un altro pedagogista fa dell’arte il tratto distintivo del proprio pensiero pedagogico: Bruno Munari.

L’idea di vivere in una società omologata non piace minimamente a Munari, che al contrario considera la creatività diffusa la vera ricchezza della società moderna; unico e vero antidoto all’apatia e alla monotonia. Lavorare coi bambini è quindi una vera e propria missione, significa aiutarli a sviluppare il loro senso creativo salvando di rimando le sorti della società.

L’educazione artistica è dunque un’attività và intesa come un investimento per il futuro volto a far crescere cittadini intelligenti che  non si riducano a semplici ingranaggi del sistema.

Una studentessa della Leap of Dance Academy

A questi importanti autori e ai tanti altri che nel corso del Novecento in campo psicologico e sociale sottolineano l’importanza dell’arte nella crescita individuale e sociale, si aggiungono importanti proclami dell’Unesco che, in due conferenze mondiali (Lisbona 2006 e Seoul 2010) hanno prodotto un vero e proprio piano strategico per l’educazione artistica affermando che essa:

è un diritto umano universale […] che permette il pieno e armonioso sviluppo dell’individuo.

Inoltre, considerato che le arti sono contemporaneamente “la manifestazione della cultura e i mezzi di comunicazione delle conoscenze culturali”, l’educazione estetica viene definita lo strumento imprescindibile sia per “favorire la sensibilità culturale e promuoverne le pratiche”, sia “per trasmettere la conoscenza e l’apprezzamento delle arti e della cultura da una generazione alla successiva”.

L’importanza dell’educazione artistica: la pratica

Tali teorie, sicuramente interessanti sul piano intellettuale, presto hanno trovato fondamento, tra gli altri, negli studi di Elliot Eisner, professore emerito di Art and Education alla Stanford University School of Education, dimostrando come l’educazione artistica permetta un’armoniosa crescita del bambino sotto diversi aspetti.

Una studentessa della Leap of Dance Academy

Secondo questo autore, dal punto di vista dello sviluppo cognitivo l’arte insegna a sviluppare la capacità di problem solving comprendendo che i problemi possono avere più di una soluzione e che ogni domanda può avere più di una risposta, in un’ottica interpretativa multipla della realtà, andando oltre i meri materiali che ci vengono messi a disposizione (pensate ad Anthoy che “vede” la danza anche senza calzamaglia, scarpette e parquet).

Dal punto di vista dello sviluppo emotivo, l’arte:
• incoraggia la creatività e l’auto-espressione, sviluppando le proprie capacità comunicative;
• di conseguenza permette più facilmente di mettersi alla prova in situazioni nuove e di sperimentare il più ampio spettro di sensazioni possibili senza temere un blocco comuniativo o l’incomprensione degli altri.

Dal punto di vista dello sviluppo sociale, l’arte:
• insegna a elaborare opinioni sulle relazioni qualitative e non solo quantitative;
• favorisce le competenze socio–emozionali. Attraverso l’arte infatti il bambino impara a trovare un accordo con se stesso e a controllare i propri sforzi;
• può diventare un efficace strumento terapeutico per giovani problematici;
• quando presenta una natura multiculturale, favorisce l’integrazione del diverso.

Infine, per quanto riguarda lo sviluppo motorio, si può affermare che l’attività artistica migliora le funzionalità motorie attraverso l’esercizio e l’apprendimento della specifica tecnica artistica, aumentando la coordinazione fisica o anche “solo” oculo-mauale. In tal modo, di conseguenza, aumenta l’autostima del bambino, il quale si rende conto di riuscire a coordinare e controllare i propri movimenti.

In conclusione, si può affermare che, anche solo sottoforma di gioco, l’arte svolge un ruolo insostituibile nel trasmettere al bambino quelle competenze utili nell’affrontare la vita e nel contribuire, con la propria personalità, a costruire una società civile migliore.

A presto,

Giancarla.

P. S. Come suggerito dal link in bio della pagina Ig Leap of Dance Academy, il loro principale sponsor è Traveling Tutus, qui per avere informazioni sul loro lavoro e per finanziare i loro progetti, scuola compresa.

Fonti: Alfabeta2; AmericaDigital; Fanpage.it; FB Leap of Dance Academy; Ig Leap of Dance Academy; L’Opinione delle Libertà; Pipius e Mannos; Tafter Journal.

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