Maya Angelou, il canto del silenzio che ha dato voce ai neri d’America

Intellettuale per vocazione, poetessa, scrittrice, ballerina e cantante, amante dell’arte a tutto tondo, la cui luce interiore, come lei stessa direbbe, nulla è riuscito ad oscurare. Una bimba afroamericana nata nel Missouri degli anni’ 20, in grado di diventare simbolo della lotta per la libertà di un intero popolo ed autentico esempio di vita per tutti gli altri: Maya Angelou.

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Infanzia

Maya Angelou, il cui vero nome è Marguerite Ann Johnson, nasce il 4 aprile del 1928 a Saint Louis nel Missouri, Stati Uniti, dal portiere Bailey Johnson e dall’infermiera Vivian Baxter. Un anno prima di lei nasce il fratello Bailey Jr. che fin da bambini le conferisce il soprannome Maya, da lei scelto in seguito come nome d’arte.

Quando Maya ha 3 anni, a seguito della separazione dei genitori, insieme a Bailey, viene mandata dalla nonna paterna Annie Henderson, in Arkansas.

I fratellini vi rimarranno 4 anni, fino a quando, nel 1935, il babbo non torna a prenderli per riportarli a Saint Louis e permettergli di crescere insieme alla madre.

Tuttavia, proprio in un momento in cui Maya si trova in casa da sola, a 8 anni viene brutalmente abusata dal nuovo compagno della madre, Freeman.

Sconvolta, Maya si confida con il fratello che a sua volta parla con il resto della famiglia. Freeman viene incarcerato ma subito rilasciato, per poi essere trovato assassinato pochi giorni dopo, probabilmente per mano degli stessi zii di Maya.

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Il potere delle parole

L’evento è talmente traumatico per la bambina da condurla al mutismo per ben 5 anni, sentendosi responsabile per l’accaduto, soprattutto per l’omicidio del suo aggressore che attribuisce all’aver “parlato” raccontando tutto quanto le è successo.

Sarà proprio la profonda elaborazione degli eventi a farle comprendere il potere delle parole e del raccontare, conducendola, a partire dagli anni ’60, a “non stare più zitta” e a combattere con ogni mezzo affinché tutti sappiano la condizione dei neri d’America e soprattutto delle donne nere.

Lo spirito artistico

Con l’aggressione di Maya e la morte di Frreman, lei e Bailey vengono rimandati a casa della nonna in Arkansas, dove rimangono per diversi anni.

L’infanzia difficile fortunatamente non riesce a spegnere del tutto il fuoco vitale di Maya: grazie ad un’insegnante, Mrs Bertha Flowers, la bambina torna a parlare scoprendo il mondo della letteratura e dei grandi autori come Dickens e Shakespeare.

Quando Maya ha 14 anni, nel 1942, insieme a suo fratello decide di tornare a vivere con la mamma che, nel frattempo, si è trasferita in California. Qui, durante gli anni della seconda guerra mondiale, studia in una scuola professionale per diventare autista di funivia.

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Una meternità inaspettata

Nel 1944, a 16 anni, Maya rimane inaspettatamente incinta e, poco dopo aver ottenuto la licenza professionale, dà alla luce suo figlio Clyde, diventando a 17 anni una ragazza madre ma anche la prima donna nera di San Francisco a guidare una funivia.

Nel 1951, quando ha circa 23 anni, Maya conosce l’elettricista greco Tosh Angelos – del quale prende il cognome usato a completamento del suo nome d’arte – e, nonostante i matrimoni interrazziali non siano ancora visti di buon occhio, decide di sposarlo. Tosh è un aspirante musicista ed introduce Maya al mondo della danza e dello spettacolo, spingendola a prendere lezioni di danza moderna.

Insieme ad alcuni ballerini e coreografi, Maya forma un corpo di ballo chiamato Al and Rita e, anche per studiare altri stili di danza, per un breve periodo insieme al marito e al figlio, si trasferisce a New York per poi tornare nuovamente a San Francisco.

La fine del matrimonio e il decollo della carriera artistica

Nel 1954, Maya e Tosh si separano. Lei rimane a San Francisco con Clyde e, per mantenere entrambi, balla nei locali della città iniziando ad usare il nome d’arte Maya Angelou.

Tra il 1954 e il 1955, la carriera di Maya si evolve e inizia a viaggiare per l’Europa con l’opera di Gershwin Porgy and Bess. Esperienza che le permette di iniziare a praticare diverse lingue e, nel 1957, di registrare anche un album musicale chiamato Miss Calypso che le dà modo di prendere parte vocalmente al film Calypso Heat Wave, in uscita nello stesso anno.

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La riscoperta della letteratura e l’attivismo politico

Nel 1959, a 31 anni, Maya fa la conoscenza del romanziere John Oliver Killens che la spinge a trasferirsi a New York e a rispolverare l’amore per la letteratura che l’aveva salvata dal trauma infantile. Entrando nell’ambiente degli scrittori afro-americani, ha modo di incontrare diversi intellettuali dell’epoca, tra questi John Henrik Clarke, Rosa Guy, Paule Marshall.

Attraverso l’incontro con questi personaggi, si avvicina alle lotte per i diritti civili dei neri e, nel 1960, ascoltando anche un discorso di Martin Luther King, decide di sostenerne attivamente la causa diventando un attivista anti-apartheid.

Un nuovo inizio

A partire dal 1961, Maya coniuga carriera artistica e attivismo politico.

Recita in The Blacks e incontra l’attivista sudafricano Vusuzu Make con il quale intreccia un’intensa relazione. Insieme al figlio e al nuovo compagno, Maya si trasferisce al Cairo dove inizia a lavorare per un giornale in lingua inglese con sede in Egitto, The Arab Observer.

Nel 1962 Maya e Vusuzu si lasciano e lei, insieme a Clyde, si trasferisce in Ghana. Qui, coinvolta in un importante incidente stradale, vi rimane fino al 1965 svolgendo diversi lavori: scrive pezzi per l’Università del Ghana, alcune testate giornalistiche locali e Radio Ghana, recita per il Teatro Nazionale del Ghana e viaggia tra Berlino e Ginevra portando nei teatri ancora The Blacks. L’impegno politico non viene trascurato continuando a mantenere contatti con la comunità degli Afroamericani espatriati, incontrando anche Malcom X.

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Maya ha 34 anni quando decide di tornare negli Stati Uniti proprio per sostenere il leader nell’organizzazione dell’Organization of Afro-American Unity, ma poco dopo questo viene assassinato infrangendo i sogni di Maya che, devastata, decide di raggiungere il fratello nelle Hawaii.

Tra il 1965 e il 1968 si avvicina una volta per tutte al mondo della scrittura, continuando a portare avanti collaborazioni con diverse istituzioni legate sia al mondo dello spettacolo che alla lotta per i diritti civili. Consolida i rapporti con gli intellettuali afroamericani e nel 1968 ottiene dal manager Jerry Purcell il finanziamento necessario a supportare la sua attività di scrittura.

1968-1969

Divenuta un volto noto dell’attivismo americano, nel 1968 Martin Luther King le chiede di organizzare una marcia che, tuttavia, mai avrà luogo in quanto, per un brutto scherzo del destino, poco dopo, come Malcom X, anche King viene assassinato, e proprio nel giorno del 40° compleanno di Maya.

La perdita anche del leader Martin Luther King è un nuovo colpo per Maya: entra in uno stato depressivo tale da condurla momentaneamente ad una fase di latenza, simile a quella vissuta dopo l’aggressione subita da bambina. Ma il nuovo periodo di oscurità segna di fatto per Maya un’ulteriore fase di rinascita.

Si mette a scrivere assiduamente e dà vita a Blacks, Blues, Black!, una serie di documentari che raccontano il profondo legame tra il blues e la cultura afroamericana. E una sera, a cena con amici, ha l’ispirazione per la scrittura di I Know Why the Caged Bird Sings – Il canto del Silenzio (fino al 1944), la prima delle 7 autobiografie che la renderanno nota a livello mondiale, pubblicata poi nel 1969.

Maya Angelou

Il grande successo degli anni ’70

Da questo momento il nome di Maya Angelou diventa noto in tutto il mondo per il suo spessore intellettuale e la sua capacità creativa, dunque inizia a lavorare sia negli Stati Uniti che in Europa promuovendo il suo libro e scrivendo testi e musiche sia per il teatro che per la TV che per il cinema, dando vita ad ogni genere di prodotto, dalle colonne sonore, ai monologhi alle poesie.

Nel 1973 inoltre, a San Francisco, si sposa una seconda, con lo scozzese Paul du Feu.

Negli anni ’70 continua il suo impegno nel raccontare la sua vita. Nel 1974 e poi nel 1976 escono la seconda e la terza autobiografia, Gather Together in My NameUnitevi nel mio nome (1944-1948) e Singin’ and Swingin’ and Gettin’ Merry Like Christmas (1949-1955).

Gli anni ’80

Nel 1981, quando Maya ha 53 anni, il suo secondo matrimonio finisce con un nuovo divorzio.

In questo anno viene pubblicato il quarto libro della scrittrice, The Heart of a Woman (1957-1962), e Maya, donna di mezza età la cui vita è stata stravolta nel bene e nel male da un successo inaspettato, sente il bisogno di prendersi una pausa e riconnettersi con il proprio passato, decidendo per questo di tornare nei luoghi della sua infanzia.

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Maya intervistata da Oprah Winfrey.

In questi anni, Maya, nonostante non abbia mai conseguito una laurea inizia ad essere chiamata nelle università per tenere lezioni di scrittura e offrire testimonianze grazie anche ai tanti interessi che animano la sua vita: è appassionata di filosofia, teologia, etica, scienza, teatro e letteratura, ovviamente. La sua attività di insegnante e relatrice universitaria continuerà interrotta fino al 2013. Nel 1986 esce la sua quinta autobiografia, All God’s Children Need Traveling Shoes (1962-1965)

Gli anni ’90

Ormai un personaggio consolidato nel mondo intellettuale, oltre i suoi consueti appuntamenti, viene invitata nel 1993 a recitare la sua poesia On the Pulse of Morning durante la cerimonia di insediamento del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, la cui interpretazione le vale un Grammy Award, mentre nel 1995 è invitata a recitare al 50° anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, un’altra sua poesia, A Brave and Startling Truth.

Nel 1996, inoltre, a 68 anni, Maya realizza anche l’obiettivo di diventare regista, dirigendo il film Down in the Delta.

Gli ultimi anni

E’ il 2002 a quasi 40 anni dopo l’uscita del primo libro, Maya pubblica la sua sesta autobiografia, A Song Flung Up to Heaven (1966-1969).

In questi anni è ancora forte il suo interesse politico, tanto da partecipare attivamente alla campagna elettorale per l’elezione del nuovo presidente degli Stati uniti del 2008. Alle primarie sostiene Hillary Clinton per poi, con tutta la comunità afroamericana, sostenere e festeggiare l’elezione del primo presidente nero, Barack Obama.

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Maya con Barack Obama.

In questi anni, il suo sostegno alla comunità nera si fa più forte che mai, consapevole della propria notorietà, non manca mai alle commemorazioni nei confronti dei più grandi intellettuali, uno su tutti, Martin Luther King, alla cui memoria è rimasta sempre fortemente legata.

Nel 2013, a 85 anni, Maya pubblica la settima ed ultima autobiografia Mom & Me & Mom (sul rapporto madre-figlia).

Si spegne nella sua casa in Carolina del Nord a 86 anni, il 28 maggio 2014, avendo già in programma la scrittura di un ottavo libro.

Ma perché tanto successo?

Potrebbe essere una domanda che vi siete posti leggendo la storia di Maya. Del resto ha scritto solo la sua vita che, per quanto interessante, nel mondo trova tante similitudini, dunque: perché dare tanto credito proprio a lei e non a tanti altri scrittori forse, tecnicamente parlando, anche più meritevoli?

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Il Doodle dedicatole da Google il 04.04.2018 in occasione di quello che sarebbe stato il suo 90° compleanno.

Perché Maya fin da subito, compreso il potere delle parole ed il peso specifico che queste possono assumere nel definire il destino di una persona, ha sempre scritto in modo vero. Riuscendo lei stessa, in prima persona, a formulare pensieri e poi a tramettere messaggi dal marcato peso esistenziale, al limite del filosofico, tali da indurre chi la legge o ascolta, alla riflessione, senza potersi limitare al semplice scorrere piatto delle parole. Una più chiara consapevolezza di questo, potete averla dalla visione di questo video sulle regole del successo.

Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire. […] La mia missione nella vita non è semplicemente di sopravvivere, ma prosperare; e farlo con passione, compassione, umorismo e stile.

– Maya Angelou

A presto,

Giancarla.

Fonti: fanpage.it; frammentirivista.it; ilpost.it; Omnama; Repubblica.it; Wikipedia.

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