Nella mia famiglia: dalla famiglia tradizionale cinese alla famiglia arcobaleno

Trama: Hao è cinese, vive da vent’anni negli Stati Uniti dove porta avanti la passione per la regia, ha una relazione duratura, sta per diventare padre… ed è gay. Decisamente troppe informazioni da far digerire alla propria famiglia tradizionalista che vive in Cina.

Anno: 2019   Paese: Usa
Titolo originale: All in my family   Durata: 40min
Genere: documentario esistenziale   Voto: 3/5

Un documentario poco significativo a livello quantitativo durando poco più di mezz’ora, ma molto pregnante a livello qualitativo. Si muove tra i due estremi di uno dei più grandi dilemmi della società contemporanea: l’incontro/scontro tra famiglia tradizionale e famiglia arcobaleno. Sempre che le due realtà non riescano, volesse Iddio, ad imparare a convivere.

Ma nel caso del nostro documentario, non si affronta solo una tematica sociale, ma si entra nel vivo nelle dinamiche personali e familiari di un quarantenne, consapevole di se stesso e dei suoi desideri che, per amore del suo compagno ma anche della sua famiglia d’origine, cerca di gestire le aspettative di tutti tentando di non urtare la sensibilità di nessuno.

Il limite tra egoismo e amor proprio

E qui, andando oltre il dilemma: famiglia tradizionale vs. famiglia arcobaleno, se proprio non riusciamo ad accettare che l’una non escluda l’altra, ci poniamo di fronte un’altra e ancora più significativa questione morale: fin quando è giusto mettere da parte la propria felicità per quella di chi amiamo? Quando pensare a se stessi è egoismo e quando invece è amor proprio? Una domanda non da poco che prima o poi, per motivi più o meno seri, tutti ci poniamo, soprattutto nei confronti della nostra famiglia.

Anche Hao Wu, nei confronti dei suoi genitori tradizionalisti e di suo nonno ultranovantenne che aspetta un nipote, si arrovella il cervello cercando una risposta.

Sa che la sua famiglia lo ama immensamente e se è negli Stati Uniti da vent’anni è solo grazie ai loro sacrifici, ferirli dicendogli che ha deciso che non il suo compagno di avere dei bambini con madre surrogata, li ammazzerebbe. Ma allo stesso tempo, la sua vita è negli Usa, con il suo compagno e i bambini in arrivo, seppur la sua famiglia non dovesse accettare le sue scelte il suo quotidiano non cambierebbe più di tanto, “se non” per il dover accettare di non essere accettato dalla sua famiglia d’origine, lui con il suo compagno e i suoi bambini.

Il silenzio che vale più di mille parole

Eppure, ascoltando le interviste che Hao fa ai suoi familiari, vediamo che la lontananza culturale

tra lui e i suoi affetti non ha minato l’affetto che li unisce, e lo si scopre dalle frasi rotte e dai silenzi ad alcune domande. Proprio quei silenzi daranno speranza a Hao, permettendogli di inserirsi pian piano in uno spazio che non solo lo farà riavvicinare alla famiglia – l’amore di nonna spesso move il Sole e le altre Stelle – ma gli darà la forza anche di meditare davvero quale sia la soluzione più adeguata rispetto a suo nonno: il vero patriarca della sua famiglia.

A presto,

Giancarla.

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