Joaquin Phoenix: dallo stigma di fratello in lutto alla vittoria del premio Oscar

Vincitore del premio Oscar 2020 come miglior attore protagonista per la sua interpretazione del film Joker, con una vita degna a sua volta di un film biografico, questa settimana l’articolo sugli esempi di resilienza non poteva non essere dedicato a Joaquin Phoenix.

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Infanzia

Joaquin Rafael Phoenix, alla nascita Joaquin Rafael Bottom, nasce a San Juan, Porto Rico il 24.10.1974 dal californiano e cattolico John Lee Bottom e dalla newyorkese ed ebrea Arlyn Sharon Dunetz. È il terzo di cinque figli, i fratelli sono River nato nel 1970, Rain nata nel 1972, Liberty nel 1976 e Summer nel 1978. Tutti portano nomi ispirati alla natura tranne Joaquin che tra l’altro, fin dalla nascita, ha uno strano segno sul labbro superiore simile ad una cicatrice. Per questo, per non sentirsi escluso dalla fratellanza, sin dall’età di 4 anni sceglie di farsi chiamare da tutti Leaf (foglia), sfruttandolo come nome d’arte per diversi anni.

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Joaquin con i fratelli. E’ il bimbo accucciato a terra.

Un contesto famigliare difficile: la vita nomade e la setta dei Bambini di Dio

Il contesto familiare in cui Joaquin e i suoi fratelli crescono, è atipico: la madre Arlyn infatti conosce il padre John facendo l’autostop dopo essere scappata di casa. La coppia nel giro di poco si sposa nel 1969 e inizia a vivere da nomade in varie comunità hippie degli Stati Uniti portando con sè i figli che piano piano vengono al mondo. Inoltre, girovagando qui e là, l’intera famiglia Bottom si avvicina alla setta religiosa dei Bambini di Dio che li porta a diventare missionari in America Latina continuando la vita da nomadi fino al 1978.

Il “rinascita” negli Stati Uniti e le difficoltà economiche

Delusi dalla vita nella comunità religiosa, i Bottom tornano negli USA stabilendosi in Florida e decidendo di cambiare legalmente il proprio cognome in “Phoenix”, in riferimento all’araba fenice che risorge sempre dalle proprie ceneri, volendo simboleggiare un nuovo inizio per l’intera famiglia.

Dopo poco, in cerca di una vita migliore, la neofamiglia Phoenix sceglie di trasferirsi a Los Angeles.

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La famiglia Phoenix al completo. Joaquin è il bimbo con la maglietta blu.

Tuttavia, mantenere una famiglia di 7 persone non è semplice. Tutti insieme infatti, per contenere le spese, vivono in un appartamento con una sola camera da letto dove i proprietari di casa non consentono di avere bambini. Mentendo, John e  Arlyn si dichiarano una coppia senza figli e, alla presenza dei padroni di casa, nascondono i bambini nei modi più impensati.

È in questo momento particolarmente duro che i fratelli Phoenix inziano ad esibirsi per strada e a partecipare a vari concorsi ad Hollywood. Nel corso di una competizione, vengono notati dalla talent scout Iris Burton, che li spinge a prendere parte a un casting: vengono immediatamente scritturati dalla Paramount, dalla regista Penny Marshall.

L’esordio nel mondo dello spettacolo

Joaquin esordisce nel mondo dello spettacolo all’età di 8 anni, nel 1982, con la serie tv Sette spose per sette fratelli, in cui il protagonista è il fratello maggiore River che ben presto, grazie ad una serie di interpretazioni drammatiche di rilievo diventa un’icona teen in tutto il mondo degli anni ’80 e inizi ’90, segnando di fatto un’intera generazione di pubblico.

Seguendo la strada di River, anche i fratelli minori tra cui Joaquin, continuano a muovere passi nel mondo dello spettacolo seppur con meno clamore.

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Joaquin da bambino.

Joaquin, nel 1986, approda al cinema con Space Camp, diretto da Harry Winer, tra il 1982 e il 1989 colleziana altre partecipazioni a diverse produzioni per la tv e torna al cinema nel 1987 con Russkies di Rick Rosenthal, e nel 1989 con Parenthood, di Ron Howard.

Una famiglia dei marcati valori etici e morali

Nonostante le modalità atipiche e non sempre auspicabili con cui crescono i fratelli Phoenix, la loro si rivela una famiglia molto unita che educa i ragazzi alla sensibilità nei confronti degli altri, della natura e degli animali. Inoltre, in casa Phoenix, nonostante la carriera intrapresa dai figli, per diversi anni continua a non essere presente una Tv, dunque per River, Joaquin & co. la vita da set continua a lungo ad essere solo un hobby/fonte di guadagno extra senza realizzare davvero il peso culturale e sociale della carriera che stavano intraprendendo. E, viaggiando e confrontandosi con molteplici realtà, tutti i ragazzi Phoenix fin dall’infanzia optano convintamente per una vita relativamente semplice, a contatto con la natura e povera di alimenti e vestiario di origine animale, scegliendo in età adulta nel caso di Joacquin, una vita da attivista animalista e ambientalista, e sostenitore della dieta vegana.

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I fratelli Phoenix insieme. Joaquin è il ragazzino con la bocca aperta.

L’abbandono delle scene

Forse a seguito anche dell’educazione ricevuta, non trovando più particolari stimoli, un giovanissimo Joaquin, sul finire degli anni ’80 decide di allontanarsi dal mondo dello spettacolo, di viaggiare e di seguire il padre in Messico.

A riportarlo negli Stati Uniti, un tragico evento che segnerà per sempre la vita della famiglia Phoenix e di molte carriere delle showbiz.

La morte di River Phoenix

Per qualcuno tra i più giovani il nome River Phoenix potrebbe non dire nulla, associandolo magari, solo negli ultimi giorni, al profondo discorso fatto da Joaquin al momento della premiazione nella notte degli Oscar, eppure, qualche parola per questo giovane e talentuoso attore venuto a mancare troppo presto, è doveroso spenderla.

Oltre ad essere stato l’apripista delle carriere dei suoi fratelli, River è stato una vera e propria icona degli anni ’80, in grado di collezionare in poco più di 10 anni di carriera la bellezza di quasi 30 film, lasciandone in sospeso molti altri per i quali era stato già scritturato.

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River Phoenix all’inizio degli anni ’90.

Qualche accenno? Suoi dovevano essere i ruoli di Daniel Molloy in Intervista col vampiro e del figlio di Mag (Susan Sarandon) in Ritrovarsi, entrambi del 1994; lo stesso può dirsi per Arthur Rimbaud in Poeti dall’inferno e Jim Carroll in Ritorno dal nulla, entrambi del 1995 e interpretati poi da Leonardo di Caprio. Aveva inoltre già firmato per Broken Dreams di John Boorman e Neil Jordan, come co-protagonista con Winona Ryder, ma a seguito della sua morte il film fu cancellato. Negli anni, soprattutto dopo la sua perdita, ha influenzato l’esito di tante produzioni tra cinema, musica e tv, ispirando ancora oggi registi, attori e cantati. Tra questi gli attori Keanu Reeves, Leonardo di Caprio, James Franco, i gruppi R.E.M. e Red Hot Chili Peppers, e il cantante Jay-Z. Inoltre, in un’intervista, James Cameron, autore e regista del celeberrimo Titanic ha dichiarato che immaginando il personaggio del giovane Jack si era ispirato a River e che per questo lo avrebbe voluto nel ruolo, interpretato poi ancora una volta da Leonardo di Caprio.

Insomma, il nome di River Phoenix continua ad essere sinonimo di un talento indimenticabile tra le colline di Hollywood ma anche simbolo di una vita spezzata troppo in fretta a causa di scelte sbagliate, che dovrebbe fungere da monito per molti.

River Phoenix muore miseramente per overdose su un marciapiede di Los Angeles la notte del 31 ottobre 1993, a soli 23 anni, tra le lacrime e le parole disperate della chiamata di soccorso del fratello minore Joaquin, poco più che 19enne, appena tornato dal Messico.

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Joaquin e River da adolescenti.

Cosa abbia spinto River a fare uso di stupefacienti probabilmente non lo sapremo mai, forse la stessa e più potente pressione che spinse Joaquin ad andare in Messico. Quel che sappiamo è che per i suoi affetti, questo determina un momento di crisi inimmaginabile.

Lo stigma di fratello in lutto

Comprensibilmente, per la famiglia Phoenix inzia un periodo non facile ed in particolare per Joaquin, la cui chiamata al numero di emergenza, registrata, viene ritrasmessa per mesi e mesi in tutti i programmi tv in cui si continua a parlare (e a speculare) sulla morte di River.

Duramente provato, Joaquin decide di ritirarsi ancora e più aspremente a vita privata, incuriosendo ulteriormente i media che iniziano a identificarlo come “il fratello in lutto”.

Il ritorno sul set

Nonostante quanto si dica su di lui, dopo due anni circa, Joaquin decide di tornare a lavorare e lo fa con Gus Van Sant, nel film To die for del 1995, molto apprezzato dalla critica.

Riprende attivamente a lavorare nonostante la morbosità dei media e le voci di un suo profondo malessere psicologico. Ma in questi anni, oltre alla morte di River ed il ritorno alle scene, la vita di Joaquin infiamma i rotocalchi anche per un altro motivo: la sua vita sentimentale. In particolare tra il 1995 e il 1998 vive una seguitissima relazione con l’attrice Liv Tyler.

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To die for, 1995.

Le prime candidature agli Oscar e la vittoria del Golden Globe

Continua a lavorare e, nel 2000, riceve la sua prima candidatura ai BAFTA, al Golden Globe e all’Oscar, vincendo il premio Critics’ Choice Awards come attore non protagonista grazie all’interpretazione del crudele Commodo nel film Gladiator di Ridley Scott; nel 2006 invece, ottiene la candidatura ai BAFTA e all’Oscar come miglior attore protagonista per il ruolo di Johnny Cash in Walk the line, vincendo con lo stesso personaggio il suo primo Golden Globe. In tale ultima circostanza si rifà vivo il fantasma della morte di River quando, richiedendo l’interpretazione di Johnny Cash di confrontarsi con temi come l’abuso di sostanze e la sofferenza per la perdita di un fratello, i media tornano a speculare duramente su quanto la tragica esperienza di vita di Joaquin lo abbia aiutato a dare vita al perosnaggio. A tal proposito, più e più volte, Joaquin tenta inutilmente di smentire.

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Gladiator, 2000.

La dipendenza da alcool, l’ansia costante e la feroce autocritica

Nonostante le costanti smentite negli anni riguardo la sua salute psichica precaria, nel 2005 Joaquin Phoenix prende la difficile ma saggia scelta di ricoverarsi spontaneamente in un centro di recupero per dipendenti da alcool, decidendo, una volta uscitone, di continuare a seguire gli incontri degli Alcolisti Anonimi.

Egli stesso, in un intervista al New York Times, dichiara che la scelta di farsi aiutare sia la cosa migliore che abbia mai fatto in tutta la sua vita in quanto accortosi che ormai la propria sensazione di benessere dipendeva esclusivamente dall’alcool.

Ma oltre questo, un altro problema affligge tutt’oggi Joaquin: l’ansia. Anche in questo caso, al New York Times racconta:

Per le prime tre settimane di riprese di un film sudo e basta. Ma é un’ansia pura e mi piace!

Ammette anche di essere molto feroce con se stesso, soprattutto sul lavoro, non ritenendosi mai soddisfatto delle proprie prestazioni attoriali. Infatti, parlando della sua interpretazione di Johnny Cash afferma:

È stato davvero difficile per me lasciare il film. Ero arrabbiato e ferito e mi sentivo abbandonato. Non sapevo cosa fare. Il film non sarebbe mai stato all’altezza dell’esperienza che ho avuto, che ho sentito.

Il falso ritiro dalle scene

Al di là delle nuove consapevolezze sviluppate da Joaquin e l’impegno dimostrato per rimettere in piedi la propria vita anche a seguito di un pericoloso incidente d’auto che lo vede coinvolto nel 2006, i rotocalchi tornano a parlare di lui quando nel 2008, a 34 anni, improvvisamente afferma di voler abbandonare la carriera di attore per dedicarsi all’hip hop. Per molto tempo, nelle sue apparizioni pubbliche appare trascurato ed intrattabile lasciando chiunque basito e mettedendo di fatto in pausa la propria recitazione per ben due anni.

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Ma è il 2010 quando emerge la verità: da ben due anni Joaquin sta prendendo parte ad un progetto dell’allora cognato Casey Affleck volto a ridicolizzare il mondo dei media e del gossip che si alimenta sacchegginado e mettendo alla berlina il privato delle celebrità. ll documentario viene presentato fuori concorso alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Il ritorno alle grandi produzioni

Dal 2012 inizia finalmente un vero e proprio periodo fortunato per il 38enne Joaquin: prende parte a The Master di Paul Thomas Anderson e ottiene la sua terza candidatura ai BAFTA, al Golden Globe e all’Oscar, vincendo la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile al Festival del cinema di Venezia.

L’anno successivo interpreta il tanto drammatico quanto originale Her ottenendo una nuova candidatura al Golden Globe così come accade nell’edizione seguente con Vizio di forma e nel 2017 con A Beautiful Day – You Were Never Really Here, vincendo con quest’ultimo ruolo la Palma d’Oro al Festival di Cannes per la migliore interpretazione maschile.

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The Master, 2012.

Anche sul piano sentimentale, nonostante la sua vita sembra essere stata segnata da diverse relazioni importanti, in questi anni torna il sereno. Dal 2016 infatti, è legato all’attrice Rooney Mara.

Joker e la consacrazione definitiva al mondo delle star del cinema

Nonostante la lunga carriera di Joaquin, abbiamo visto come la sua vita seppur interessante, sia stata emotivamente poco invidiabile. Leggendo alcune sue interviste si rimane a volte pervasi da un profondo senso di solitudine di cui certamente i media di tutto il mondo sono in parte più che responsabili.

Joaquin ha vissuto momenti critici e in parte si può ipotizzare che li viva ancora anche solo ripercorrendoli con la memoria ma, in modo quasi inspiegabile, forse anche solo per puro dispetto nei confronti di tutti quelli che lo davano per spacciato già da quella fatidica telefona del 1993, oggi ce l’ha fatta: a smarcarsi dall’immagine del fratello in lutto e dall’essere la seconda scelta dello star system dopo il fratello River, e ad avere una carriera propria, stupenda ed invidiabile nonostante le critiche perfide ricevute.

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Joker, 2019.

Così, nel 2019, a 45 anni, arriva nelle sale con Joker di Todd Philips, e tra il 2019 vince ogni premio immaginabile un attore. Candidato come miglior attore protagonista ottiene: il Critics’ Choice Awards, lo Screen Actors Guild Awards, il Premio BAFTA, il Golden Globe e, alla quarta candidatura, il fatidico Oscar accompagnato da Rooney Mara facendo un nobile discorso: chiede scusa ai colleghi per i comportamenti inappropriati avuti negli anni, si toglie qualche sassolino dalla scarpa in merito ai suoi interessi da attivista e ricorda l’indimenticabile fratello maggiore River.

Questo articolo è dedicato a Joaquin Phoenix perché dalla casa con una sola camera da letto è passato a vincere l’Oscar? No. Questo articolo è dedicato a Joaquin Phoenix perché nonostante la propria naturale sensibilità, dalle sue debolezze e dalla propria fragilità ha appreso, facendo mea culpa, chiedendo pubblicamente scusa, dimostrondo riconoscenza e cercando di offrire al mondo la parte migliore di sé che, attraverso la profondità delle ultime interpretazioni, evidentemente sta riuscendo ad offrire.

Il 27 settembre 2020, Joaquin e Rooney Mara danno alla luce il loro primo figlio, un maschietto che scelgono di chiamare River.

A presto,

Giancarla.

Fonti: Amica; appiapolis.it; Biografie on line; cinefilos.it; controcampus.it; Il Fatto Quotidiano; La scimmia pensa; La repubblica; Lifegate; madmass.it; My movies; Virgin Radio; Wikipedia.

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