Messiah – stagione 1

Trama: in Medio Oriente improvvisamente compare un uomo di circa trent’anni in grado di toccare gli animi dei palestinesi al punto di indurli ad avvicinarsi al confine con Israele e cercare finalmente la pace tra i popoli. Le Intelligence amaricana e israeliana iniziano immediatamente le proprie indagini.

Anno: 2020   Paese: USA
Titolo originale: Messiah   Episodi: 10
Durata: 40-50min   Genere: thriller   Voto: 4,5/5

Senza quasi che ce ne accorgessimo dati i grandi titoli aggiunti di recente nel catalogo Netflix, Messiah si sta rivelando una vera rivelazione – scusate il gioco di parole dal sapore religioso.

Ma la verità è che in molti, incuriositi dalla trama, ci siamo accostati a Messiah subito dopo Capodanno per ammazzare il tempo finendo però con il rimanere incollati davanti allo schermo! Non so quanti tweet devo aver letto con scritto “binge watching”. Non è salutare, ma di fatto, è ciò che abbiamo fatto in molti.

Gli originali Netflix sono noti per essere un po’ “lenti”, il ritmo di molte serie tv spesso prevede uno o due episodi iniziali di preparazione un po’ noiosi, un colpo di scena incredibile intorno al 3°, 4° e, se si tratta di 8-10 episodi, il racconto che si fa interessante intorno al 5° con l’exploit narrativo tra 8°, 9° e il gran finale da fiato sospeso con il 10°.

Messiah come pochi altri invece ha il grande privilegio di partire con il botto mantenendo un ritmo incalzante per tutto il tempo, senza perdere mai un colpo, aggiungendo anzi piccoli tasselli sempre più adrenalinici responsabili di fatto del succitato binge watching.

Un’idea geniale…

Ciò che ha spinto molti ad iniziare Messiah (compresa me), è l’idea di fondo oggettivemente geniale che da vita alla trama, ossia molti popoli e religioni attendono ancora la venuta del Messia piuttosto che una Rivelazione o l’arrivo dell’Apocalisse, spesso invocando questi eventi anche con insistenza professando grande Fede. Ma cosa accadrebbe davvero al nostro mondo, quello del 2020, di Internet, Smartphone, ingenti investimenti alla base di tutto e intrecci diplomatici che neanche Beautiful?

Questa è la domanda di partenza e questo è ciò che vediamo accadere nei dieci episodi quando il nostro mondo viene improvvisamente scosso dalla comparsa in Medio Oriente di un uomo di cui non si sa nulla, al di sopra di ogni Fede e nazionalità, in grado di parlare diverse lingue, che, riuscendo a smuovere gli animi di uomini e donne di tutte le fedi religiose, crea proselitismo in tutto il mondo professando amore, altruismo e pace.

Cosa ne sarà dei delicati equilibri internazionali quando gli uomini sembrano non credere più nelle promesse dei loro governi? Cosa ne sarà degli equilibri internazionali, della geopolitica, delle alleanze e …delle guerre in cui fin troppi interessi entrano in gioco? Ma soprattutto: chi è quest’uomo che tutti chiamano il Messia?

… che solleva questioni morali.

Domande delicate che vediamo attanagliare in primis i funzionari dei servizi segreti americani e israeliani che su di lui iniziano subito ad indagare. Ma domande che incuriosiscono anche chi guarda. E voi? Avete Fede in una religione? Credete fermamente nei dogmi della vostra religione?

E se arrivasse qualcuno a chiedervi di seguirli davvero, completamente, magari abbandonando tutto in favore degli altri, cosa fareste?

Interrogativi morali non da poco quelle in grado di sollevare Messiah in un attento spetttore.

Io stessa mi sono posta queste domande e sinceramente, forse perché non particolarmente credente, penso farei parte degli scettici seppur mi metterei in ascolto, ovvero senza lanciarmi in categorici rifiuti proverei a capire il più possibile. Probabilmente per iniziare mi butterei su qualche onnipresente maratona Mentana 😀

Avere Fede

Una cosa è certa, con i suoi monologhi, i riferimenti al Piccolo principe e le riflesisoni dei protagonisti, Messiah evidenzia una grossa crisi di Fede nella nostra epoca. Non mi riferisco alla mera questione religiosa, bensì al più alto grado della fiducia, a quella fiducia che si ripone in qualcuno per istinto senza avere qualcosa in cambio, un pegno o una garanzia, e che normalmente si ripone in una persona che si ama incondizionatamente come un genitore o un figlio.

Messiah ci fa capire come nei rapporti di questa epoca tutti noi sempre, abbiamo bisogno di prove, di fatti, senza riuscire più a fidarci neanche della nostra ombra vivendo con la costante ansia di guardarci le spalle. Peccato che camminando sempre girati all’indietro finiamo spesso con il perderci i bei panorami inesplorati che ci si palesano davanti.

A presto,

Giancarla.

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