The Irishman

Trama: un anziano signor Sheeran accetta di parlare con l’ex pubblico ministero Charles Brandt e di raccontare la sua vita come sicario del clan mafioso dei Bufalino.

Anno: 2019   Paese: USA   Titolo originale: The Irishman
Durata: 209min   Genere: storico   Voto: 5/5

Ed eccoci di fronte ad un capolavoro. The Irishman, con il suo cast stellare ed un comparto tecnico magistrale, si presenta per il capolavoro che è ancor prima di essere visto. Favorito ulteriormente dall’attesa spasmodica del pubblico, regala una serata, se non due, degne di poche pellicole. Imperdibile sul piano cinematografico, interessante sul piano culturale.

Il film segue la vita di Frank Sheeran (1920-2003), un uomo di origini irlandesi interpretato da Robert De Niro che, avvicinatosi casualmente ad una famiglia italiana, diventa il braccio destro dei Bufalino, potente famiglia mafiosa dell’America di metà ‘900.

Vediamo come Frank, mano esecutrice di decine di omicidi in circa 40 anni, dopo una vita celando segreti inconfessabili, ormai anziano e unico superstite del clan, decide di raccontarsi all’ex pubblico ministero Charles Brandt (che scriverà il libro L’irlandese. Ho ucciso James HoffaI Heard You Paint Houses da cui è tratto il film).

Diversi piani temporali per una narrazione a 360°

Il film dunque, inizia in una casa di riposo, dove un anziano Frank accetta di parlare con Brandt.

La narrazione si dipana su tre piani temporali: quello del passato remoto in cui Frank incontra Russell Bufalino (alias Joe Pesci) e accetta di collaborare con lui e la sua famiglia, quello del passato prossimo in cui, già sessantenni, Frank, Russell e le loro mogli intraprendono un lungo viaggio in macchina per partecipare ad un matrimonio della famiglia Bufalino, ed infine quello del presente in casa di riposo, appunto.

Inizialmente, come facilmente intuibile, molti elementi dell’evoluzione della sceneggiatura non sono chiari, soprattutto il perché si stia raccontando del viaggio a quattro verso Detroit, tuttavia, nelle circa 3h e 29’ che compongono il film, ogni tassello torna al suo posto.

Negli anni, vediamo che oltre che con la famiglia Bufalino, Frank si lega ad un’altra persona molto importante, stringendo una particolare amicizia con il potente sindacalista degli autotrasportatori James Hoffa (alias Al Pacino), in grado di influenzare le sorti delle elezioni e delle decisioni alla Casa Bianca, all’epoca abitata dai Kennedy.

Proprio i Kennedy, con le loro implicazioni determineranno le sorti di molti uomini durante gli anni ’60 scegliendo di intrecciare i loro rapporti sia con i Bufalino che con Hoffa, trascinando lo stesso Sheeran in intrighi che lui stesso e noi con lui mai avremmo immaginato.

Il rapporto con i fatti reali

Quanto raccontato i in The Irishman, se mai vi stesse chiedendo fossero fatti realmente accaduti, corrisponde fedelmente a quanto raccontato da Frank a Brandt. Se poi davvero sia andato tutto come da lui asserito, non è dato saperlo in quanto, come già detto, tutti i protagonisti della storia all’epoca dell’incontro Sheeran-Brandt erano ormai già morti.

È proprio su questo inesorabile cammino verso la morte di chi sceglie la via della malavita che si muove costantemente il film, ricordandoci spesso con scritte e fermi immagine quando e in quali circostanze uno specifico personaggio verrà a mancare. E due morti in particolare segneranno gli eventi di The Irishman: la morte del presidente Kennedy e la sparizione mai chiarita di James Hoffa, insieme all’evento senza ritorno dell’invasione USA della Baia dei Porci.

Un cast stellare per uno stile inconfondibile

The Irishman vede la regia di Martin Scorsese e per la sua mano si caratterizza. Un film corposo, carico di dialoghi a tratti anche grotteschi, poche musiche, e l’approfondimento dettagliato di ogni aspetto, dando vita ad un vero colossal che, nonostante la sua importanza anche in termini di tempo, non annoia mai.

Il cast, avrete capito essere il non plus ultra, con il protagonista Robert De Niro e i coprotagonisti Joe Pesci ed Al Pacino. Ottimo anche il doppiaggio con le voci che hanno reso inconfondibili i tre grandi attori in Italia. Non si può non apprezzare Leo Gullotta/Joe Pesci dall’accento marcatamente catanese.

In merito all’interpretazione, nella mia umile opinione, cercando la perfezione nel meglio del meglio, ho trovato impeccabile Al Pacino. Ovviamente, non mi stancherò mai di dirlo, parliamo di un film pazzesco dove tutto il cast è il ritratto del talento e della bravura, soprattutto considerando che ogni personaggio è rappresentato in fasi diverse della propria vita (come non intenerirsi di fronte un Joe Pesci nonnino tremolante o un Frank ormai provato che cade con il bastone?) ma il mio cuore, per tutte le 3 ore è stato per Al Pacino: sempre così naturale e perfetto da essere commovente per la pura arte che da lui scaturisce.

Pura Arte

The Irishman, anche se non dovesse essere il vostro genere, è un film che va visto perché è Arte. Quando si parla di arte cinematografica in grado di emozionare tanto quanto un dipinto di Botticelli o una scultura di Canova, ci si riferisce proprio a capolavori come questo che non possono mancare nel bagaglio culturale di ognuno di noi.

A presto,

Giancarla.

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