Phil Hansen, l’Artista: il tremore alla mano e il grande amore per il disegno

Cosa fareste se la vostra più grande passione fosse il disegno e in giovane età vi diagnosticassero un disturbo neurologico causa di un tremore alla mano? Questo è stato il terribile dilemma affrontato da Phil Hansen, uno dei più originali e talentuosi artisti dell’epoca moderna.

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Infanzia e formazione

Phil nasce a Benton City, Washinton (Stati Uniti) nel 1979. Ha un’infanzia piuttosto normale. Fin da piccolissimo manifesta una grande passione per l’arte e, dopo il diploma alla Shelton High School, nel 1997 inizia a frequentare il Northwest College of Art and Design, a Poulsbo, Washington.

La tecnica pittorica che predilige in assoluto è il puntinismo che, nato in Francia sul finire del XIX secolo, si avvale delle capacità percettive dell’occhio umano prevedendo che il colore venga dato tramite una serie infinita di puntini posti in modo tale che, visti da lontano, diano la percezione di un’immagine precisa e ben definita.

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Félix FénéonPaul Signac, 1890, Museum of Modern Art, New York.

Un tremore alla mano

Durante i suoi studi (e i suoi disegni), il giovanissimo Phil inizia a notare un tremore alla mano destra. Cercando di tenere fermo il tratto, usa sempre più forza nell’impugnare la matita ottenendo l’effetto contrario di infiammare la mano e aumentare il tremore.

Pieno di rabbia, Phil si chiude in se stesso. Decide di non rivolgersi a nessun medico, abbandona gli studi e accantona l’arte.

Passano 3 anni. Il tremore permane e anche l’amore per l’arte di Phil che, finalmente, decide di farsi coraggio e contattare un neurologo: “Disturbo neurologico permanente enfatizzato dal grande esercizio nel puntinismo” è la diagnosi. La buona notizia è che non è destinato a peggiorare se non si affatica la mano; la cattiva è che essendo permanente, Phil dovrà imparare a conviverci per il resto della vita.

“Accetta il tuo tremore!”

È lo stesso neurologo che ascoltando la sua storia, suggerisce a Phil di accettare il suo tremore: solo da quel momento potrà creare una nuova immagine di se stesso e aprirsi a nuovi scenari per la sua vita e le sue passioni.

Phil, determinato, torna a casa e inizia a riflettere. Si ammorbidisce e prova a disegnare lasciando che la mano tremi. Dà sfogo alla sua passione e, giorno dopo giorno, si accorge che in modo diverso rispetto a come era abituato, riesce comunque a disegnare: non è il singolo tratto a produrre di disegno ma, posizionandosi in punti diversi del foglio, pur con una linea ondeggiante, progressivamente riesce a creare effetti di luce ed ombra che che nel complesso generano figure molto dettagliate e sofisticate.

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Phil comprende che può ancora fare arte, ma che deve trovare un suo linguaggio, accettando se stesso e andando oltre la rigidità con cui in passato aveva appreso molte tecniche.

Inizia a sperimentare e si accorge che il modo in cui intendere il disegno è cambiato così come è cambiata l’espressività che ne emerge che appare più intima, autentica e originale.

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Rotto il ghiaccio, Phil pensa di poter trovare il modo di aggiare il suo tremore: non si limita più a disegnare solo con le mani ma comincia ad usare tutto il corpo, soprattutto i piedi, creando dipinti enormi che invadono il suo giardino. Inizia a sperimatare nella scultura optando per opere in 2d avvalendosi di una fiamma ossidrica per i dettagli e via via inizia a scegliere materiali e tele su cui dipingere sempre più grandi in cui il tremore risulta sempre meno rilevante e la mano stessa non è costretta ad esercizi di manualità fine.

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“Paul”. Phil Hansen. Piedi e vernice su lenzuolo.

Questo stravolgimento della visione artistica dona a Phil la percezione di nuovi orizzonti dell’arte. Pieno di entusiasmo riprende gli studi, si laurea e inizia a guadagnare qualche soldo da poter investire in nuovi materiali.

Ma, come accade a chi lavora grazie alla propria creatività, sopraffatto dai tanti cambiamenti che hanno condizionato la sua giovane vita, ora che ha tutti i mezzi e gli strumenti utili al suo lavoro, Phil vive un blocco creativo.

Un nuovo modo di intendere l’arte e la vita

Così, abbandonando ancora una volta quanto aveva fin lì conquistato, torna alle origini e si risiede a tavolino con la matita in mano lasciando che il suo tratto tremolante scorra libero. Realizza un disegno usando come tela dei bicchieri vuoti di Starbucks.

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“Daudi”, Phil Hansen. Matita su 50 bicchieri di Starbucks.

Così facendo ha una nuova intuizione: accettare le proprie limitazioni non vuol dire aggirarle, ma renderle parte della propria vita trovando la chiave di volta che le trasformi in elementi distintivi se non in punti di forza.

Nel 2007 arriva una svolta inaspettata. Gira un video time-lapse di due giorni, chiamato Influence in cui dipinge sul suo torso, uno sopra l’altro, trenta quadri, ciascuno rappresentante una diversa persona che ha avuto un influsso nella sua vita. Dopo aver finito, toglie lo strato di pittura creatosi e ritaglia su questo la sagoma del suo profilo.

Il video diventa virale e ricondiviso milioni di volte donandogli una visibilità inaspettata e Phil inizia a condividere su internet la creazione delle sue opere; tra queste un ritratto di Bruce Lee realizza solo a colpi di arti marziali e vernice.

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“Bruce Lee”, Phil Hansen. Dipinto a colpi di arti marziali.

Comprende poi che il processo creativo di un artista non è necessario che inizi e finisca nell’artista stesso, ma che l’apporto di altre persone, l’emotività e i punti di vista degli altri possono rafforzarlo e sostenerlo. Per questo decide di installare una webcam mentre lavora così da poter dialogare con le altre persone, scambiarsi idee, opinioni e confidenze. Mentre lavora gli viene in mente che ciò che gli raccontano può diventare a sua volta parte di un’opera d’arte: le parole scritte in stampato diventano l’unità minima che compone il suo nuovo disegno.

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Un dettaglio di “A Moment”, Phil Hansen.

Evolvendosi la sua arte, si evolvono ancora i suoi pensieri: intuisce che l’arte, dimensione bellissima della vita, come qualsiasi cosa bella sia destinata a terminare, concependo però la sua fine non come un limite invalicabile ma come la liberazione suprema di un’idea volta a dare vita a nuove e più importanti idee. Dunque inizia a lavorare con materiali facilmente degradabili. Costruisce opere con i fiammiferi e appena terminate, gli da fuoco. Usa i gessetti, ghiaccio e candele. Produce 23 opere e la fa rientrare nel progetto Good bye Art.

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“Jimi Hendrix on Fire”, Phil Hansen. Realizzato assemblando i fiammiferi.

In questo modo Phil impara a lasciar andare imperfezioni, paure, ansie da prestazione, ma anche a non essere geloso del bello che ha nella propria vita imparando a condividerlo. Solo lasciando andare, condividendo e aprendosi al mondo la sua creatività verrà alimentata. Per lui questa è l’arte: un processo perpetuo di creazione che non dipende dai risultati. Siamo nel 2008.

La sua carriera artistica decolla

Nel 2009 è selezionato per creare l’artwork ufficiale della 51° edizione dei Grammy Awards e da quel momento la sua carriera artistica decolla.

Nel 2012 pubblica il libro Tattoo a Banana: And Other Ways to Turn Anything and Everything into Art in cui racconta in modo semplice e compresibile a tutti cosa siano per lui l’arte e la creatività.

Nel 2013 è invitato al TED (Technology Entertainment Design) 2013, un prestigioso ciclo di conferenze organizzate da un ente no profit  il cui unico scopo è di diffondere “idee che vale la pena diffondere”. Tra gli ospiti delle diverse edizioni Bill Clinton, il Premio Nobel James Dewey Watson, il fisico Murray Gell-Mann, il cofondatore di Wikipedia Jimmy Wales, i cofondatori di Google Sergey Brin e Larry Page e il fondatore di Microsoft Bill Gates. A marzo 2017 Papa Francesco vi ha preso parte inviando un video.

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Phil Hansen parla al TED 2013.

Nel 2015 pubblica un secondo libro Phil Hansen: In Process, raccolta delle sue opere più caratteristiche, seguito nel 2018 dalla sua terza pubblicazione When I Was 7…: Hundreds of Memories from When People Were 7 Years Old, un’antologia di più di 600 storie di persone all’età di 7 anni destinata ad emozionare e far riflettere.

Phil Hansen: l’Artista

Oggi Phil gira il mondo realizzando ed esponendo le proprie opere e ispirando artisti e non raccontando la sua storia.

Accettare il tremore per Phil non significa solo aver accettato di nuovo l’arte nella propria vita, ma aver accettato la vita stessa perché gli uomini vivono da sempre la loro vita limitati da qualcosa ed è questo che li muove verso il miglioramento.

Le limitazioni possono sembrare la cosa più improbabile per sviluppare la creatività, ma forse è uno dei modi migliori per liberarci delle abitudini, ripensare le categorie e sfidare le regole comuni. E invece di raccontarci di cogliere l’attimo, forse dovremmo ricordarci ogni giorno di prendere in considerazione le nostre difficoltà.

Phil Hansen, al TED 2013.

A presto,

Giancarla.

Fonti: Pensare creativo; philinthecircle; TEDtalk; Wikipedia: Phil HansenPuntinismo.

 

 

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