Minimalismo: un documentario sulle cose importanti

Trama: Joshua e Ryan, noti al grande pubblico come the minimalists, i minimalisti, ci spiegano il loro modo di intendere la vita.

Anno: 2016   Paese: Usa
Titolo originale: Minimalism: a documnetary about important things
Durata: 80min   Genere: documentario motivazionale   Voto: 4/5

Con grande curiosità sulle vostre opinioni, oggi vi parlo del Minimalismo come stile di vita. Come avrete capito, mi appoggio al documentario del 2016 Minimalism: a documnetary about important things in cui due amici, Ryan Nicodemus e Joshua Fields Millburn, a seguito di una serie di intuizioni, raccontano come hanno iniziato a vivere facendo a meno del superfluo. Attenzione: facendo a meno del superfluo, non vivendo in povertà o ristrettezza.

Questa scelta, a loro dire, li ha indotti a porsi domande sulle proprie vite aggirando il consumismo, e a concentrarsi sulle loro reali necessità esistenziali trovando di riflesso maggiore serneità ed equilibrio.

Le origini del Minimalismo

Ryan e Joshua si rifanno al movimento minimalista (n.d.r. minimalismo, termine fu coniato nel 1965 dal filosofo dell’arte inglese Richard Wollheim) nato negli anni ’60 che ha dato origine ad un radicale cambiamento delle concezioni artistiche prevedendo l’espressione semplicifata di emotività ed emozionalità attraverso la riduzione visiva della realtà a pochi elementi (spesso figure geometriche) e pochi colori.

Successivamente il concetto di minimalismo si è espanso dall’arte ad altri aspetti della vita come l’architettura, l’arredamento e la letteratura.

Negli ultimi anni si è giunti al minimalismo anche come stile di vita, concependolo come un ritorno all’essenzialità delle cose importanti per la vita umana. Tra gli esponenti di spicco del movimento, proprio Ryan e Joshua.

Perché il Minimalismo come stile di vita

La questione che loro pongono (sostenuti da uno stuolo di esperti) si incentra sul meccanismo secondo cui i molteplici e crescenti stimoli odierni prodotti da un uso sconsiderato e inconsapevole delle nuove tecnologie, insieme ai cambiamenti sociali enormi, hanno fatto sì che il focus dell’uomo mutasse.

Per secoli infatti, nell’intento di sopravvivere, gli uomini hanno sviluppato un costante senso biologico di insoddisfazione motivato dal bisogno primario di procacciare più cibo per sè, per la propria famiglia e per la sempre crescente comunità di appartenenza. Tuttavia, al giorno d’oggi, epoca in cui in Occidente si vive meglio di quanto non sia mai vissuto nella storia umana, tale senso di insoddisfazione innato trova pungolo e sfogo nell’alzare sempre più l’asticella del proprio benessere sulla base di quanto osservano intorno a noi.

Ma ciò che osserviamo non è l’affermazione di nuovi bisogni reali da soddisfare, bensì puro marketing, fonte di guadagno per chi lo pubblicizza, che, per indurre in tentazione e arricchirsi, propone il nuovo Benessere come sempre più irrinuciabile.

A questo punto, le energie che gli uomini spendevano per conquistarsi la sopravvivenza ed essere appagati, le spendono tentando una costante scalata sociale, un’evoluzione di status non definita da ciò che si è, ma da ciò che si possiede: si è considerati delle persone di successo se si acquista una seconda casa al mare, ma non se si raggiunge il massimo della felicità guardando un tramonto in spiaggia abbracciati al proprio partner.

In tal modo si confondo priorità ed equilibiri umani mettendo in crisi famiglie e relazioni. Basta pensare alle coppie di genitori che si trovano a discutere, anche animatamente, sulla necessità o meno di acquistare il nuovo telefono ultimo modello per il figlio adolescente. Per non parlare poi dei rapporti tra pari, tra amici o colleghi con cui spesso si creano silenti competizioni con annessi squilibri insensati nei rapporti. Pensate a quante volte, anche solo inconsciamente, ci paragoniamo agli altri per cercare di capire se siamo alla loro altezza: non ci chiediamo se siamo felici come loro, ma se siamo al loro stesso livello lavorativo, economico, patrimoniale ecc.

Andando più in profondità, quante volte tutti noi siamo tristi e per tirarci sù, ci buttiamo su qualcosa di materiale decidendo di comprare oggetti, vestiti o accessori di cui non abbiamo alcun bisogno?

Il Benessere per l’uomo è soprattutto psicologico

Ecco, tutto questo rappresenta il lato negativo della vita moderna. Quest’ultima ovviamente ci ha concesso l’opportunità di migliorare enormemente il nostro tenore di vita, tuttavia dobbiamo ricordarci che il concetto di benessere per l’uomo, una volta soddisfatti i beni primari di mangiare, bere e dormire in un luogo sicuro, si dipana in una miriade di aspetti primariamente psicologici per cui l’uomo, per vivere a pieno la propria esistenza e non limitarsi esclusivamente a sopravvivere, non potrà mai fare a meno di curare la propria emotività tanto quanto la propria fisicità.

L’uomo, in quanto a bisogni psicologici, non è mutato: necessita di vivere a contatto con altri uomini, di sentirsi amato, apprezzato e accolto. Solo così anche il soddisfare i bisogni materiali acquisisce significato. Possiamo vivere sereni in restrizioni economiche se con tanti affetti sinceri, ma non possiamo fare altrettanto se abbiamo tanti possedimenti e nessun affetto sincero con cui condividerli.

Sulla base di queste nuove consapevolezze, i due amici hanno deciso di rivedere i propri convincimenti scegliendo di eliminare tutto ciò che affolla la propria vita ma che di fatto crea solo caos, distrazione e non agiunge utilità, per dedicare spazio materiale e tempo solo a cose, attività e persone per loro davvero significative.

A tal proposito molto interessnate è l’osservazione dell’economista e sociologa Juliet Schor che fa notare come si debba raggiungere il reale materialismo, ossia considerare e rispettare gli oggetti per ciò che sono. Riconoscergli la loro utilità, sfruttarli fino all’ultimo e dare valore al lavoro di chi li ha realizzati. Oggi invece si considera il materialismo in un chiave distorta, considerandolo in quanto tipologia di vita in cui si da spazio esclusivamente agli oggetti. Ma ciò che accade in verità è che il materialismo è di fatto un simbolismo: gli ogetti non sono parte della nostra vita in quanto tali, bensì perchè rappresentazione di uno status sociale o di un obiettivo da raggiungere. Una volta dimostrato ciò che vogliamo dimostrare, gli oggetti perdono valore e ne desideriamo subito di nuovi per rimarcare o migliorare la nostra immagine. Come lo chiamereste voi tutto questo se non insicurezza cronica?

Per esempio, avete mai notato che seppur nell’aramadio abbiate molti vestiti, alla fine mettete sempre gli stessi? Ecco, la domanda è: perché tenete tutti quei vesttiti se non vi servono? La vostra risposta, ipotizzo, è “perché non si sa mai” Ma non si sa mai che cosa? Siete sicuri semplicemente che l’idea di avere mezzo armadio vuoto non vi spaventi perché, chissà, poi ho la sensazione di non avere abbastanza vestiti, le persone potrebbero pensare che indosso sempre le stesse cose, che non ho abbastanza soldi ecc.? E quante scarpe avete? E quante ne mettete? Quante ne avete comprate e mei indossate? E perché le tenete ancora?

Abbandonando il superfluo vediamo tutto più chiaro

Abbandonando il superfluo, secondo Ryan e Joshua, tenendo solo ciò che ci serve e che davvero aggiunge valore alla nostra vita, riusciamo a vedere tutto più chiaro. Prima di tutto in casa, poichè avendo meno oggetti, non solo non ne dimentichiamo nessuno potendo usarli tutti al meglio, ma manteniamo più facilmente l’ordine e l’igiene. Questo genera un ambiente più spazioso, luminoso ed accogliente crendo in noi una maggiore sensazione di controllo della nostra vita. In questo modo ci sentiamo più al sicuro e, almeno in casa, molte discussioni con coinquilini e familiari per oggetti smarriti e spazi condivisi sparirebbero.

Ma soprattutto maggiore serenità quotidiana e il minore tempo dedicato al superfluo (la ricerca, lo shopping, lo smaltimento), ci donerebbero diversi benefici immediati:

  1. maggiori concentrazione ed energia per riconoscere e soddisfare i nostri bisogni psicologici;
  2. maggiore tempo da dicare ad altro (intendendo noi stessi, i nostri interessi, le nostre passioni, i nostri amici, la famiglia ecc.);
  3. maggiori risparmi per acquistare ciò che è davvero in grado di migliorare la nostra vita.

Vi ripeto che non si tratta di vivere come San Francesco, ma “solo” di domandarsi prima di acquistare “Quest’oggetto mi serve davvero?”, “Che cosa mi spinge a comprarlo?”, e in primis “Perché sono entrato nel negozio?”

Qualche giorno fa, per esempio, ho fatto un giro tra i negozi per ammazzare il tempo (già partivo male). Avrei comprato di tutto perchè c’erano cose secondo me davvero bellissime eppure provando a pormi qualcuna di quelle domande, mi sono accorta che quei vestiti già li possiedo. In colore o forma diversa, ma già li ho. Per questo alla fine, anche un po’ stanca mentalmente, ho deciso di lasciar perdere e di non comprare nulla. Del resto a pensarci bene, una sessione di shopping intensivo per me può essere pari ad un biglietto verso la Sardegna e, sapete com’è, seppur il costo simile dei due acquisti, il valore del secondo non è paragonabile a quello dle primo! Dunque niente shopping e va bene così.

Il concetto dietro il movimento Minimalista è proprio questo: circondarsi solo di ciò di cui si ha bisgno o che ci fa stare davvero bene. Tutte le altre energie è bene dedicarle a migliorare la propria vita dando spazio ai rapporti umani, magari ad una cena in più con gli amici, ad un viaggio in più verso verso la famiglia o a vivere un’esperienza significativa e arricchente come un massaggio, una coccola dall’estetista o un finesettimana fuoriporta con il partner.

Mantenere sempre la propria capacità critica

Infine, per onestà, mi permetto di farvi notare che il documentario è solo un documentario e che, a pensarci bene, a sua volta è costruito per ammaliare il pubblico pur parlando paradossalmente di un argomento come quello della vita minimalista.

Per questo vi invito a mantenere sempre la vostra capacità critica allenata, ascoltando e non condividendo necessariamente ogni affermazione (io per esempio, in questo caso non ho apprezzato il discorso fatto sulla sclerosi multipla), ma comprendendo e decidendo di accettare consapevolmente, se vi va, il messaggio di base che c’è dietro ogni discorso e che oggi, nel caso di Minimalism: a documnetary about important things è: se per acquistare un telefono nuovo c’è sempre tempo, per la nostra serenità no e non possiamo permetterci di non godercela. Riflettete su quest’ultimo punto, mi raccomando.

A presto,

Giancarla.

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