Maria Montessori, la donna più interessante d’Europa

Ebbè ragazzi, non ho voluto inaugurare questa sezione con Maria Montessori per non essere troppo ripetitiva, ma capite che, necessariamente, prima o poi, avrei dovuto dedicare un articolo sulla resilienza anche a lei. Perché? Perché parliamo di una delle donne più importanti per l’emancipazione femminile in Europa, di colei sui cui studi si basano i sistemi scolastici di tutti Paesi più all’avanguardia del mondo nonché l’unica in grado di dare un taglio scientifico ad argomenti che fino a quel momento, venivano trattati esclusivamente in chiave filosofica.

Ma non perdiamoci in ulteriori chiacchiere: signore e signori, ecco a voi la straordinaria vita di Maria Montessori.

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Infanzia

Maria nasce il 31.08.1870 a Chiaravalle, in provincia di Ancona, unica figlia dell’impiegato Alessandro Montessori e Renilde Stoppani. Entrambi i genitori sono persone colte ed istruite, il babbo proviene da una famiglia nobiliare bolognese e la mamma è nipote del celebre abate Antonio Stoppoani. L’ambiente culturale familiare si rivelerà per lei molto stimolante.

Nel 1873, per motivi di lavoro del padre, tutta la famiglia si trasferisce a Firenze per poi spostarsi stabilmente a Roma nel 1875. Qui, sostenuta dai genitori, inizia a frequentare le scuole.

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Il primo colpo di testa di Maria si ha nel 1883 quando, contrariamente a quanto fosse uso e costume in quegli anni per le donne, decide di iscriversi in un istituto tecnico interessata allo studio delle scienze naturali. Nel 1890 è una delle pochissime ragazze italiane a diplomarsi e a diplomarsi in un istituto tecnico: il Regio istituto tecnico “Leonardo da Vinci” di Roma.

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Non paga, Maria vuole ancora studiare e diventare medico. Ma siamo nel 1890, epoca in cui più della metà della popolazione italiana è analfabeta e tutte le donne laureate si contano nell’ordine delle decine mentre le donne medico sono solo quattro.

Si laurea in Medicina

Ma Maria non demorde. Si iscrive per due anni a Scienze naturali per colmare alcune carenze del suo curriculum di studi che non le permettono l’accesso diretto alla facoltà e, nel 1893 si iscrive a Medicina e Chirurgia de La Sapienza di Roma entrando di diritto al 3° anno di corso. Nel 1896, in regola con gli studi, si laurea con votazione 104/110. Ma anche qui ha un nuovo colpo di testa: non sceglie una tesi in materie femminili come ginecologia o pediatria, ma si impunta per laurearsi con un elaborato finale in psichiatria, studiando per mesi il comportamento dei bambini frenastenici.

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Maria il giorno della laurea.

Dopo gli studi, a 26 anni, continua a lavorare come assistente medico volontario all’interno della clinica psichiatrica dell’università e, attenta osservatrice della realtà circostante, inizia ad interessarsi delle questioni politiche del suo tempo: nel 1896 partecipa attivamente al Congresso internazionale delle donne di Berlino.

Una vita privata fuori dagli schemi

L’attenzione nei confronti della condizione femminile, l’emancipazione che tanto invoca per se e per tutte le donne, oltre che da un puro interesse intellettuale, è mossa da un evento inconcepibile per la società dell’epoca: nel 1898, in gran segreto, Maria Montessori, donna nubile, dà alla luce un bambino: Mario, concepito con il collega Giuseppe Montesano.

In quegli anni essere una mamma sola, non sposata, era una vera onta sociale insopportabile per la famiglia e per la donna stessa, per questo, dato il non concretizzarsi di un matrimonio tra Maria e Giuseppe, il piccolo Mario viene affidato ad una famiglia di contadini alle porte di Roma. Per Maria è un vero strazio, decide di accollarsi ogni spesa economica che riguarda la sua crescita e, appena possibile, scappa a trovare il bambino senza mai rivelargli la sua vera identità.

Interessi politici e carriera in ascesa

In questi anni il suo interesse politico e la sua carriera accademica crescono esponenzialmente. Nello stesso anno va a Londra per studiare gli approcci inglesi nei confronti dei bambini con disabilità intellettiva prendendo parte poi al primo Congresso nazionale pedagogico italiano, svoltosi a Torino, sollevando la questione dei bambini frenastenici che, a suo dire, non sono seguiti come meriterebbero.

Nel 1899, anno d’oro per lei, partecipa al Congresso internazionale per i diritti femminili a Londra, si reca a Parigi ad approfondire i suoi studi scoprendo gli approcci di Itard e Séguin, e, tornata in Italia, diventa consigliera della neonata Lega nazionale per la protezione dei fanciulli deficienti, ottenendo anche l’insegnamento di Igiene e antropologia presso l’Istituto superiore  di magistero femminile di Roma.

Nel 1900 viene inaugurata la prima Scuola Ortofrenica di cui diventa direttrice. Maria ha 30 anni.

Nel 1902 torna all’università, si iscrive alla facoltà di filosofia e ottiene l’abilitazione per insegnare antropologia nelle facoltà di Medicina e Scienze fisiche e matematiche.

L’attenzione si sposta sui bambini neurotipici 

Balzata agli onori della cronaca per i suoi successi accademici (negli anni Maria è riuscita a dimostrare che i bambini frenastenici, se ben seguiti, possono avere successi scolastici e non solo esattamente come tutti gli altri), viene avvicinata da Edoardo Talamo, direttore dell’Istituto dei Beni stabili di Roma, che ha intenzione di riqualificare il quartiere popolare di San Lorenzo, prevedendo appositi spazi per bambini che prenderanno il nome di Case dei Bambini.

Talamo vuole Maria come direttrice delle sue Case. Maria accetta la nuova sfida: vuol vedere se le sue deduzioni sono applicabili e utili anche con i bambini provenienti da disagio sociale. È il 1906. In questo anno partecipa anche alla battaglia per il diritto al voto delle donne e firma il proclama affisso sui muri di tutta Roma “Donne tutte: Sorgete!”

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Nel 1907 viene inaugurata la prima Casa dei Bambini e per Maria inizia una nuova fase di studi concentrandosi sui bambini tra i 3 e i 6 anni.

Nasce il Metodo Montessori

Nel 1909, dopo due anni di lavoro, viene pubblicato Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini. Maria capovolge completamente le convinzioni della pedagogia tradizionale dimostrando la sua tesi con modalità puramente scientifiche. Il suo volume diventa immediatamente un successo planetario e, nello stesso anno, prende vita il Primo corso di pedagogia scientifica per maestre.

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Una copia della prima edizione custodita in una biblioteca.

Nel 1911 inizia la sperimentazione della sua psicopedagogia in alcune scuole elementari della capitale e nascono i primi materiali sensoriali di sviluppo.

Nel 1912 muore la signora Stoppani e Maria, forse libera dalle pressioni della madre, nello stesso hanno riprende con sè suo figlio Mario ormai 15 enne. Da questo momento in poi i due saranno inseparabili, presentando sempre il ragazzo come un nipote.

Solo diversi anni dopo la morte di Maria, in un’Italia più moderna, si chiarirà che Mario Montessori era di fatto il figlio di Maria.

I viaggi intorno al mondo

Nel 1913 Maria e Mario partono per gli Stati Uniti dove lei è acclamata come “la donna più interessante d’Europa”. Da questo momento e per il resto della sua vita, Maria inizia una lunga fase di viaggi volti ad approfondire e diffondere i suoi studi.

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Nel 1915 muore il babbo e torna negli Usa. Nel 1917 fa un nuovo viaggio negli Usa per poi trasferirsi in Spagna.

Nel 1917 si trasferisce in Spagna con il figlio, la nuora e il primo nipote. Viaggia anche in Olanda dove incontra il biologo Hugo De Vries che le darà nuovi spunti di riflessione. Grazie all’arrivo dei nipotini e ai nuovi apprendimenti di biologia, inizia a studiare il neonato.

Il Regime Fascista e l’arresto della diffusione del metodo Montessori in Italia

Siamo nel 1923, Maria è ancora in Spagna e ha 53 anni. Nei Paesi che ha visitato il suo metodo è apprezzato e sta prendendo piede ma, con amarezza, constata che, a seguito della prima guerra mondiale e dei grandi cambiamenti politici in atto, in Italia i suoi studi non godono di grande fama.

Consapevole di questo, suo figlio Mario decide di scrivere personalmente al nuovo capo del Governo, Benito Mussolini, insistendo affinché le scoperte della madre possano ricevere il giusto spazio anche nella patria natia. Mussolini accoglie la richiesta e, nel 1924, a Roma, in via Gallicano è fondato quello che oggi è l’Opera nazionale Montessori. Presidente Giovanni Gentile, membro onorario Maria Montessori. Compito dell’Opera è “di conservare e diffondere il pensiero e l’opera di Maria Montessori, di svilupparne il patrimonio storico e scientifico, di garantire l’identità ideale e pratica del suo metodo”.

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Maria con il figlio Mario.

Gli anni passano e il metodo torna finalmente a farsi spazio anche in Italia.

Nel 1929 si tiene in Danimarca il primo Congresso internazionale Montessori con la fondazione dell’AMI – Associazione Internazionale Montessori. Negli anni successivi, dal 1932 al 1938, del Congresso si avranno ben 7 edizioni.

Nel frattempo in Italia le cose tornano a farsi complicate: il Regime diventa stringente, chiede agli insegnanti di giurargli fedeltà e proporne nelle scuole ideali e metodi educativi che poco si sposano con i principi di auto affermazione alla base della psicopedagogia montessoriana. Nel 1933, Maria Montessori si dimette dall’Opera nazionale e nel 1934 lascia l’Italia trasferendosi in Olanda.

Il periodo indiano

Nel 1939, a 69 anni, accompagnata sempre dal fedele Mario, per diffondere i suoi studi, Maria parte per l’India.

Nel frattempo la seconda guerra mondiale esplode in tutti i suoi orrori e lei, in quanto cittadina italiana in una colonia inglese, viene obbligata a rimanere ospite della Società Teosofica indiana mentre Mario è internato in un campo di concentramento. I due sono costretti a rimanere in India per anni, tuttavia, trattati con rispetto entrambi, gli anni indiani diventano cruciali per Maria per coronare i suoi studi: tiene dei corsi e osserva da vicino il modo in cui le mamme indiane si approcciano ai propri figli. Trova pace e serenità non mancando di farsi ritrarre in foto con indosso gli abiti tradizionali indiani e le ghirlande al collo. In questi anni mette a punto l’educazione cosmica rivolta ai bambini tra i 6 e i 12 anni.

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Breve ritorno in Italia

Finita la guerra, nel 1946 torna a Roma. Qui mette a punto i suoi studi sul neonato e definisce i nuovi corsi per educatori. L’Opera nazionale Montessori rinasce; a guidarla è Maria de Unterrichter Jervolino.

Di seguito un’intervista fatta a Maria Montessori in occasione del suo rientro in Italia, in cui auspica che presto anche qui si possa riabbracciare il suo metodo educativo. Purtroppo sappiamo che fino ad oggi, 2019, così non è ancora stato.

Gli ultimi anni

Nel 1949 riprendono vita i Congressi internazionali Montessori e, tornata stabilmente in Olanda, a 79 anni Maria è candidata per tre anni consecutivi al premio Nobel per la pace senza mai vincerlo.

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Nel 1951 invia all’UNESCO un messaggio dal titolo Il cittadino dimenticato.

Nel 1952, a 82 anni, pianificando un nuovo viaggio con destinazione l’Africa, Maria Montessori muore.

Che dire? Dopo cotanta vita, c’è poco da aggiungere se non di tenere bene a mente la lezione di caparbietà che questa donna piccolina di statura e dalla voce delicatissima, ci ha insegnato: caparbietà, studio e passione. Queste sono le parole che meglio descrivono l’incredibile vita della dott.ssa Montessori. Ragazzi, ragazze soprattutto, nulla ci è offerto su un piatto d’argento, ma l’impegno, la costanza e la fermezza prima o poi verranno premiati. Forse non diventeremo come la Montessori, ma di certo potremo fare la nostra parte per migliorare il mondo.

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
∼ Gandhi

A presto,

Giancarla.

Fonti: le ricerche realizzate con le Manine operose per il Corso Montessori. Se qualcuno fosse interessato a fonti dettagliate, mi contatti pure.

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