Corso Montessori #27: Disturbi dello Sviluppo e Nomenclature & Appaiamenti

Buongiorno a tutti in questa ultima domenica di maggio!

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Vicoletti belli nei pressi di piazza Navona, Roma.

Le osservazioni giungono al termine, le lezioni si intensificano e le scadenze si moltiplicano. Questo è ormai il mood del corso Montessori ad un paio di mesi dalla fine.

Le lezioni di questa settimana si sono incentrate principalmente su un tema molto caro al mondo dell’educazione: i disturbi dello sviluppo, nello specifico l’autismo. Tema in verità a me ancora più caro poiché attualmente è con questa realtà lavorativa che mi raffronto ed è stata questa esperienza ad avermi fatto capire che è l’educazione il settore lavorativo che mi appartiene ( per questo sono tornata a STUDIARE all’UNIVERSITA’ prima, e a prendere un corso di specializzazione poi, perché è giusto capire ciò che ci realizza ma è doveroso non improvvisarsi).

Tornando a noi, abbiamo trattato il tema dell’Autismo, o meglio, degli Autismi visto ogni persona nata autistica ha un autismo diverso da quello altrui, parlandone in chiave pedagogica grazie all’aiuto di una dottoressa espertissima in materia. Ricordo fin da subito che ogni diagnosi, qualsiasi essa sia, va svolta da un’ equipe medica. Parlare di autismo in un contesto formativo per educatori significa addestrarli a riconoscere dei campanelli d’allarme, ad arrivare dove a volte un genitore da solo non può arrivare, non per fare diagnosi appunto, ma per accorgersi se sia il caso o meno di contattare uno specialista.

Secondo le definizioni odierne è più corretto riferirsi all’autismo con la dicitura di Disturbo dello spettro autistico, inteso come un grande “contenitore” in cui far rientrare tutte le condizioni caratterizzate da disturbi del linguaggio e della comunicazione; disturbi dell’interazione sociale; e da interessi ristretti e stereotipati. Le prime manifestazioni insorgono sotto i 3 anni di vita, ma, nei bambini con un autismo ad alto funzionamento ossia più lieve (detto in modo molto molto spicciolo), possono non palesarsi fino agli 8 anni di età. Questo perché trattandosi di un disturbo della cognizione sociale, ossia alla base dell’autismo vi è la difficoltà nell’entrare in relazione con l’altro, fino a quando la società non ha nei confronti del bimbo richieste che egli non riesce a sopperire, il disturbo non si manifesta: più si cresce, più le interazioni si complicano, dunque fino agli 8 anni circa, i casi a più alto funzionamento si mimetizzano, per poi palesarsi in seguito.

Ciò che personalmente ho trovato molto interessante sono i nuovi studi sulle cause dell’autismo. Definire una causa scatenante è ancora impossibile, sembra infatti che ci sia la concomitanza di tanti fattori familiari , ambientali e di sfiga ( non si può chiamare diversamente), ma soprattutto che ci sia una distinzione tra le cause nelle diverse tipologie di autismo: l’autismo ad alto funzionamento sembra avere cause più riconducibili all’ereditarietà, mentre quello severo, ossia più manifesto ed invalidante, sembra essere figlio di una mutazione delle cellule successiva alla fecondazione, non “direttamente attribuibile” alla familiarità.

Inoltre vi è la grande questione dell’autismo e dei vaccini: i vaccini non causano autismo poiché si nasce autistici, come dicevamo due righe più su. Può capitare che dopo un vaccino si abbiano manifestazioni più evidenti del disturbo poiché i bambini autistici hanno spesso problemi immunitari e la sollecitazione del sistema immunitario da parte del vaccino può generare un’infiammazione che, tuttavia, ripeto, non è causa dell’autismo.

Concentrandoci ora su aspetti più pratici, legati al lavoro di educatori e genitori. Ciò che è importante sapere per scoprire se un bimbo ha potenzialmente dei disturbi dello sviluppo come quelli dello spettro autistico, bisogna ricordare che nella fascia d’età 0-24 mesi occorre tenere conto di alcuni aspetti fondamentali nella sua crescita:

  • come comunica
  • come si relaziona
  • come mantiene l’attenzione
  • come gioca
  • se ha capacità imitative
  • se manifesta comportamenti problema ossia aggressività verso se stesso, gli altri o le cose.

Se si avesse la sensazione che in tutte queste dimensioni o in buona parte di esse ci sia un’anomalia, prima di qualsiasi diagnosi fai da te, è giusto portare il bimbo dal pediatra che, tra gli 0 e i 18 mesi, ha il dovere di compiere 6 bilanci sulla sua crescita e proprio il bilancio dei 18 mesi, in merito all’autismo, risulta cruciale.

Un ultimo campanello d’allarme assolutamente da non sottovalutare è la presenza di regressioni rispetto ad apprendimenti acquisiti tra i 12 e i 24 mesi (es. il bimbo aveva iniziato a pronunciare alcune parole che improvvisamente non pronuncia più).

Al di là di quanto fin qui detto, se è vero che non si conoscono le cause dell’autismo e che da esso non si possa guarire, è doveroso dire che con questo disturbo si può vivere e anche bene, che esistono numerose terapie efficacissime e altrettanti esempi di persone autistiche che “ce l’hanno fatta”. Per questo vi rimando a scoprire chi è la mitica Temple Grandin.

Riprendendo temi più strettamente montessoriani, questa settimana ci siamo concentrati sul linguaggio, ovvero siamo entrati nell’interessante mondo delle nomenclature: attività che hanno come scopo diretto quello di ampliare il vocabolario del bambino. Sono arrivata a questo argomento un po’ spaventata poiché mi aspettavo qualcosa di più complicato, ma in verità si tratta di una serie di esercizi propedeutici molto carini che ti permettono di giocare con il bimbo e allo stesso tempo di trasmettergli muove parole.

Il primo è la nomenclatura con oggetti misti, ossia all’interno di un sacchettino sono contenuti degli oggetti molto diversi l’uno dall’altro per tipologia (e. pigna, mestolo, spugna e pallina) e, uno ad uno, con effetto sorpresa, si portano fuori dal sacchetto mostrandoli al bambino ripetendogli più volte il nome, chiedendogli più volte di spostarlo qui e là nello spazio di lavoro, di nasconderlo ed infine, se sa parlare, gli si chiede con varie strategie di ripetere il nome di ogni oggetto. Questo procedimento usato per le nomenclature è la Lezione dei 3 tempi, tecnica tipica del lavoro montessoriano con cui si favorisce l’apprendimento del linguaggio. Essendo più complessa di come ve l’ho descritta, per ogni approfondimento vi rimando qui.

Successivamente si ha la nomenclatura classificata per oggetti reali. Si presenta allo stesso modo, ma nella sacchetta ci sono oggetti reali dell’ambiente appartenenti ad una specifica categoria, per esempio la frutta; dunque nel sacchetto troveremo una mela, una banana, una pera e un kiwi. Una variante successiva può essere la stessa presentazione ma con delle riproduzioni o miniature: nel caso della frutta, si potranno scegliere dei frutti giocattolo.

Propedeutico alla nomenclatura è l’appaiamento, ossia l’associazione di elementi che hanno qualcosa in comune, in cui non si ha più la lezione dei tre tempi,  ma si cerca di favorire nel bambino lo sviluppo del concetto di uguale. Si inizia con l’appaiamento oggetto-oggetto, con coppie di oggetti messi stavolta in un cestino coperti da un foulard. Prima si tira fuori un esemplare per ogni tipologia e poi, con i gemelli rimasti nel cestino si inizia, uno alla volta, a fare l’appaiamento. Successivo è l’appaiamento oggetto-immagine, in cui, dopo aver tirato fuori tutti gli oggetti dal cestino, si realizza l’appaiamento di ogni oggetto con la sua immagine corrispondente. Inverso, ma con lo stesso procedimento è l’appaiamento immagine-oggetto, in cui è prima l’immagine ad essere riconosciuta e poi si ha l’appaiamento con l’oggetto corrispondente.

aiutami a fare da me
Un appaiamento immagine-oggetto.

Infine si ha l’appaiamento immagine-immagine che, per praticità, distinguiamo in due tipologie. La prima caratterizzata dall’utilizzo di un tabellone dove sono rappresentati in foto tutti gli elementi oggetto del nostro esercizio sui quali, volta dopo volta, pescando delle tessere, vanno sovrapposte le immagini corrispondenti es. la tessera della mela, va messa sull’immagine della mela sul tabellone. Data la natura dell’esercizio, questo è noto come Tombolina. La seconda tipologia di appaiamento immagine-immagine è quella che vede l’uso di coppie di immagini perfettamente identiche ma su una è presente in corsivo il nome dell’oggetto raffigurato. L’esercizio consiste nel tirare fuori prima tutte le immagini senza scritta e, in seguito, quelle con la scritta. Il bambino sotto i tre anni ovviamente si concentrerà solo sulle immagini uguali, ma vedere la scritta corrispondente inizia indirettamente a predisporlo alla lettura.

Non me l’aspettavo, ma questo articolo è uscito più corposo di quanto immaginassi. Dunque per oggi sarà il caso di fermarmi qui e che riprenda a studiare e lavorare per portare avanti tutti i compiti assegnatici. Più tardi andrò a votare e si, riposerò anche io!

A presto,

Giancarla.

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