The Society, il remake Netflix de’ Il Signore delle Mosche

Trama: un gruppo di liceali parte per una gita improvvisamente cancellata qualche ora dopo la partenza. Al loro rientro, dopo una notte di viaggio, sono di nuovo nel parcheggio della scuola, ma nessun genitore è venuto a prenderli. Presto si renderanno conto che la città è deserta, gli unici ad essere presenti, sono loro.

Anno: 2019   Paese: Usa
Titolo originale: The Society   Episodi: 10   Durata: 60 min
Genere: dramma distopico   Voto: 4,5/5

Vi propongo oggi in un gioiellino di Netflix ancora sottovalutato dal grande pubblico. Vi parlo di The Society. Ho scoperto questa nuova serie, uscita il 10 maggio 2019, per avere qualcosa di nuovo da vedere. Volevo qualcosa di carino ma non troppo impegnativo, perciò vista la trama interessante, ho scelto The Society. Ebbene, dopo il primo episodio non potevo crederci! Pensavo di aver trovato la variante di un dramma adolescenziale e invece, dietro una serie mal pubblicizzata, ho trovato un best-seller della letteratura di formazione, impareggiabile Il Signore delle Mosche! Con grande tristezza so essere anche questa un’opera poco nota, almeno in Italia, così ve ne parlerò oggi sperando di incuriosirvi.

Ho scoperto Il Signore Delle Mosche all’università quando si parlava di psicologia dei gruppi sociali, di pensieri di gruppo, regole sociali ecc. ci fu presentato questo libro riproponendoci la domanda che si pose nel 1954 il suo autore, William Golding: cosa accadrebbe se un gruppo di persone, nello specifico di ragazzi inglesi ben educati e di buona famiglia, si ritrovasse improvvisamente catapultato in un luogo isolato, senza alcun tipo di autorità che lo sovrasti? La risposta sembra immediata: sono persone “civilizzate”, si organizzerebbero alla meglio in una piccola comunità solidale ai fini di una sopravvivenza pacifica. Bene, William Golding ci dimostra che non è detto che sia proprio così. Ci racconta come la perdita di riferimenti conduca di fatto al ritorno della legge del più forte, all’egoismo e, in alcuni casi, al sadismo.

Il Signore delle Mosche è un libro di formazione prezioso perché ci fa capire che possiamo essere le persone più buone e docili quando siamo al sicuro ma che, se messe in condizione di pericolo, di scelta estrema tra noi e gli altri, nella totale libertà, si avrebbe la perdita di ogni inibizione, la totale anarchia volta al solo soddisfacimento dei bisogni personali. Probabilmente non sarebbe così per tutti, molto dipenderebbe dal gruppo di persone coinvolte, ma ciò che è da tenere a mente è che l’uomo è comunque un animale, e che in casi estremi, messo alle strette, nel bene e nel male, è il suo istinto che agisce. Tenendo a mente questa consapevolezza, in condizioni dure si può fare lo sforzo fin da subito di non abbandonare mai la propria “normalità”, continuando a mantenere vive le regole e le consuetudini del vivere comune così da non perdere nessuno dei punti cardini che potrebbero farci cadere in un baratro esistenziale. Il libro di Golding nel narrare è tragico, non fa sconti, mostra la brutalità a cui arrivano i ragazzi fino a toccare punti di bestialità in-ipotizzabili inizialmente.

Netflix, 60 anni dopo si pone la stessa domanda di Golding, immaginando un 2019 in cui un gruppo di adolescenti social, benestanti e snob di una cittadina della costa ovest degli USA, improvvisamente si ritrova in una sorta di universo parallelo (ma sarà proprio così??), in cui gli adulti sono spariti e la loro cittadina è priva di ogni collegamento con l’esterno. I ragazzi sono ufficialmente abbandonati a loro stessi e, come i protagonisti di Golding, devono capire come portare avanti le loro vite. Sono più di 100 adolescenti, con case e cibo a disposizione, ma senza regole, chiamati a spartirsi ogni bene di prima necessità, a fare turni di lavoro e di studio, imparando che per poter sopravvivere è necessario stabilire un criterio per fare tutto: occorre un leader, occorre un sistema di sicurezza, ma soprattutto occorre fiducia gli uni negli altri e questo, tra adolescenti abituati a like ed apparenza, non sarà affatto facile.

The Society si sviluppa in dieci episodi, è un telefilm che parla di adolescenti ma che non è per adolescenti, tant’è che è vietato ai minori di 14 anni. Spinge alla riflessione, induce a domandarsi sinceramente che cosa avremmo fatto al posto loro e ce li fa apprezzare, notando il coraggio ma anche la maturità di alcuni personaggi che crescono a vista d’occhio di fronte ad eventi gravissimi, sembrando improvvisamente adulti. E ci lascia con il fiato sospeso. Gli ultimi secondi del 10′ episodio potrebbero anche decretare la fine dell’intera narrazione, ma chissà, mi auguro di no, ammetto di sperare di vedere altro e avere nuove risposte perché, sono sincera, a Allie&Co. mi sono un pochino affezionata.

A presto,

Giancarla

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