Corso Montessori #14: la Seconda Osservazione, Pranzo, Sonno e Pannolino al nido

Dopo un’attenta riflessione, devo dire che forse ho finalmente capito perché questo Corso mi sta coinvolgendo così tanto: il Corso Montessori mi sta ridando certezze professionali; mi sta riavvicinando alla parte di me appassionata di Tutto che nell’ultimo periodo stavo un po’ perdendo; mi sta restituendo un po’ di sacrosanta illusione perché non bisogna essere dei creduloni immaturi nella vita, ma un po’ di positivo fatalismo è fondamentale per non rimanere bloccati nelle proprie paure. Bene, posso affermare che la famosa ventata di aria fresca che dicevo di percepire nei primi giorni di viaggi a Roma, ora so essere Speranza, Positività per il futuro perché tutto ciò che sto studiando mi sta dando conferme riguardo alle mie opinioni, i miei sogni, non conciliabili con una vita in provincia, ma possibili, condivisibili e giusti per me. Negli ultimi tempi, alcune difficoltà personali e lavorative mi stavano abbattendo troppo, mi stavano inducendo a rivedere l’immagine e le aspirazioni che avevo per me stessa, mentre la ventata di aria nuova del Corso e Roma mi hanno confermato che quei sogni possono essere effettivamente inseguiti, devo solo essere costante e determinata. Determinata al punto di legare le osservazioni alle lezioni e partire dall’Abruzzo alle 5.20 per essere nei nidi alle 9.00!

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Altare della Patria visto da via dei Fori imperiali, Roma

Seconda trasferta andata! Lunedì ho la terza e speriamo di non perdermi xD

In questa seconda osservazione ho visitato una struttura molto carina nei pressi del capolinea della Metro A – Battistini e devo dire che, sebbene diversa nell’approccio rispetto al Girasole, l’ho apprezzata molto.

La struttura in questione è Il Giardino dell’Infanzia, costituita da asilo nido e scuola dell’infanzia. La mia osservazione ovviamente si è svolta nel nido perciò, armata di una postura il più ergonomica possibile, mi sono accomodata su uno sgabello di fianco alla porta per la bellezza di 5 ore, La cosa che più mi ha colpita, oltre alla bravura di una giovanissima educatrice, è stato il clima di affetto che si percepiva costantemente nell’ambiente. Specifichiamo che l’educatrice non è la mamma del bimbo e che a lei non deve sostituirsi, che ha un ruolo educativo istituzionale, non puramente affettivo, e che dunque anche il modo in cui manifesta affetto al bambino deve essere non confondibile con quello di una zia o di una sorella. Consapevoli di questo, molte educatrici, forse anche per la paura di affezionarsi e di soffrire quando i bambini andranno via, tendono ad essere gentili e affettuose ma “fino ad un certo punto”, mantenendo sempre “una certa distanza”. Nel Giardino dell’Infanzia questo non c’era, trovando invece educatrici molto preparate e ferme con i bambini, ma anche talmente in grado di riconoscere i loro bisogni da non tirarsi mai indietro nelle richieste d’affetto, abbracciando e coccolando i bambini tutte le volte che lo ritenevano opportuno. Questa constatazione è stata per me molto importante poiché essendo una persona molto affettuosa, per gli esempi più austeri che ho avuto, ho sempre pensato di dover reprimere un po’ questo mio lato così emotivo. Il modo di lavorare del Giardino dell’Infanzia invece, mi ha fatto capire che questa parte di me come educatrice non va repressa, ma valorizzata e incanalata in modo costruttivo con i bambini, lasciando spazio anche ad un più sicuro dialogo non verbale ancor prima che verbale. Non vi nascondo che durante la mia formazione sono stata più volte ripresa per questo mia aspetto, ora invece inizio a capire che no, non sono sbagliata, devo solo imparare e sperimentare quello che sarà il mio stile educativo, unico e personale come lo è quello di ogni educatrice.

Per quanto riguarda le lezioni, devo dire purtroppo che questa settimana c’è stata la lezione più noiosa di tutto il corso. In genere i relatori invitati sono sempre molto preparati e appassionanti nelle loro lezioni: chi più, chi meno, grandi delusioni non ne ho mai avute. Questa volta invece, molto motivata io nell’ascoltare una lezione sulla relazione educatore-genitore, mi sono ritrovata a boccheggiare. La relatrice, sicuramente anche lei molto preparata, purtroppo ha tenuto una lezione (e un tono di voce!) veramente noiosa, con argomenti per nulla accattivanti e excursus esagerati su specifici interventi fatti dalla platea. Fortunatamente la situazione si è ripresa con le lezioni di pedagogia delle cure, ossia ciò che concerne il prendersi concretamente cura di un bambino, concentrandoci sui momenti del pranzo al nido, del sonno e dell’eliminazione del pannolino.

In merito al pranzo al nido, quando i bambini hanno raggiunto un determinato livello di autonomia è possibile farli mangiare insieme, in un unico tavolino da condividere con un bimbo a rotazione chiamato cameriere, che apparecchierà e sparecchierà la tavola. Inizialmente sarà l’educatrice a “fare il piatto” ai bambini, successivamente ognuno si servirà da solo dal piatto di portata, prima porto dall’educatrice e poi, una volta diventati ulteriormente autonomi, dal cameriere del giorno. In caso di necessità, l’educatrice, conoscendo ogni bambino, potrà aiutare a capire la quantità di cibo da mettere nel proprio piatto, così some se qualcuno dovesse avere bisogno di aiuto nel mangiare, non glielo negherà, ma si dialogherà con lui in modo da incitarlo a fare da solo.

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Foto: montessoriguide.org

Passando invece alla tematica del sonno, è da tenere a mente quanto questa attività svolta al nido abbia una valenza educativa enorme in quanto denota da parte del bambino la capacità di affidarsi agli altri, di fermarsi ad ascoltare ed ascoltarsi, di saper riconoscere il proprio bisogno di riposo e quello degli altri e, da parte dell’educatrice, di saper supervisionare attentamente i bambini anche nel silenzio.
Per far sì che tutto questo accada, occorre che l’ambiente in cui avviene il sonno sia intimo, ordinato, rassicurante, pulito e caldo, con pareti dai colori pastello chiari e con eventuali illustrazioni rievocanti il riposo ed il rilassamento. Nell’ambiente andranno collocati ceste o lettini Montessori debitamente, assegnati e contrassegnati, utili a favorire l’autonomia del bambino nel girarsi, scendere dal letto ed essere partecipe di ciò che avviene nella stanza.
Molto importante è che intorno al momento del sonno anche al nido si crei una ritualità che preannunci al bambino l’arrivo del riposino es. ci si lavano i denti, si tolgono le scarpine, si legge una storia, si ascolta una canzoncina ecc. Se i bambini sono abituati a dormire con peluche o oggetti particolari, questo è possibile anche al nido, con l’educatrice che piano piano accompagnerà i bambini all’addormentamento con tutti i gesti affettuosi e le carezze necessarie affinché ciò possa avvenire al meglio, senza trascurare nessun bimbo e nel rispetto di ogni individuale necessità. Una volta addormentati tutti, l’educatrice rimarrà comunque stabilmente con loro senza mai lasciarli soli. Il risveglio, così come ogni attività Montessori, seppur stimolato in alcuni casi dall’educatrice, dovrà avvenire  nei tempi e secondo i ritmi di ogni bambino.

 

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Stanza con Lettini Montessori Foto: Pinterest

Per quanto riguarda infine lo spannolinamento, ciò di cui bisogna tenere primariamente conto è di seguire una linea d’azione unica con la famiglia, che sarà comunque la regia di questo momento tanto delicato. I due elementi su cui basarsi per avviare al meglio questa fase sono: che il bambino riesca a camminare adeguatamente (alcuni pediatri sostengono che debba essere in grado di fare le scale alternando le due gambe) e che al mattino, il pannolino sia asciutto. Da qui piano piano, si inizierà a chiedere al bambino se non abbia voglia di provare a stare senza pannolino e a servirsi del bagno.
All’inizio si proverà a togliere il pannolino per dieci minuti, poi per mezz’ora e così discorrendo fino a quando il bimbo non sia rimasto senza pannolino tanto a lungo da ipotizzare che abbia davvero un bisogno da espletare. A quel punto, senza troppa insistenza gli si può ricordare di andare in bagno.
Per il sonnellino è consigliabile rimettere il pannolino: piano piano si raggiungerà l’intera giornata al nido senza pannolino e si potrà provare a toglierlo anche per il sonnellino e poi durante notte.

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Per agevolarlo, è molto importante che il bimbo possa poggiare i piedi (può essere utile l’uso di uno sgabello) e che abbia un riduttore della tavoletta adatto a lui. Foto: Pinterest

Bene, direi che in questi ultimi post così intensi non mi sto proprio trattenendo nelle chiacchiere, ma sapete che ora stiamo entrando nel vivo del corso e tutto si sta facendo via via più interessante.

A presto,

Giancarla.

 

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