Riconoscere il buono che la vita ci offre #2: un pazzo viaggio a Berlino

Hallo meine lieben Freude! Oggi vi racconterò del mio viaggio a Berlino.

A seguito della coincidenza nell’arco di pochi mesi del compleanno di 30 anni e del conseguimento del titolo di Master del mio ragazzo, diverso tempo fa ho deciso di regalarci per il ponte del Primo maggio 2018, un viaggetto a Berlino, città che lui in più di un’occasione mi ha fatto capire che avrebbe voluto visitare.

Siamo partiti sabato 28.04, vivendo un’avventura nell’avventura: appena iniziate le procedure di decollo da Pescara, il nostro aereo si è spento. Ebbene sì, seduti, pronti per partire e già con la testa alla colazione che ci attendeva a Bergamo prima dell’altro volo per Berlino-Schönefeld, il comandante ci ha comunicato che il nostro viaggio finiva lì a causa di un grave problema ad uno dei motori.

Sbarco immediato, recupero dei bagagli e necessaria ripianificazione di ogni cosa.

Non ve la tiro per le lunghe, vi dico solo che ci hanno fatti partire alle 9.50 con un altro aereo, che nel frattempo abbiamo perso il secondo volo e ne abbiamo dovuto  programmare un altro non più da Bergamo ma da Malpensa, e che quindi arrivo a Bergamo, viaggetto di un’ora e mezza per arrivare a Malpensa passando per Monza, navetta per il terminal 1, volo per Berlino non più Schönefeld ma Tegel facendo scalo una mezz’ora a Stoccarda. Giunti a Tegel, bus per l’albergo a Charlottenburg entrando in camera non più per ora di pranzo, bensì per ora di cena inoltrata, per un totale di: 3 bus, 1 navetta, 3 aerei e ben 5 aeroporti diversi toccati in una sola giornata. Il delirio. Fortunatamente, nonostante il trambusto, il nostro weekend ha avuto iniziato!

SOGGIORNO & ITINERARIO

Abbiamo alloggiato in un albergo stupendo, il Novum Hotel Gates, un hotel 3 stelle dallo stile tipicamente nord europeo, in un quartiere tranquillo come è Charlottenburg, ben collegato con mezzi di trasporto, e ad un prezzo, lasciatemelo dire, a cui oggi in Italia, in una città rinomata, trovi si e no un ostello… motivo per cui, nonostante ai tempi della prenotazione avessi ipotizzato per una meta italiana, alla fine ho optato per la futuristica Berlino.

Ragazzi, che ve lo dico a fare, Berlino è stupenda. Per noi italiani, che abbiamo un po’ il mito della Germania per via di decenni di emigrazioni familiari alle spalle, in un periodo di ulteriore crisi come quello odierno ha un fascino incredibile, a dir poco magnetico. Nei giorni trascorsi qui poi, a dispetto di ogni pregiudizio, siamo stati molto fortunati trovando un clima magnifico, che ci ha permesso di girare buona parte della città, di mangiare nei parchi e di prendere il sole.

La prima cosa che abbiamo avuto modo di visitare domenica 29.04 è stata il Museo della Stasi, sito nel vecchio comando generale della Stasi rimasto intatto dal crollo del regime comunista ad oggi. La Stasi, per chi non lo sapesse, era il KGB della Germania dell’Est, il servizio di spionaggio che durante la Guerra Fredda ha schedato centinaia di migliaia di cittadini seminando il terrore di essere intercettati e denunciati per tradimento nei confronti della Repubblica Democratica Tedesca (DDR). A Berlino, esiste un ulteriore museo dedicato solo alla DDR, da noi non visitato per mancanza di tempo.

Gli anni della DDR sono una parte di storia europea ancora molto dolorosa e poco raccontata, io stessa sono venuta a conoscenza di tanti dettagli solo tramite il mio ragazzo appassionato della materia (motivo per cui il nostro viaggio è stato praticamente a tema storico tedesco), perciò vi invito, qualora vi trovaste a Berlino, a spingervi oltre, ad andare anche a “Berlino Est”, ossia a non limitarvi al classico giro turistico tra la Porta di Brandeburgo, il Memoriale dell’Olocausto e il centro, arrivando si e no al Muro, ma vi incito sinceramente a scoprire Berlino in tutta la sua identità, anche postuma all’enorme e nota ferita lasciata dal Nazismo. Impegnatevi a cogliere a pieno il fascino di Berlino, incredibile città che negli ultimi cento anni ha vissuto in prima persona tutte le atrocità più grandi del Novecento ma che, quasi inspiegabilmente, oggi è una metropoli tra le più moderne e affascinanti che ci siano.

Finito il giro nelle origini di Berlino Est, un po’ a piedi, un po’ servendoci della mitica S-Bahn, il sistema di treni di superficie caratteristico della città che insieme a tram,  metro e bus costituisce un efficientissimo sistema di trasporti pubblici da cui noi italiani potremmo solo imparare, abbiamo raggiunto la East Side Gallery. Quest’ultima è la parte più intatta e lunga rimasta del muro di Berlino che, come probabilmente già saprete, sul versante est è diventato una sorta di galleria a cielo aperto di murales inneggianti alla pace e alla libertà. Il Muro risulta nel complesso molto suggestivo poiché si nota quanto fosse alto e spesso e, in generale, oltre ai graffiti più simbolici, moltissimi si distinguono per bellezza ed originalità. Sicuramente una tappa obbligata.

Ancora a piedi, e dopo una sosta sulle sponde della Sprea, fiume che insieme al Landwehrkanal attraversa la città e che i berlinesi utilizzano come luogo di svago e relax, ci siamo incamminati verso la notissima Alexanderplatz, la piazza più importante di Berlino Est, ancora oggi importante punto di ritrovo e polo commerciale. A chi interessasse, è qui che si trova un bel Primark di tre piani.

Momentino di pausa anche sulle scale di Alexanderplatz e poi via in direzione centro, centrissimo, passeggiando tra il Reichstag (n.b. la cupola è visitabile gratuitamente dietro preventiva registrazione online) e il parco pubblico Großer Tiergarten, senza trascurare un dovuta visita al Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa luogo in cui, a parer mio, molti turisti dovrebbero manifestare un po’ più di contegno in quanto, in tanti, sui diversi pilastri, erano intenti a mangiare e a prendere il sole.

Giunti alla celeberrima Porta di Brandeburgo, ormai totalmente pedonalizzata, ci siamo seduti su una panchina e goduti lo stupendo tramonto visibile nell’immagine d’intestazione.

Dopo i 22 mila passi della domenica, lunedì 30.04, ormai esperti dei mezzi della città, ci siamo recati direttamente a Potsdamer Platz, altro centro nevralgico del traffico cittadino, una volta diviso in due dal muro e oggi fulcro di attività commerciali e musei. Qui, tra le varie attrattive, attualmente si possono trovare il Museo di Dalì, il centro culturale koreano e il Museo dello spionaggio. Nel rispetto del motivo iniziale per cui è nato il nostro viaggio, abbiamo deciso di visitare quest’ultimo.
Se a primo impatto si può credere essere una copia del Museo della Stasi, in verità sin dalla facciata del palazzo, si comprende che i toni sono sicuramente differenti. Si tratta infatti di un museo che racconta lo spionaggio nel suo complesso, dai sui esordi alla Guerra Fredda, con l’intera esposizione che ha un tono di eduinfotainment, ossia cerca di educare ed informare su ciò che è accaduto senza però tralasciare la parte dell’intrattenimento, ponendo quindi qui e là giochi e rompicapi avvincenti tanto per gli adulti quanto per i bambini. Ai fini di una mattinata in famiglia, il Museo dello spionaggio è sicuramente una delle mete da tenere a mente.

Finito il tour al Museo, ci siamo diretti verso il noto Checkpoint Charlie.
Checkpoint Charlie è ciò che rimane di uno dei più memorabili valichi di passaggio tra Berlino Ovest e Berlino Est, noto anche per tragiche fughe da est a ovest costate le vita a ragazzi giovanissimi. Oggi, il reale casotto del checkpoint è all’interno del Museo degli Alleati, ma anche la sua ricostruzione, sita nello stesso punto in cui sorgeva l’originale, è molto convincente. Nota negativa: i figuranti in uniforme americana che dietro pagamento fanno le foto con i turisti. L’ho trovata una cosa di cattivo gusto poiché, come già detto, i luoghi di interesse di Berlino sono intrisi degli accadimenti storici più delicati dell’ultimo secolo, gli stessi checkpoint sono stati luoghi di speranza, dolore e sangue per molte persone e vedere Checkpoint Charlie trasformato in una carnevalata in cui la gente si fa foto demenziali (per giunta a pagamento) l’ho trovato molto triste, al limite dello squallido.

Da lì, continuando su Friedrichstraße per qualche centinaio di metri, siamo giunti al Museo Ebraico di Berlino, una struttura aperta nel 2001 che celebra la cultura ebraica facendo perno sui tre filoni principali della sua storia: l’esilio, la continuità e la Shoah.
Vi consiglio vivamente di prendere l’audio-guida ( n.b. i file sono reperibili anche online, tramite apposita app oppure sul sito del museo), in quanto buona parte della mostra è una sorta di percorso sensoriale e senza di essa, potreste non entrare nel vivo dell’esposizione. Al piano superiore, invece, avrete la possibilità di “visitare” Gerusalemme tramite una ricca mostra fatta di reperti e multimedialità che ripercorrono approfonditamente la storia della città, fino ai giorni nostri. Ho apprezzato molto il giusto e necessario spazio concesso anche alle culture cristiana e mussulmana, parti integranti della vita e della storia di Gerusalemme: era tecnicamente doveroso da parte del museo ma non del tutto scontato dati i difficili rapporti intercorrenti tra israeliani e palestinesi. Ulteriori elementi di cui tenere conto:
a. ricordate che in qualsiasi contesto ebraico/israeliano i livelli di sicurezza sono elevatissimi, ergo andate al museo con meno bagagli/oggetti possibili;
b. non trascurate una visita allo stupendo giardino interno del museo, di fianco all’area ristorazione, il cui accesso è libero e consente di godere di un bel momento di relax tra fiori e fontane usufruendo delle sdraio messe a disposizione dal museo stesso. Fidatevi, dopo una giornata di cammino e una lunga visita, sdraiarsi comodamente al sole è stata una vera mano santa!

Recuperate un po’ di forze, abbiamo pensato di rifare una capatina alla vicina Alexanderplatz passando stavolta per il quartiere Nikolai, la zona più antica di Berlino. Quest’area, che prende il nome dalla Chiesa di San Nicola che qui sorge, è tranquilla e totalmente pedonalizzata e, pur essendo ad un passo dalla modernità, rimanda totalmente all’immaginario classico delle cittadine tedesche di montagna.

Il nostro Primo maggio, ultimo giorno del viaggio, abbiamo deciso invece di trascorrerlo nell’Isola dei Musei, isoletta cittadina sul fiume Sprea dai toni vagamente riconducibili all’Isola Tiberina. E’ un lembo di terra in cui sono stati raccolti i Musei più significativi della città, insieme al Duomo di Berlino.
Tra tutti, abbiamo deciso di visitare il Museo di Pergamo, considerato il museo archeologico più importante della Germania e detentore delle opere più note e maestose del Paese. Per questo motivo è consigliabile programmare la visita anticipatamente acquistando il biglietto online.
Il Pergamon è certamente una delle tappe fondamentali di un viaggio a Berlino, tuttavia in questi mesi è oggetto di un significativo restauro che rende inaccessibile una buona parte del museo. Per questo motivo ammetto che, pur non essendo attribuibile la colpa a nessuno, siamo rimasti un po’ dispiaciuti. Nonostante ciò, visitarlo ne è valsa certamente la pena.

Finita la nostra ultima tappa, dopo un’ultimissima passeggiatina tra le vie del centro, abbiamo pranzato, ritirato il bagaglio in albergo e siamo partiti alla volta di Berlino-Schönefeld, destinazione Roma-Ciampino.

CONSIGLI UTILI

1. Nei giorni festivi tutte le attività sono chiuse, fatta eccezione di quelle strettamente turistiche. Quindi, se partite nei periodi di festa con l’intento di visitare qualcosa di particolare che non sia un Museo tra i più noti, accertatevi che sia aperto. Ovviamente tra le attività strettamente turistiche NON rientrano i negozi, i centri commerciali, i supermercati ecc. che di domenica saranno quindi chiusi ovunque, anche in centro.

2. Se avete un appuntamento, siate puntuali poiché qui qualche minuto di ritardo può significare non entrare in un museo o perdere la prenotazione effettuata.

3. I tedeschi capiscono l’inglese ma preferiscono il tedesco. Abbiamo notato infatti che nonostante ci rivolgessimo loro in inglese, preferivano risponderci comunque in tedesco, che non sempre messaggi importanti e avvisi sono scritti nella doppia lingua, e che i mezzi pubblici raramente recitano i messaggi di fermata anche in inglese. Dunque, da questo punto di vista, è bene partire armandosi di santa pazienza e con una conoscenza buona almeno dell’inglese e, se fosse possibile, anche di un po’ di tedesco.

Al di là di questo, vi esorto a non cadere nell’errore di molti italiani che ritengono che i tedeschi siano scorbutici. Ricordiamoci che sebbene tutti europei, proveniamo da culture, usi e costumi differenti: il fatto che siano riservati non vuol dire che siano antipatici o che noi non gli siamo simpatici, ma semplicemente che non si rapportano agli altri nel modo immediatamente confidenziale a cui siamo abituati noi.

4. Occhio a ciò che dite quando parlate in italiano. E’ vero che gli italiani sono ovunque, ma In Germania gli Italiani Sono Veramente Ovunque.

5. Se desiderate risparmiare, qui come in ogni luogo, andate a fare un po’ di spesa nei supermercati. Così facendo, abbiamo avuto modo di variare l’alimentazione e di scegliere ciò che più ci piaceva, provando prodotti tipici ed immergendoci nella quotidianità berlinese. Anche se non volete comprare qui il cibo, vi consiglio comunque di fermarvi per acquistare l’acqua poiché in centro possono chiedervi anche 3,00€ per 750ml. Nei giorni di festa, quando i supermercati “normali” sono chiusi, vi suggerisco di andare nelle grandi stazioni poiché ci sarà sempre un minimarkt carino, magari con prezzi un po’ più alti rispetto agli altri, ma sicuramente più economico e salutare se l’unica alternativa è il fast food.

6. Sempre in tema di cibo, non potete lasciarvi sfuggire i kebab turchi! Estremamente economici anche loro e dai menù più variegati, i locali della comunità turca si trovano notoriamente ovunque in Germania, contribuendo ormai anch’essi a caratterizzarne il clima culturale. Di kebab migliori in Italia non ne ho mai assaggiati, e dal sentire comune, penso che di più buoni potreste trovarne solo in Turchia.

Detto questo non mi resta che ringraziarvi per aver letto fin qui, invitarvi a contattarmi per qualsiasi ulteriore dubbio o chiarimento e, ovviamente, augurarvi un enorme, immenso “Gute Reise!”.

A presto,

Giancarla.

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