Sopperire alle difficoltà (lavorative) con il Cibo ed il caffè

Non si fa. Ragazzi, è sbagliato, fa male e non risolve il problema all’origine così come fior di psicoterapeuti vi potrebbero spiegare.

Però, immaginate: una mattina di fine inverno (un sabato) in cui dovete andare a lavorare, fuori piove a dirotto, fa freddo, è prevista neve per i prossimi giorni, il giorno prima siete andate in ospedale a trovare un’amica discutendo anche a lavoro con l’utente che dovreste riprendere oggi, venite da una settimana di raffreddore, il vostro ragazzo è fuori città, avete sonno, mal di testa, non dovete fare tardi per badgiare ma probabilmente lo farete e decidete di uscire a digiuno senza caffeina in corpo, il giubbotto non si chiude, nel pomeriggio avrete ancora molte commissioni da svolgere e… per dovere Karmico, il destino fa sì che vi arrivi una gioia sotto forma di bus inaspettato, diverso dal solito, che vi porta praticamente alla vostra sede di lavoro e, nell’arco di venti minuti, dall’essere in un ritardo indicibile con annessa corsa sotto la pioggia dotate di ombrello, vi ritrovate con dieci  minuti di vantaggio, affianco ad un bar da cui proviene Calore misto ad un profumo di Dolci e Caffè.

Ora, come vi dicevo, non è corretto sopperire ad un momento “no” con il cibo in quanto i problemi vanno risolti alla radice ergo, per migliorare la mia giornata e definitivamente la mia vita, non dovrei fiondarmi su un cibo scongelato da un’ora e strapieno di burro, bensì dovrei:
1. eliminare tutti gli impegni che continuo a prendere pur non essendo in grado di portarli avanti finendo con il farli diventare fonte di stress e nervosismo fin quando non mene libero (letto così, tutto d’un fiato per rendere l’idea dello stress) ;
2. prendere dei giorni a lavoro per rimettermi => non uscire con il freddo e la pioggia;
3. chiarire subito con l’utente con cui ho discusso;
4. dedicare il mio tempo ad altri interessi invece di rattristarmi per l’assenza del mio ragazzo;
5. svegliarmi sempre ad un’ora congrua che mi permetta di fare colazione e vestirmi felicemente senza l’ansia o la concreta possibilità di perdere i mezzi pubblici.

Ma io no. Tutte queste cose, per stanchezza generale e un po’ di pigrizia, non le ho fatte aggiungendo alle battaglie quotidiane anche quella con la consapevolezza inconscia di doverle fare, preferendo invece entrare nel bar con dieci minuti di vantaggio per affogarmi in un cappuccino&cornetto, auto convinta che grazie allo zucchero la mia vita potesse migliorare.

In verità, mi sono resa conto che ancora meglio dei punti succitati e della colazione, per ricaricarmi, schiarire le idee e riprendere in mano con più entusiasmo le mie giornate avrei bisogno di staccare un po’, magari facendo una vacanzina in un posto caldo ed esotico, tipo le Honduras (non da naufraga, ovvio).

E come me, dal livello di esasperazione che noto nel genere umano che mi circonda, ho la netta sensazione che molte altre persone avrebbero bisogno di fare lo stesso.

Ma la verità nuda e cruda è che nessuno di noi può permetterselo, perciò ci ritroviamo tutti insieme, in un bar stracolmo, il sabato mattina a chiedere il cacao sul cappuccino sperando che stimoli l’ormone della felicità.

Sapete cosa penso? Che qualche coccola, qualche contentino anche solo con il cibo non può che aiutarci. Aiutarci a concederci quei dieci minuti di vantaggio per sederci e chiacchierare con una persona fidata, sfogarci, fare un punto sulla giornata e capire con il tempo cosa c’è che non va. Del resto le antiche civiltà mediterranee ci hanno insegnato come il cibo sia convivialità, un rito di scambio, e noi Italiani, degni eredi, in questo siamo imbattibili. Quante volte ci è capitato di andare all’estero e trovare negli anonimi mono piatti sconclusionati dei self service un’immensa tristezza? Quante volte vedere qualcuno mangiare da solo con una mano alla forchetta e una al telefono ci fa sentire soli? Quante volte invece, si sono fatte spaghettate aglio e olio con gli amici e la serata è stata stupenda o nonostante il freddo, il panino al carrozzone ci è sembrato imbattibile?

Questa mattina, in quei dieci minuti di vantaggio, sentendo il mio stato d’animo e le richieste fatte un po’ da tutti al bancone, ho avuto l’impulso di guardarmi intorno, di vedere come le persone tanto quanto me si stessero aggrappando al caffè, al bocconotto cioccolato e zucchero a velo, al mezzo cornetto alla marmellata, venendomi spontaneo chiedermi il perché e domandarmi secondo quale logica crediamo che queste cose da sole possano migliorare la nostra vita se siamo i primi a non sorridere neanche alla signora che ci sta servendo e che gentilmente ci anticipa chiedendoci:”cacao sul cappuccio?”

Direi quindi che il titolo dell’articolo sia incompleto, meglio scrivere: sopperire alle difficoltà con la Convivialità usando la scusa del cibo. Come recita un noto aforisma: “il caffè è una scusa per dire ad un amico che gli vuoi bene”.

A presto,

Giancarla.

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