Millennials e Nonluoghi: la riscoperta del valore antropologico di aeroporti e stazioni

Nel 1992, l’antropologo francese Marc Augé, con l’opera Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità introduce nelle scienze umane il termine non-lieu, tradotto letteralmente in italiano come nonluogo.

Luoghi vs. Nonluoghi

Con tale neologismo egli voleva distinguere in senso antropologico i luoghi dai nonluoghi, intendendo i primi come tutti quegli spazi con un valore sociale e relazionale, in cui gli individui si incontrano e, conferendo importanza allo spazio in questione, costruiscono la propria personalità, la propria vita e conseguentemente modificano il corso dell’evoluzione umana. Esempi di Luoghi antropologici sono scuole, luoghi di lavoro, biblioteche, teatri e cinema.

A essi si contrappongono i nonluoghi antropologici la cui nascita è strumentale ai fini della vita umana ma che a livello relazionale, identitario e storico non hanno alcuna importanza. Esempi tipici sono stazioni, aeroporti, metropolitane, centri commerciali. Sono spazi di passaggio, caratterizzati dalla provvisorietà, dalla sostituibilità e dall’assenza del senso di appartenenza collettivo.

Photo by Ashik Salim

I nonluoghi, tipici dell’epoca moderna, delineano, secondo Augé, la società della surmodernità, un’epoca successiva alla post modernità corrispondente ai decenni correnti, in cui i luoghi storici e significativi per l’umanità non vengono adeguatamente valorizzati, ma abbandonati alla speculazione turistica, confinati e banalizzati in zone circoscritte della città come “curiosità turistiche”.

Una visione pessimistico-realista della società attuale.

Con Marc Augé si ha quindi una visione pessimistico-realista della società attuale, denotandola come l’epoca dell’individualismo estremo, meglio identificabile come solitarismo, privo di emozioni e relazioni. Una visione estrema che, a vedere la condizione delle stazioni di molte grandi città popolate di pendolari e un’infinità di senza fissa dimora quasi del tutto invisibili, non è difficile da condividere. Condividere fino all’arrivo della pandemia da Coronavirus del 2020 che ha stravolto la vita di tutta la popolazione umana.

Photo by Jad Aoun

In modo diverso e in tempi diversi quasi tutte le nazioni del pianeta si sono trovate ad imporre ai propri cittadini dei lockdown, termine inglese ormai sinonimo di isolamento sociale, chiusura di ogni attività commerciale e culturale, sospensione di ogni tipologia di spostamento fisico prevedendo che ogni attività lavorativa, relazionale e di studio si realizzi quasi esclusivamente online, mediata dallo schermo di pc e smartphone. In tal modo si è annullata la normale quotidianità degli individui che improvvisamente hanno accusato l’assenza di persone, situazioni e realtà di cui mai avrebbero pensato di sentire la mancanza. Ed ecco che, improvvisamente sbarrati e svuotati, tornano all’attenzione delle scienze umane i cosiddetti nonluoghi.

I nonluoghi sono davvero tali o possono assumere un valore del tutto nuovo?

Lo stesso Augé, più volte intervistato, negli anni ha spesso chiarito che i nonluoghi, se a livello sociale assumono la connotazione finora descritta, a livello individuale, per chi vi lavora o vive significative esperienze, assumono tutt’altra importanza, diventando dei luoghi a tutti gli effetti.

Photo by Jue Huang

Il salto concettuale da fare però, stuzzicato dall’isolamento sociale creato dalla pandemia, è rispetto al significato che questi spazi acquisiscono per i Millennials, le generazioni divenute adulte dopo il 2000 orientandosi con Google Maps per raggiungere l’Università, scambiando le prime parole con il futuro fidanzato sui Social e considerandosi affetti da Wanderlust, il bisogno di viaggiare in continuazione e vedere sempre posti nuovi.

I nonluoghi come motore della vita dei Millennials.

Per i nati dalla metà degli anni’80 in poi, il frequentare i nonluoghi, è parte integrante della propria vita, molti lo fanno fin da piccolissimi se non da ancora prima di venire alla luce, figli di pendolari o fuori sede che per primi si trasferirono lontano iniziando la tradizione del viaggio verso casa per Natale.

I Millennials non sono legati ad un luogo, ma spesso hanno vissuto in molti luoghi, stringendo amicizie e relazioni in tante città; hanno accenti indefiniti e modi di dire assorbiti inconsciamente da amici stranieri o di altre regioni del Paese, capiscono in parte altri dialetti e parlano in diverse lingue, guidando nei nonluoghi più familiari chi per la prima volta vi si approccia.

Photo by Austin Distel

I Millennials in una giornata tipica passano più volte nelle stazioni, prendono diversi mezzi di trasporto, approfittano dei nonluoghi sul tragitto casa-lavoro o casa-università per fermarsi nella libreria della stazione o leggere di sfuggita le ultime notizie sui maxi schermi. Incontrano i loro amici a metà strada incrociando volontariamente i percorsi per condividere attese e ritardi e nel frattempo si siedono nei bar dei terminal per un caffè al volo, sui sedili più appartati per ascoltare musica in santa pace e si raccontano, si aggiornano dal vivo e online, aspettando appositamente quel momento della giornata in cui sanno che avranno a disposizione quarti d’ora, mezz’ore, se non ore intere per fare telefonate ai propri cari lontani, video-chiamate agli amici e recuperare i messaggi vocali inascoltati durante la giornata.

Per i Millennials abitare vicino ad un nonluogo può fare la differenza rispetto al loro presente ma soprattutto rispetto alle occasioni future da poter cogliere.

Nei nonluoghi i Millennials salutano tristemente mamma e papà pronti ad un nuovo inizio altrove; i nonluoghi accolgono i loro sogni, le loro speranze e i loro amori. Qui attendono amici e fidanzati lasciati a distanza e qui fremono in attesa dei bagagli: l’ultimo atto prima di riabbracciare tutti dopo settimane, se non mesi.

Photo by krakenimages

Quelli che per le vecchie generazioni erano nonluoghi, privi di vita, identità e relazioni, per chi è nato nell’epoca dei nonluoghi, sono luoghi a tutti gli effetti, parte integrante della propria vita e delle proprie scelte, culla di emozioni, desideri e possibilità, in grado di segnare il vissuto di un Millennial che, più di quanto Augé avesse ipotizzato, di questo è totalmente consapevole e dunque:“mi sposto in quella città/prendo quell’appartemanto perché è vicino all’aeroporto/stazione altrimenti sono isolato dal resto mondo”.

A presto,

Giancarla.

Fonti: Augé M., Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Elèuthera, Milano, 2009.

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