Back to school: educatori ed insegnati raccontano il ritorno a scuola al tempo del Coronavirus

Le ultime settimane di settembre, come sappiamo, sono state caratterizzate dal progressivo riaprirsi delle scuole dopo un lungo lockdown e un’acuta fase di diffusione della pandemia di Coronavirus. Sappiamo inoltre essersi trattato di un importante evento storico, unico nel suo genere, e l’abbiamo seguito passo dopo passo (#backtoschool).

Tuttavia, nonostante i numerosi articoli finora dedicati, prima di lasciare che il nuovo anno scolastico prenda il largo, è da aggiungersi un ultimo fondamentale tassello: la voce di educatori ed insegnanti che si apprestano a seguire bambini e ragazzi in questo nuova, anomala fase della scuola italiana.

Per questo motivo, al fine di fare rete tra professionisti dell’educazione condividendo pensieri, riflessioni e legittime preoccupazioni più comuni di quanto si possa immaginare, ho voluto lasciare carta bianca ad amici e colleghi educatori o insegnanti di vari gradi scolastici, chiedendo loro di scrivere liberamente qualche riga sulla partenza dell’anno scolastico o educativo 2020/2021.

In ordine troverete le educatrici di Asilo Nido Valeria e Giulia, le maestre di Primaria Vicky e Anto e un prof. di Secondaria di primo e secondo grado.

La parola ad educatori ed insegnanti

Un anno particolare, ci siamo fermati a marzo e dopo non è stata più la stessa cosa. I bambini che avevo sono passati alla Scuola dell’Infanzia, così, con un saluto veloce ed a piccoli gruppi distanziati. Settembre: è ora di ricominciare, questa volta riparto con i piccolissimi, mi sembra di essere come loro, spaventata e curiosa. Piangono quando vedono il genitore che li saluta ed ogni tanto smettono attratti da qualche oggetto in sezione, ma la mamma non c’è allora “meglio piangere anche se vorrei proprio prenderlo quel gioco”. Io non piango ma ho molti dubbi: come si concilia un lavoro così di cura e di vicinanza con una pandemia? No, non si concilia, possiamo solo limitare i danni, fare ancora più attenzione con loro, i bambini hanno bisogno del nostro esserci mentale e fisico e noi adulti abbiamo bisogno di andare avanti, di riprendere le nostre vite, di mandare avanti l’economia. Io non cammino, mi sento di gattonare in questa fase sconosciuta… che strano il concetto di Bolla… non più Sezioni, ma bolle, distaccate, non più il punto di vista della collega, ma veloci battute e consigli durante il cambio divisa. Passerà… in fondo, come diceva Cesare Pavese: “non ci si libera di una cosa evitandola ma solo attraversandola” (Il mestiere di vivere). Valeria

La gioia di riprendere a lavorare è stata tanta, forse tanto quanto lo spaesamento e la lentezza nel riprendere i ritmi di una quotidianità che per molto tempo è stata messa in pausa. I dubbi su come possa evolversi la situazione ci sono, ma penso che non debbano prendere il sopravvento, diciamo così, non scoraggiarsi e continuare a fare del proprio meglio. Giulia

Photo by Sigmund

Si dice che si torni sempre da dove si è cominciato.
Il caso ha voluto che quest’anno lavorerò nella scuola primaria che fino a 18 anni fa ho vissuto da alunna. E non solo la vedrò con occhi nuovi per via del ruolo differente, ma la vedrò attraverso una visiera.
Nel corso “sicurezza covid” hanno spiegato che per noi di sostegno non basterà una mascherina chirurgica, ma dovremo indossare una ffp2 e una visiera. Questa cosa di una doppia barriera mi sconcerta un po’, perché ritengo che l’espressività nell’insegnamento svolga un ruolo fondamentale, ancor di più stando a contatto con alunni con disabilità.
Per non parlare dell’impossibilità di contatto fisico. Come farò ad abbracciare un bambino con gli occhi? Sempre rimanendo nel tema, ci hanno comunicato che nell’istituto non sono ancora stati coperti tutti i posti di sostegno, per cui non esiste ancora alcuna assegnazione precisa su quale plesso e classe frequenterò (i primi tempi un po’ di qua e un po’ di la, mi hanno detto). Alla faccia della priorità per la disabilità. Ma abbandoniamo il lato polemico e lasciamo spazio alle emozioni e alle speranze… il 24 settembre sarà una giornata che probabilmente ricorderò per tutta la mia vita. Una delle preoccupazioni più grandi per me è riuscire a dare il meglio, comportarmi e progettare (per quanto si potrà) nel modo migliore, includermi e cooperare nel mio team… ma soprattutto far sentire gli alunni accolti, sereni.
Creare legarmi affettivi e di fiducia è qualcosa che avviene nel tempo e con tutti questi arnesi addosso, con tutte queste nuove regole e tutti i pensieri logistici legati al Covid sarà dura… ma l’uomo è dotato di alta capacità di adattamento e una parte di me è convinta che la sfrutteremo a pieno, con successo. Maestra Anto🌱

Entro in una prima elementare. 19 bambini, 38 occhi spauriti, volti senza sorrisi… mascherine che bloccano le relazioni, i contatti, la vicinanza. Ma poi i bambini dimenticano il covid, gli obblighi, le regole e si trovano a toccarsi senza volerlo… e si sorridono e si vogliono bene. E poi su nostra richiesta si igienizzano. E così per tutta la mattinata. Il covid fa paura, ma la lontananza ancora di più. Vicky, una maestra di sostegno ai tempi del Covid.

Mattina del 14 settembre. Ed ecco che risuonasquillante quella campanella che per tanti mesi erastata messa a tacere. Studenti e docenti si ritrovano di nuovo insiemedopo mesi a riguardarsi finalmente negli occhi, senzaschermi e pareti intorno. Tanto entusiasmo e gioia di rivedersi, ma allo stessotempo tanta – o forse troppa – reticenza che continua a tenerci distanti. Nella scuola dove insegno, qui al Pio XI, le lezioni hanno ripreso regolarmente, senza divisioni in gruppi o giornate alternate. Tutto normale e tutto perfettamente regolarizzato. Banchi singoli, linee ed indicazioni per muoversi tra i vari ambienti e dispenser di igenizzante in ogni dove. Le lezioni funzionano e i ragazzi, per ora, sembrano seguireattentamente; forse perchè tornare dietro ad un banco di scuola è una novità! Al mattino si entra in classe non solo con l’obbiettivo di riuscire a fare lezione in sicurezza rispettando e facendo rispettare tutte le nuove normative attuatequest’anno… si entra in classe soprattutto con un obiettivo: far rivivere ai ragazzi quell’esperienza di scuola che per tanti mesi è venuta a mancare; una scuola che sia partecipe, vicina e “presente” all’esperienza quotidiana che vive ogni giovane. Proviamo a far respirare da quelle mascherine un’atmosfera di familiarità e confidenza che vada oltre le distanze a cui dobbiamo attenerci. Un prof.

Photo by Taylor Wilcox

Per concludere, scambiando dei messaggi con la maestra Anto, mi sono accorta di aver iniziato ad avanzare anch’io alcune riflessioni e, per correttezza nei confronti di chi si è messo in gioco collaborando alla riuscita di questo articolo, credo sia giusto condividerle:

La prima settimana è stata un frullatore… rispetto a tutto quello che avevamo previsto abbiamo dovuto fare molto di più, ci siamo accorti di molti aspetti da dover curare meglio o rivedere. Lunedì 24 è partito il doposcuola insieme alla mensa ed è stato un altro bel tour de force. La vera fatica è far abituare i ragazzi alle nuove regole in modo che siano autonomi e non è facile, soprattutto con i ragazzi più grandi in piena adolescenza che sono nella fase delle stupidaggini in cui nulla è preso sul serio se non la propria vita quotidiana tra amicizie e amori. I più piccolini invece, ti si affidano. La vera sfida per me, è proteggerli ora dal Covid, ma anche dai loro ricordi futuri. Stanno vivendo un momento critico sia a livello storico che personale e vorrei che, sebbene da adulti ricorderanno tutto, la mascherina, la distanza, i pallini nel porticato per non avvicinarsi troppo, gli igienizzanti ovunque, vorrei che non ricordassero questo evento “solo” come un trauma dividendo la loro infanzia in prima e dopo il Covid, ma lo ricordassero come un momento di crescita, di comprensione che la vera vicinanza non è quella fisica, ma quella emotiva; vicinanza che, con tutti i colleghi, stiamo provando a fargli percepire in ogni modo. Carla.

Grazie di cuore a chi ha contribuito e buon anno scolastico a tutti!

Giancarla.

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