Inside Bill’s brain: decoding Bill Gates – Nel cervello di Bill: decodificando Bill Gates

Trama: Bill Gates raccontato in tutte le sue sfaccettature di ragazzo prodigio, imprenditore avanguardista, marito innamorato e filantropo 2.0.

Anno: 2019   Paese: USA
Titolo originale: Inside Bill’s brain: decoding Bill Gates
Episodi: 3   Durata: 50min
Genere: Documentario   Voto: 2.8/5

Inside Bill’s brain: decoding Bill Gates è un documentario diviso in 3 parti per un totale di 3 ore circa, che racconta una delle icone più discusse del ‘900.

Attraverso lunghe interviste a lui e al suo entourage, si conosce Bill Gates dividendosi il racconto su due piani temporali: il suo presente da fondatore e amministratore delegato onorario di Microsoft e presidente della Bill & Melinda Gates Foundation, e il suo passato da bimbo sorridente e talentuoso.

Toni molto americani

A dire la verità, tutto è raccontato con un tono molto americano che emerge particolarmente in una piattaforma come Netflix che raccoglie produzioni di tutto il mondo. Notiamo come l’infanzia di Bill sia stata segnata dall’importanza riconosciuta in famiglia al raggiungimento del successo, all’affermazione sociale e al distinguersi per le proprie capacità ineguagliabili.

Sono lo stesso Bill e le sue sorelle a raccontare di quanto mamma Mary, affinché inseguissero l’ideale di perfezione, li pungolasse costantemente con frasi come:“chissà quanto è orgogliosa la mamma di Tizio di avere un figlio cosi bravo!”. Un meccanismo innescato sicuramente a fin di bene ma che oggi sappiamo essere totalmente inadeguato per la crescita sana di un bambino in quanto generatore di pressione psicologica e fonte di estrema ansia. Tutto questo però, fortunatamente, su un animo inconsueto come quello di Bill non ha lasciato particolari segni, spronandolo e consentendo a noi di ipotizzare che la madre, donna colta e intelligente, si relazionasse ai figli in tal modo poiché consapevole dei loro caratteri.

Nonostante questo, attraverso le parole di Bill a cui fanno eco quelle della moglie Melinda e di amici, parenti e collaboratori, si ripercorrono le sue origini, la sua infanzia e la sua giovinezza.

L’infanzia agiata

Ci viene raccontato quanto lui sia consapevole di essere stato molto fortunato nel nascere in una famiglia tra le più note e benestanti di Seattle, frequentare le migliori scuole e università, e avere l’immagine di una famiglia unita con due genitori innamoratissimi e una mamma forte, indipendente ed in carriera. Imprinting non da poco per un ragazzo appassionato, dalla spiccata predilezione per lo studio e la conoscenza.

Bill spiega di essere stato un bimbo allegro ma strano, sempre immerso nei suoi pensieri e con mille dubbi da affogare nei libri. Vive un’adolescenza polemica e un tantino tumultuosa, per poi diventare un ragazzo prodigio riconosciuto per il suo talento nella logica e le scienze fin dal liceo.

Pur rappresentando il nerd per eccellenza, immaginato da molti come imbrigliato tra infiniti numeri sterili, Melinda Gates ci mostra un’immagine differente del marito svelando come dietro la sua sete di conoscenza tuttora incontenibile, vi sia un’incredibile sensibilità nei confronti del mondo e delle sue problematiche, scatenanti in lui la consapevolezza di avere le capacità per poter alleviare le esistenze altrui, e un conseguente senso di responsabilità incontenibile. Cosciente di questo, Bill si sente da sempre nella condizione di dover agire, di dover studiare e di non potersi mai fermare.

Un matrimonio fortunato

Melinda riesce a farci vedere il lato più umano di Bill, raccontandone apertamente limiti e fragilità, spiegandoci ad esempio quanto fosse particolare il rapporto tra lui e sua madre e quanto la morte di quest’ultima lo abbia segnato. Ma ricordiamoci che Melinda, a primo impatto moglie devota che vive di luce riflessa, è in verità una delle prime donne sviluppatrici di software in un mondo ad oggi ancora molto maschile, laureata in economia e masterizzata in business administrations, assunta in Microsoft giovanissima tra pochi meritevoli e in grado di farsi attendere da Bill per più di un anno costringendolo ad un lungo corteggiamento.

Non è esattamente la mogliettina che rimane a casa a fare la calza, è una donna sicura di sé, da sempre una presenza emotivamente ed intellettualmente stimolante per Bill, in grado di arrivare lì dove non arriva lui e viceversa; semplicemente non ha mai avuto paura di fare un passo indietro per dare spazio all’importante personalità del marito e, nel momento in cui è stato necessario, non ha esitato ad alzare la voce per salvaguardare gli equilibri familiari, continuando sempre a lavorare in Microsoft prima e affiancando il marito in compartecipazione nella Bill & Melinda Gates Foundation poi.

La necessità di dover restituire qualcosa: Bill & Melinda Gates Foundation

Dal 2008 infatti, Bill si è dimesso dall’incarico di amministratore delegato dell Microsoft per dedicarsi a tempo pieno alla fondazione per fini umanitari creata nel 2000 insieme alla moglie. La sensazione che ho avuto nel vedere il documentario è stata che Bill non sarebbe stato ciò che è se non avesse condiviso la sua vita con Melinda. Bill è un indomabile genio ribelle, intellettualmente parlando una vera bomba ad orologeria, tanto in grado di brillare quanto di distruggersi in un nanosecondo. La maturità e la fermezza della moglie lo hanno spesso ricondotto alla realtà, permettendogli di non perdere mai la bussola. Così, dopo aver raggiunto l’apice con la Microsoft, con la convinzione di dover restituire al mondo un po’ delle grandi occasioni che la vita gli ha donato, moglie e marito da quasi vent’anni si dedicano a progetti ed invenzioni in grado di migliorare l’esistenza degli ultimi, soprattutto del sud est asiatico e dell’Africa.

Nelle tre parti del documentario, di fianco alla ricostruzione dell’incredibile vita di Bill, ci vengono presentati tre dei progetti più importanti perseguiti dalla fondazione. Viene raccontato il grande lavoro fatto per garantire i servizi igienici in aree poverissime del mondo la cui assenza conduceva le popolazioni, i bambini in particolare, a contrarre malattie virali tanto stupide quando letali se non curate. Ci è pretestata la lotta alla poliomielite: malattia invalidante se non anch’essa mortale e prodotta dalle scarse condizioni igieniche, debellata in occidente ma ancora presente altrove. In quest’ultimo caso ci è spiegato quanto sia stato difficile portare avanti la campagna di vaccinazione in contesti di guerra caratterizzati dalla diffidenza nei confronti degli americani. Infine un ulteriore e ambizioso progetto: nuove centrali nucleari in grado di dare tutti i benefici tipici dell’energia nucleare azzerandone però molti dei rischi connessi alla produzione.

Un documentario interessante dunque, non eclatante, ma di certo in grado di raggiungere l’obiettivo prefissato di far conoscere meglio uno degli uomini più noti al mondo per la persona che è, e non solo per il personaggio che rappresenta.

A presto,

Giancarla.

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