Raccontami di un giorno perfetto

Trama: Andando a correre, lo “schizzato” Theodore Finch vede la sua compagna di classe Violet in bilico sul parapetto di un ponte pronta a buttarsi giù. Con estrema delicatezza, Finch riesce a convincerla a non farlo. Da quel momento, grazie soprattutto all’insistenza del ragazzo, i due iniziano a trascorrere molto tempo insieme, finendo con l’innamorarsi.

Anno: 2020   Paese: USA
Titolo originale: All the Bright Places   Durata: 107 min
Genere: dramma adoelscenziale   Voto: 2,5/5

Altro successo Netflix di questa quarantena, rilasciato a fine febbraio, è Raccontami di un giorno perfetto.

L’amicizia e poi l’amore tra due adolescenti

Tratto dal romanzo di Jennifer Niven, All the Bright Places, racconta l’amicizia e poi l’amore tra due adolescenti americani dai trascorsi difficili che insieme tornano a sorridere.

La protagonista femminile Violet è interpretata da Elle Fannning, che personalmente adoro e che penso possa avere una splendida carriera. Il film, di questi sull’amore problematico adolescenziale, si fa seguire, non risultando eccessivamente scontato nonostante io sia lontana da un decennio dagli amori adolescenziali. Con una regia carina, aiutata dai bei paesaggi dell’Indiana, Raccontami di un giorno perfetto ha una colonna sonora stupenda che da sola potrebbe motivare la visione del film.

Dunque: un film interessante sebbene condito da una grande dose di problemi esistenziali, un buon cast, buona regia, bella musica. Tutto perfetto? In effetti no.

Manca qualcosa

Nonostante il racconto parta con il botto e gli ingredienti sembrano esserci tutti, c’è qualcosa nel film – forse un’inadeguata trasposizione dal libro – che non mi ha rapita, facendomi pesare vagamente le quasi due ore di film.

La narrazione, come vi dicevo, parte alla grande, mettendo da subito molta legna al fuoco creando aspettative maggiori rispetto al costante girovagare dei due ragazzi per le strade dell’Indiana che, se all’inizio intriga per i bei tramonti, dopo un po’ lasciano qualcosa in sospeso. Prima fra tutti l’assenza di una reale conoscenza dei due personaggi, sia tra loro che nei confronti del pubblico: innamorandosi sarebbe stato bello se ci avessero resi partecipi delle loro vite dicendoci qualcosa sul loro passato, sulle loro famiglie, qualcosa che non potessimo capire anche da soli.

A mancare è soprattutto tutta la vita di Theo con il quale anche noi, come la fidanzata Violet, viviamo un costante rapporto di detto/non-detto. E data anche la fine del film, sarebbe stato bello se ci avessero resi più partecipi di molte dinamiche: avremmo voluto conoscere di più la sorella di Theo per esempio, tanto importante per lui quanto ignorata nel racconto. É un vero peccato date le potenzialità del film e dello stesso libro che, di rimando, è stato un vero best-seller.

La scelta del regista

Proprio in merito alla trasposizione su schermo e sull’aver lasciato in sospeso alcune dinamiche, lo stesso regista si è espresso affermando che si sia trattata di una scelta voluta appositamente per non mostrare un’immagine troppo cupa di Finch e concentrarsi invece sul ritorno alla vita di Violet e sul loro amore. Sarà, io il libro non l’ho letto e molti retroscena della trama non li conosco, perciò sapere qualcosa di più su entrambi i ragazzi me li avrebbe fatti capire e apprezzare di più. Peccato, un bel potenziale e dei bravi attori che potevano essere spesi meglio.

A presto,

Giancarla.

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