Il buco

Trama: In un durissimo carcere immaginario, la vita e la morte sono decretate dal caso. Tutto dipende da quando e come si riesce ad accedere al cibo, distribuito con estrema disparità: i detenuti ai piani superiori mangiano più di quelli agli inferiori.

Anno: 2019   Paese: Spagna
Titolo originale: El hoyo   Durata: 94 min
Genere: thriller   Voto: 4,2/5

“Ci sono tre classi di persone: quelle di sopra, quelle di sotto e quelle che cadono”, così Trimagasi spiega subito a Goreng il meccanimso di vita e morte vigente nel Buco. Nessuno ne è escluso. E nessuno ha facoltà di decidere se essere parte di una o un’altra classe: è solo una questione di temporanea fortuna o sfortuna. C’est la vie.

Altro successo di Netflix Spagna, candidato a diversi premi cinematografici, è il film Il Buco, un thriller crudo, vietato ai minori di 18 anni che, per la durezza della sua storia, è un altro di quei prodotti che o lo si ama o lo si odia. Io l’ho trovato interessante, almeno come idea: talmente semplice da essere geniale in termini di racconto metaforico della vita umana. Ma lasciate che vi spieghi.

La solidarietà sociale…

Capitando a fagiolo in questi giorni, il merito di questo film è che, proprio grazie alla sua durezza, induce alla riflessione e alla revisione di alcuni nostri comportamenti sociali, spesso connotati nella società moderna da consumismo ed egoismo.

Ne Il Buco, infatti, che senza troppi convenevoli subito ci proietta in un carcere atroce dove i suoi detenuti vengono portati alla follia fino a dover scegliere tra omicidio e suicidio, capiamo come, ancora una volta, da animali sociali quali siamo, l’unica via per la salvezza rimane la solidarietà sociale.

… e fare comunità…

In una realtà quale è il buco o la fossa, che dir si voglia, un basilare ma crudele meccanismo di distribuzione del cibo che nulla lascia al merito, ma tutto al caso – come spesso accade anche nella distribuzione dei vantaggi nel genere umano -, vuole che, a rotazione, alcuni detenuti possano avere accesso più facilmente al cibo rispetto a tutti gli altri che, di conseguenza, lottano strenuamente per la sopravvivenza non disdegnando minimamente il cannibalismo.

Un’ora e mezza forti, che spaziano nell’animalità umana. 94 minuti non facili da seguire, ma che forse, proprio per questo, consigliabili a chiunque per capire come a volte, per risolvere le questioni apparentemente più insormontabili, basterebbe “semplicemente” allungarsi vicendevolmente la mano, mettere da parte l’egoismo con annessa legge del più forte e ricordarsi che l’uomo, se è riuscito a distinguersi rispetto alle altre specie, è stato solo perché in origine ha compreso che per sopravvivere occorre fare comunità.

… come vie per la salvezza umana.

E i nostri protagonisti, seppur annebbiati dalla paura di morire di stenti, riusciranno a trovare il modo per far mangiare tutti e rompere il meccanismo del Buco? La risposta a voi dopo la visione del film.

A presto,

Giancarla.

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