The Crown – stagione 3

Trama: in piena Swinning London, i Windsor sono chiamati ad affrontare i cambiamenti sociali a cavallo tra gli anni’60 e ’70. Elisabetta è ormai una donna matura e accanto alle sue preoccupazioni da regnante, inizia a porsi domande sul futuro dei suoi figli più grandi, l’erede al trono Carlo e la principessa Anna.

Anno: 2019   Paese: UK-USA   Titolo originale: The Crown   Episodi: 10
Durata: 40-60min   Genere: storico   Voto: 4/5

Con molto piacere torniamo a parlare di The Crown, in uscita il 17 novembre con la terza stagione.

The Crown, non ricordo se ve l’ho già detto, è stata una delle prime serie tv che ho visto su Netflix nonché la prima che ho scelto (e azzeccato) in autonomia.

Giunta alla sua terza stagione, troviamo una serie totalmente rivoluzionata con un cast sostituito in blocco in quanto, narrando le vicissitudini della regina Elisabetta II d’Inghilterra e della sua famiglia e dedicando una stagione ad ogni decenno di regno, ogni due stagioni si è deciso dal principio di rinnovare tutto il cast in favore di un maggiore realismo. Dunque, dopo Claire Foy, splendida Elisabetta anni ’50, troviamo Olivia Coleman nei panni di una regina ormai consapevole e matura, nel cuore dei suoi anni di regno.

Notiamo una Elisabetta non più acerba, insicura e sopraffatta dagli eventi, bensì una donna nel fiore della sua “carriera”, in grado di tenere testa a regno, marito e figli. Anche troppo, peccando di superbia. Iniziamo ad intravedere una regina “dei giorni nostri”, nota per freddezza e risolutezza, a discapito di realtà e affetti.

Notiamo infatti che Elisabetta inizia a sparire per dare sempre più spazio alla Regina. La stessa vita di Elisabetta passa ormai esclusivamente attraverso gli avvenimenti di Stato annullando la vita privata della famiglia.

Per carità, notiamo anche che Elisabetta non è un automa e soffre per il dover mettere da parte se stessa e le sue passioni, tuttvia, più consapevole, la troviamo fiera del suo ruolo considerato come un dono, e pronta ad imporre e pretendere la sua stessa diligenza al resto della famiglia, al giovane Carlo soprattutto e alla sempre infelice Margaret che, a differenza sua, ci terrebbero all’essenza piuttosto che all’apparenza.

Ma si sa, da grandi poteri derivano sempre grandi responsabilità, e gli stessi membri della famiglia reale non potranno che piegarsi al destino segnato di chi nasce con una Corona in testa.

La necessità di una Famiglia Reale più Famiglia e meno Reale

Eppure, nonostante la lucidità che ha da sempre contraddistinto i più grandi, pardon, le più grandi regnanti del Regno Unito, iniziamo a percepire il malcontento emotivo dei sudditi nei confronti della famiglia reale. I tempi delle grandi conquiste sono ormai finiti, la democrazia, seppur monarchica, è ormai affermata, e il popolo acclama un ruolo diverso per la Regina.

Non basta più presentarsi imperturbabili al pari di una divinità, ormai il popolo non si lascia più ammaliare e più gli si vuol apparire perfetti, più questo si incattivisce manifestando insofferenza. Se la Corona vuol avere un futuro negli anni ‘60, anche a seguito di disastri come il crollo della scuola di Aberfan (senza dubbio l’episodio più toccate di tutta la stagione), deve farlo nelle vesti di trait d’union tra i suoi sudditi, come simbolo di unità e rievocazione di in una nazione forte in un epoca in cui il Galles vuole l’indipendenza e l’economia è in ginocchio dopo la guerra.

La famiglia reale inizia a percepire che il suo ruolo deve mutare. Deve essere sempre più quello di Famiglia suprema degli inglesi, e meno quello di Reale. La regina inizia a comprendere come la sua posizione debba essere di madre della Paese e meno di sovrana; deve imparare ad essere presente, empatica e un incoraggiamento per il suo popolo, non un mauseleo da mostrare ai turisti dietro le sbarre dorate di un palazzo intravisto in lontananza.

Certo, a tale piena consapevolezza i Windsor arriveranno solo a seguito della morte di Diana, l’unica in grado di oscurare l’immagine della regina agli occhi degli inglesi.

Dunque negli anni in cui si svolge la terza stagione abbiamo una regina ancora antica, ancora ancorata agli insegnamenti della nonna Mary che le diceva che Elisabetta doveva sperire per fare spazio alla Sovrana, ma inizia a porsi domande, a capire come questo distacco nei confronti del popolo più che sacralizzarla la rende distante.

Tuttavia, come dicevamo, la strada per la piena consapevolezza è ancora lunga. Tanti drammi e quasi 30 anni dovranno passare. Dunque vediamo ancora un Filippo messo in secondo piano come uomo per favorire il suo ruolo di Principe Consorte, un erede al trono Carlo allontanato dall’amore della sua vita per non creare scandali dal gusto ottocentesco e una prinicpessa Margaret sempre più triste e sola nell’intento di non adombrate la sorella con la propria vitalità.

Le emozioni ed il talento anche in questa stagione non mancano, anzi. L’unica impopolare opinione che mi sento di esprimere è per la prolissità di alcuni passaggi. Ci sono stati momenti come l’episodio in cui Filippo si appassiona allo sbarco sulla Luna a tratti pesanti: si sarebbe potuto rendere tutto un po’ più scorrevole. Ma in parte penso sia dovuto anche alle complete novità che hanno caratterizzato la nuova generazione di regnanti: non deve essere stato facile girare una nuova serie su due piedi, rinnovando da un lato e non stravolgendo dall’altro. Dunque, nonostante questa sbavatura, continuo a consigliare e ad amare follemente The Crown!

A presto,

Giancarla.

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