Élite – stagione 2

Trama: Nonostante l’omicidio avvenuto a scuola, Las Encinas riapre le sue porte. L’assassino impunito è ancora al di sopra di ogni sospetto giocando follemente con la psicologia di chi gli è accanto. Nuovi studenti si iscrivono e nuovi equilibri si determinano.

Anno: 2019   Paese: Spagna
Titolo originale: Élite   Episodi: 8
Durata: 50min   Genere: teen drama/mistero   Voto: 4/5

Dopo una prima stagione per me deludente, ho provato a vedere la seconda appena uscita.

Non so cosa sia successo, ma io ne sono rimasta rapita! L’ho divorata in un giorno e mezzo e non mene capacito! Ricordo benissimo che la prima stagione, seppur feci una recensione volta in positivo, mi lasciò piuttosto delusa, la finii per inerzia e solo per vedere la conclusione di qualche pettegolezzo.

Mi sono dovuta ricredere

Confermo quanto dissi l’anno scorso riguardo la bravura dei giovanissimi attori, la fotografia, la scenografia e i dialoghi. Tutto è più che convincente. Confermo l’esplicità dei temi trattati e delle sequenze che li raccontano. Ciò su cui mi sono dovuta completamente ricredere invece è l’inaspettata nuova profondità della narrazione e dei personaggi.

Ricordo perfettamente che definii la prima stagione un po’ grottesca, spesso vedevo forzature ed evoluzioni troppo precipitose, in più non mi aveva per nulla convinta il personaggio di Marina che, pace all’anima sua, fortunatamente non è più parte della serie.

Quest’anno al contrario, forse per una crescita personale degli attori unita ad una conoscenza maggiore dei propri personaggi, ognuno di loro mi è parso più umano, plausibile e sincero. Di ognuno abbiamo visto più sfumature finendo per apprezzarli e riconoscere a tutti il beneficio della fallibilità umana.

I nuovi personaggi

Nano e Christian, poiché i due attori erano impegnati ne La casa di carta, sono stati meno presenti. In compenso sono stati sostituiti insieme a Marina, da altri tre personaggi: Cayetana, Rebeka e Valerio.

Cayetana senza lode e senza infamia. Sembra che l’attrice sia molto brava in virtù della sua carriera pregressa, ma se dovessi dirvi che il suo personaggio da Cenerentola manipolatrice sia imperdibile, vi mentirei. Ha un ruolo chiave alla fine della stagione ma nulla per cui fosse realmente insostituibile.

Rebeka invece, schietta e di borgata in quanto neo-ricca, è più vicina a noi comuni mortali e per questo una nota di pepe piacevole in una scuola di figli di papà e borsisti noiosetti. Se in questa stagione l’abbiamo vista ancora poco determinante, sono certa che nella terza (già annunciata) ci darà grandi soddisfazioni.

Valerio. Ah Valerio! Se Rebeka ha portato un po’ di pepe, il fratellastro di Lucrecia ha portato il peperoncino di Soverato! Se avete già visto le puntate sapete a cosa mi riferisco, altrimenti, fidatevi di me: tenetevi forte.

Riguardo questo personaggio e i suoi sviluppi, mi sento di dire che, anche se molto controverso, con il senno di poi l’ho veramente apprezzato poiché riesce a raccontare il lato oscuro di ognuno di noi.

Al di là delle specifiche vicissitudini che lo riguardano, Valerio incarna quei pensieri, quelle domande tabù che soprattutto in adolescenza ci attanagliano in molti, che spesso con la maturità nascondiamo nel nostro inconscio ma che ancora più spesso, anche solo per vie traverse, fanno riemergere i nostri figli con la loro crescita, le loro domande inopportune, i loro sguardi e la loro ingenuità.

Digressione dovuta sul concetto di Tabù

Di fatto nei tabù non c’è nulla di male, anzi, hanno permesso all’umanità di sopravvivere sancendo dei limiti comportamentali di rispetto reciproco oltre i quali non andare. Tuttavia questi assumono un valore negativo nel momento in cui inducono alla cecità, alla perdita di lucidità e di capacità critica.

Molti tabù, molti limiti nel tempo si sono naturalmente superati (es. il sesso fuori dal matrimonio) altri si stanno superando, altri ancora sono ancora in vigore. Ciò che conta oggi riguardo i tabù esistenti, a mio avviso, paradossalmente, è proprio parlarne senza imporli come proibizioni piovute dall’alto poiché solo così si potranno sviscerare, comprendere e forse interiorizzare.

Ma attenzione, dobbiamo ricordare sempre che con noi non finirà l’evoluzione umana e che così come è accaduto in passato, in futuro ciò che per noi oggi è inconcepibile potrebbe essere sdoganato. Dunque, ancora una volta, vi esorto: pensate con la vostra testa. Non abbiate paura di porvi e porre domande, e di studiare. Fregatevene del giudizio altrui e cercate tutte le risposte di cui avete bisogno fin quando non vi sentirete soddisfati e anche a quel punto, non chiudete mai la mente a nuove e plausibili opportunità utili alla vostra crescita. E ancora, vado oltre e vi incoraggio: se quello in cui credete, sentite in cuor vostro che è giusto e non arreca reale danno a nessuno se non un disaccordo di idee, andate avanti per la vostra strada e lasciate perdere tutto e tutti, tabù o non tabù.

Amori contrastati

Rimanendo in tema di tabù ma alleggerendo un po’ il clima, mi soffermo sulle relazioni segrete di Nadia e Guzmán e Omar e Ander. Vi ricordo che Nadia e Omar sono figli di una famiglia musulmana ultraconservatrice che non contempla minimamente che una figlia possa innamorarsi di un cristiano o che un figlio possa essere gay. Ovviamente Nadia è pazza del cattivo ragazzo Guzmán e Omar mi va in brodo di giuggiole per lo strabismo di Venere di Ander. In poche parole: per me, per ora, le loro relazioni sono le più coinvolgenti di Élite.

Anzi, Omar e Ander, ribattezzati Omander, in queste 8 puntate ci fanno letteralmente volare. Nella prima stagione furono una delle poche note positive, e la naturalezza dei giovani Arón Piper e Omar Ayuso, rispettivamente classe ‘97 e ’98, continua ad essere disarmante. In un film o telefilm mai con nessuna relazione omosessuale ho empatizzato tanto, sono così realistici da aver addirittura indotto qualche giornalista (e molti fan) a pensare che siano davvero fidanzati. Su questo tutto tace, ma una cosa è certa: preparate i fazzoletti. A tratti mi è venuta voglia di abbracciarli e dirgli “non vi preoccupate, ci penso io a voi!” Ora aspettiamo la terza stagione e speriamo che gli sceneggiatori non ci facciano qualche brutta sorpresa visto che proprio un dettaglio di Ander nell’ultima puntata ha già messo i fan in allarme.

Il mistero si infittisce

Ma, in tutto questo, non dimentichiamo il tema principale che dà vita ad Élite: la morte di Marina. Se nella prima stagione abbiamo trepidato in attesa di scoprire come e perché fosse stata uccisa, ora ci domandiamo se mai il suo carnefice verrà fermato e, soprattutto, chi e perché è scomparso sin dal primo episodio e se centra o no con la morte della ragazza. Insomma, il mistero e il non-detto rimangono gli ingredienti principali di questa ulteriore serie di successo Hecha en España. A tal proposito, occhi aperti perché i Dalì, anche in Élite sono sempre in agguato.

A presto,

Giancarla.

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