Harry&Meghan: la Rivoluzione è in casa Windsor

Nonostante la storia inglese abbia da sempre avuto un forte fascino su di me, non avevo alcuna intenzione di scrivere un articolo su questo argomento. Forse perché a primo acchito Meghan Markle non mi ha suscitato grande simpatia, o per l’estrema piega da rotocalco scandalistico che aveva assunto l’intera vicenda del fidanzamento lampo tra lei e Harry di Galles, ma in generale, come me, in tanti sabato mattina abbiamo acceso la tv più per il gusto del pettegolezzo ché per l’idea di poter assistere veramente ad un evento che potesse avere un grande peso a livello storico e culturale. Eppure, mentre guardavo la TV, mentre vedevo susseguirsi i vari momenti della celebrazione del matrimonio, ho avuto sempre di più la sensazione che stessi assistendo ad un momento storico, acquisendo la consapevolezza che probabilmente quell’evento sarebbe potuto entrare nei libri di storia. Ma andiamo con ordine.

In generale il matrimonio di Harry e Meghan si era già preannunciato come un momento di rottura nella tradizione inglese: lui principe della famiglia Reale del Regno Unito, stava per sposare un’afroamericana, attrice e divorziata.
Neanche nei migliori sogni di Wallis Simpson.
Al tutto si aggiungeva la rinuncia al normale rito anglicano, in verità già rifiutato da Diana ma accettato da Kate, optando per un più egualitario scambio reciproco di anelli tra moglie e marito senza alcun voto di obbedienza da parte della sposa nei confronti dello sposo. Sapevamo poi della burrascosa famiglia di Meghan e della sua accettazione completa nella Famiglia Reale, ma ciò che non sapevamo era quanto la stessa Famiglia Reale si stesse effettivamente per mettere in gioco.

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Harry e Meghan durante la funzione.

Qualcosa lo abbiamo iniziato a comprendere quando, poco dopo l’inizio della cerimonia, al posto degli officianti anglicani, abbiamo visto salire sul pulpito con tanto di Tablet, un predicatore nero, Michael Curry, tra i più carismatici che, citando Martin Luther King, gesticolando veementemente e modulando la voce tanto da far tremare il leggìo, quasi facendo cadere le candele che lo adornavano, si è rivolto senza fronzoli all’aristocrazia inglese parlandogli in modo diretto e spudorato. Abbiamo capito quanto questo momento fosse rivoluzionario dalle espressioni degli stessi Lord e delle Lady inglesi, spiazzati e stupidi dall’assistere a quello spettacolo.
Nonostante tutti credessimo che l’apoteosi della cerimonia si fosse raggiunta, subito dopo il predicatore, è stato il momento dell’esibizione di uno stupendo coro Gospel. Esattamente, nel cuore di Windsor, all’interno di una cappella anglicana, al cospetto della regina Elisabetta e dei gradi più elevati dell’aristocrazia inglese, durante il matrimonio di uno dei membri della Famiglia Reale, dopo un inaspettato predicatore nero, si è esibito un ancor più inaspettato coro Gospel. Uomini e donne prevalentemente afro, hanno cantato gioiosamente una magnifica versione di Stand By Me. E sono stati assolutamente eccezionali. Dopo di loro altro, il definitivo momento di magia è stato consacrato dall’esibizione con il violoncello di un diciannovenne, anche lui afro, scovato dagli sposi su YouTube.
Ma la rottura degli schemi non è finita qui. A conclusione della cerimonia, i due sposi sono stati accompagnati sul sagrato ancora una volta dal canto del coro Gospel e il padre dello sposo, il Principe Carlo, dopo aver già accompagnato all’altare Meghan, all’uscita dalla chiesa, insieme alla moglie Camilla ha preso sottobraccio anche la consuocera, una dolcissima donna, anche lei divorziata come la figlia, con tanto di treccine afro e piercing al naso! Un’immagine bellissima, ma che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato di poter vedere. Solo a ripensarci vengono i brividi, tanto da far pensare che la stessa Diana, forse, finalmente sarebbe stata totalmente d’accordo con il marito e orgogliosa che fosse il padre dei suoi figli. Carlo è stato obiettivamente sublime, un vero gentleman inglese, oltreché un padre premuroso e attento.

Ma oltre al sensazionalismo e all’emozione che un matrimonio tra due ragazzi  belli e innamorati come loro può generare, che significato può assumere la giornata di sabato 19 maggio 2018 per la storia della Corona inglese?
Inizialmente in molti si aspettavano che il matrimonio tra Harry e Meghan, riferito ad un ramo cadetto della famiglia reale, potesse assumere i toni del politicamente corretto: il ramo eletto della famiglia Reale non si sarebbe esposto, ma allo stesso tempo si sarebbe dato modo alla Corona di assumere un tocco di multiculturalismo che, agli occhi del popolo, oggi, non non sarebbe guastato. Tuttavia, il grande coinvolgimento dimostrato da parte dei Reali lascia intendere che la posizione della Corona sia tutt’altro che diplomatica. Se avessero voluto esporsi “ma non troppo”, avrebbero potuto imporre ad Harry e Maghan un matrimonio più ordinario e defilato, senza lasciar loro grande possibilità di scelta se non quella consentita dall’etichetta.
La sensazione che si è avuta invece, è stata proprio che ci fossero, da parte di casa Windsor, la voglia e l’impegno di proporre qualcosa di diverso, di favorire la creazione di un’immagine inedita di se stessa.

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Harry e Meghan sul sagrato della Cappella di Saint George.

Credo che metaforicamente parlando, la Famiglia Reale abbia voluto far capire a tutti che può rappresentarli, che possono rispecchiarsi in lei e che lei è lì per loro, nonostante le differenze culturali, sociali e religiose. Credo che la Famiglia Reale abbia finalmente compreso che oggi, il vero potere non è politico o giuridico, ma essere considerati dagli altri dei punti di riferimento, dei rappresentanti nei quali trovare somiglianze e ispirazioni. Hanno compreso che era ora di abbandonare l’immagine di icone lontane e irraggiungibili, misteriose e quasi divine che, non solo all’insegna di una società tecnologica, democratica ed indipendente, non avrebbe più ragione di esistere, ma che loro stessi, fondamentalmente mortali, non sarebbero più in grado di incarnare.
Con questo matrimonio, sembra che la Corona abbia definito il suo nuovo ruolo a tutti gli effetti: essa, filo rosso nella storia del Paese, racchiude la memoria, la storia, ma anche l’identità di una Nazione. Una Nazione ormai multietnica, multireligiosa, con molteplici tipologie di famiglia riconosciute a livello legale e sociale, e caratterizzata da donne forti e libere, così come già le suffragette di inizio Novecento. La Corona, ma soprattutto la regina, hanno compreso che uno stile empatico nei confronti del proprio popolo è ormai da preferirsi rispetto ad un atteggiamento granitico e dogmatico, da torre d’avorio. Le persone non hanno bisogno che qualcuno decida per loro, di questi tempi hanno bisogno di sostegno, sempre e comunque.

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Harry e Maghan al centro. Da sinistra, seduti Filippo di Edimburgo e la Regina Elisabetta, alle loro spalle Camilla di Cornovaglia e Carlo di Galles. Da destra, il bimbo seduto è George di Cambridge, accanto alla mamma Catherine di Cambridge con in braccio Charlotte. Dietro di loro William di Cambridge. Di fianco alla sposa, la mamma Doria Regland. Intorno paggetti e damigelle figli di amici degli sposi.

Per tanto tempo la Famiglia Reale ha pensato di poter dare spazio al concetto di Reale a discapito di quello di Famiglia, sacrificando per questo anche molti dei suoi componenti. Sembra però che finalmente, ancora prima che con i propri sudditi, la Famiglia Reale abbia compreso quanto sia importante riuscire a coltivare e sviluppare anche il concetto di Famiglia come cellula sociale e affettiva primaria. Si è compreso come l’unica via per poter instaurare un duraturo e definitivo legame tra il popolo e la Casa Reale sia partire dall’Empatia, il sentimento umano che permette di entrare in contatto con gli altri, anche se sconosciuti, capirli e apprezzarli, fino ad amarli.
Ora non posso non concludere che augurando ai novelli sposi Harry e Meghan una Lunga Vita e Prosperità a loro, alle loro famiglie per le belle emozioni che ci hanno fatto vivere, ma anche a tutti noi, Umani reali, che siamo qui, con immenso coraggio a vivere una vita meno brillante ma di certo non meno interessante,

Giancarla.

Foto: Alexi Lubormirski.

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